
Piano di Pace Proposto da Trump: Ucraina fuori dalla NATO, Donbass alla Russia, Garanzie di Sicurezza in Cambio della Pace
Con una mossa senza precedenti, l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha presentato una controversa proposta di pace in 28 punti per porre fine alla guerra in Ucraina — un piano destinato a ridisegnare l’architettura della sicurezza europea. La proposta, rivelata da Axios e consegnata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky dal Segretario dell’Esercito USA, Dan Driscoll, offre a Kiev solide garanzie di sicurezza occidentali paragonabili all’Articolo 5 della NATO, ma al prezzo di pesanti concessioni politiche e territoriali.
Al centro del piano si trova una svolta decisiva: l’Ucraina rinuncerebbe formalmente all’ingresso nella NATO, inserendolo nella propria Costituzione, mentre l’Alleanza modificherebbe i propri statuti per vietare ogni futura adesione di Kiev. In cambio, gli Stati Uniti e gli alleati europei garantirebbero per dieci anni — con possibilità di rinnovo — la difesa dell’Ucraina, impegnandosi a rispondere militarmente a qualsiasi significativa aggressione russa, trattando un attacco a Kiev come un attacco all’intera comunità transatlantica.
Tali garanzie, tuttavia, arrivano insieme a rilevanti concessioni. L’Ucraina cederebbe la Crimea, Donetsk e Luhansk, che verrebbero riconosciute de facto come russe. Le regioni di Zaporizhzhia e Kherson sarebbero congelate lungo le attuali linee del fronte, costituendo una zona cuscinetto smilitarizzata sotto sovranità russa. L’esercito ucraino sarebbe limitato a 600.000 unità — meno dell’attuale, ma comunque più del livello prebellico.
In cambio, la Russia si impegnerebbe a non invadere Paesi confinanti, mentre la NATO accetterebbe di bloccare ogni ulteriore espansione verso est. Colloqui mediati dagli Stati Uniti tra Mosca e l’Alleanza darebbero origine a un dialogo permanente per ridurre le tensioni e favorire la cooperazione. Il piano prevede inoltre una vasta riabilitazione diplomatica di Mosca: le sanzioni verrebbero progressivamente revocate, la Russia rientrerebbe nel G8 e avvierebbe con Washington una cooperazione strategica nei settori dell’energia, dell’intelligenza artificiale, delle terre rare e dello sviluppo artico.
Un fondo d’investimento congiunto gestirebbe gli asset russi congelati per finanziare la ricostruzione ucraina, condividendo i profitti per rafforzare l’interdipendenza economica — una strategia concepita per dissuadere futuri conflitti. Per l’Ucraina, se l’opzione NATO verrebbe esclusa, resterebbe invece aperta la strada dell’adesione all’Unione Europea, con accesso preferenziale ai mercati europei.
Un massiccio piano di ricostruzione internazionale punterebbe su infrastrutture, tecnologia, energia e riqualificazione delle aree devastate dalla guerra. Un Fondo per lo Sviluppo dell’Ucraina promuoverebbe la modernizzazione economica a lungo termine.La proposta segna la prima volta in cui Donald Trump si dichiara disposto a offrire a Kiev garanzie militari sostenute dagli Stati Uniti — un obiettivo fondamentale del presidente Zelensky.
Tuttavia, le concessioni territoriali richieste superano quelle attualmente sotto controllo russo e potrebbero provocare forti reazioni negative sia in Ucraina che negli Stati Uniti, in particolare tra i sostenitori isolazionisti di Trump. Non si tratta solo di un cessate il fuoco, ma di una vera ridefinizione geopolitica. Resta da vede re se la storia la interpreterà come diplomazia pragmatica o capitolazione strategica.





