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COP 30: SPERIAMO SIA LA VOLTA BUONA

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di Franco Torchia

Nei giorni scorsi molti leader mondiali sono ritornati in Brasile dove tutto ebbe inizio  nel 1992 con la Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo che si è svolta a Rio de Janeiro.

A distanza di 33 anni  l’obiettivo di stabilizzare le concentrazioni atmosferiche di gas serra derivanti dalle attività umane e di prevenirne gli effetti pericolosi sul Pianeta è lungi dall’essere raggiunto.

La COP 30 (Conferenza delle Parti) che quest’anno si svolge nella cittadina di Belem, alle porte dell’Amazzonia, il polmone verde del Pianeta, è iniziata già gravemente monca perché mancano i tre principali inquinatori al mondo e responsabili di metà delle emissioni del globo.

Che questo appuntamento abbia perso di importanza lo sapevamo già dalle precedenti edizioni ma se la Cina manda il vicepremier, l’India un ambasciatore e gli Stati Uniti nemmeno un funzionario significa che nessuno di questi crede più alla storia del riscaldamento globale ma soprattutto che non vogliono mettere risorse per la decarbonizzazione del Pianeta.

A rimanere ferma nelle proprie decisioni è ancora l’Unione europea che nel 2024 ha investito circa 43 miliardi di euro nella transizione energetica.

Del resto, ogni anno che passa  i partecipanti alle COP sono sempre di meno rispetto ai 196 Paesi più la UE  che hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi nel 2015.

Gli Stati Uniti d’America si sono ritirati per la seconda volta quest’anno dopo l’uscita nel 2020 e il rientro nel 2021.

Ma fuori dal vecchio continente lo scetticismo sulle sempre meno efficaci azioni per limitare il riscaldamento globale continua ad aumentare.

Come si fa quindi a dare torto agli assenti ad un evento nel quale l’ipocrisia regna sovrana ?

Ricordiamo che negli ultimi anni le COP sono state presiedute da chi aveva invece finalità opposte.

In particolare la COP 27 del 2022 di Sharm el-Sheikh è stata presieduta dall’Egitto, paese notoriamente produttore di petrolio, la COP 28 del 2023 di Dubai ed è stata presieduta dall’emiro Sultan Al Jaber, capo di una delle compagnie petrolifere di Stato più grandi al mondo e la COP 29 del 2024 si è svolta  a Baku in Azerbaijan,  Paese grande produttore di petrolio e di gas naturale e presieduta da un petroliere.

Nonostante anche quest’anno il Paese ospitante ed organizzatore sia uno dei maggiori produttori e consumatori di combustibili fossili, il forte discorso di apertura del presidente brasiliano Lula ha impresso una diversa traiettoria alla Conferenza.

“Sarà la Cop della verità” ha detto Lula per rianimare lo spirito dei partecipanti e per incoraggiare gli scettici che ancora hanno dubbi sul rischio che corre il Pianeta.

Lula, ricordando gli uragani ed i fenomeni di siccità ed incendi che  devastano  gran parte del Globo, ha voluto far capire che  “stiamo andando nella direzione giusta, però alla velocità sbagliata perché stiamo ancora andando verso un aumento di oltre un grado e mezzo della temperatura globale.”

Per rendere ancora più credibile il suo discorso ha rivolto un appello ai Paesi partecipanti affinché rispettino i loro impegni, ha esortato i leader mondiali ad accelerare l’azione per il clima e, cosa più importante, ha invitato la comunità internazionale a mettere le persone al centro dell’agenda climatica perché il riscaldamento globale sta spingendo milioni di persone alla fame e alla povertà con grave rischio per i progressi compiuti e per l’intera civiltà.

Le speranze e gli appelli del presidente brasiliano fanno capire che non tutto è perduto.

Perché sappiamo che nei Paesi maggiormente inquinatori ed assenti dalla COP 30 qualcosa di positivo sta avvenendo.

La Cina, nonostante  continui a costruire nuove centrali a carbone, si è avviata di corsa verso la transizione energetica ed è impegnata verso una massiccia espansione delle energie rinnovabili.

L’India si è impegnata a coprire entro il 2030 il 50% del mix energetico con fonti rinnovabili e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2070.

Purtroppo non possiamo pensare in positivo per quanto sta accadendo negli Stati Uniti dove il presidente Trump, per impedire l’invasione di prodotti cinesi,  ha fatto una netta inversione di tendenza rispetto alle previsioni dell’Inflation Reduction Act (IRA) fatto approvare da Biden nel 2022, cancellando le centinaia di miliardi di dollari stanziati per energie rinnovabili, veicoli elettrici, efficienza energetica e riduzione delle emissioni.

Nemmeno in Europa, costretta fare i conti con la crisi industriale dei paesi trainanti, il quadro generale è molto entusiasmante e molti governi stanno spingendo per un rallentamento delle politiche dettate dal New Green Deal.

La presidenza della COP 30 affidata ad un esperto in materie ambientali quale è André Aranha Corrêa do Lago che ha lavorato per anni sullo sviluppo sostenibile ed è impegnato per la lotta ai cambiamenti climatici, è emblematica e rappresentativa dell’impostazione e della direzione che si è voluto dare alla Conferenza.

Aspettiamo quindi di vedere cosa accadrà nei prossimi giorni e di capire quali saranno le conclusioni, ma speriamo ed auspichiamo che questa sia la volta buona.

Autore

  • Redazione

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