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LA FOLLIA DI ZELENSKY, FALSE BANDIERE PER COINVOLGERE LA NATO

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La guerra è persa. Lo dicono gli esperti, anche ucraini. Prenderne atto sarebbe saggio, ma per chi è prigioniero di sé stesso, in quanto a suo tempo ingaggiato da chi il conflitto con la Russia lo voleva e vorrebbe che continuasse fino all’ultimo ucraino, per garantirsi la sopravvivenza e il business, ora il gioco è arrivato alla falsa bandiera.

La falsa bandiera (in inglese false flag) è un’operazione covert condotta da un soggetto (governo, agenzia di intelligence, gruppo terroristico o altro) che si maschera attribuendo il fatto ad un altro attore per ingannare l’opinione pubblica o giustificare azioni successive. Si simula un attacco, un crimine o un evento, lasciando prove che puntino verso un altro responsabile. L’obiettivo è provocare una reazione (militare, politica, sociale) attribuendo la colpa a un nemico o a un terzo.

Che la guerra volga sempre più al peggio è dato dai fatti. Ieri le forze ucraine di difesa del sud hanno annunciato di essersi ritirate dalle posizioni vicine a 5 insediamenti nella regione di Zaporizhzhia a causa dell’intensificarsi delle azioni di assalto russe, della maggiore esposizione al fuoco e per salvaguardare la vita del personale.

Pokrovsk è ormai indifendibile e Kupiansk sta per cedere.

Va così che in Ucraina, in una situazione sempre più difficile per Zelensky, prigioniero delle follie anglo francesi e di gran parte degli attori europei, i servizi d’intelligence russi (Fsb) hanno affermato che attacchi con missili ipersonici Kinzhal sono stati effettuati su un centro di spionaggio elettronico vicino a Kiev e su una base aerea che ospita jet F-16 come “rappresaglia alla provocazione” che secondo Mosca è stata orchestrata dai servizi segreti ucraini per impossessarsi di un Mig-31 russo e farlo dirigere verso una base della Nato.

Secondo l’Fsb, citato dall’agenzia Interfax, sono stati colpiti il centro di spionaggio elettronico a Brovary, nella regione di Kiev, e l’aeroporto di Starokonstantinov, nella regione di Khmelnitsky. 

Come riferisce Adnkronos, l’Fsb ha rivelato di aver sventato un piano dell’intelligence di Kiev e di Londra per dirottare un Mig-31 e inscenare un falso attacco contro una base della Nato. Secondo l’Fsb, l’intelligence militare di Kiev avrebbe tentato di reclutare i piloti russi promettendo 3 milioni di dollari, per far dirigere il Mig verso la base della Nato a Costanza, in Romania. “Le misure prese – hanno detto i servizi russi citati da Ria Novosti – hanno sventato i piani dell’intelligence ucraina e britannica per una provocazione su larga scala”. La tv di Stato di Mosca ha mostrato foto dei messaggi e registrazioni di un uomo che l’Fsb sostiene lavorasse per Kiev e Londra dai quali emerge l’offerta di 3 milioni di dollari a un pilota russo, al quale sarebbe stata anche promessa la cittadinanza di un Paese occidentale, per far volare il Mig verso l’Europa.

Tutto è possibile in una guerra di propaganda, ma non è la prima volta che Kiev utilizza false bandiere e questo fatto non va certamente a favore di Zelensky.

Come ha rivelato nei giorni scorsi il Wsj, dietro al sabotaggio del Nord Stream c’era l’ex capo ucraino Zaluzhny, attualmente ambasciatore a Londra.

Gli investigatori tedeschi, come scrive il Wsj sono infatti convinti che il gruppo di ucraini che avrebbe fatto esplodere i gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico abbia agito sotto la guida dell’allora comandante in capo delle forze armate ucraine, Valeriy Zaluzhny.

Come si può ben ricordare, la distruzione del Nord Stream era stata attribuita dai media occidentali alla stessa Russia.

Secondo il giornale Usa, i procuratori hanno sviluppato “un quadro chiaro di come un’unità militare ucraina d’élite abbia portato a termine gli attacchi sotto la guida diretta del generale Valeriy Zaluzhny”. L’obiettivo dei sabotatori era quello di ridurre le entrate petrolifere della Russia e i suoi legami economici con la Germania. 

Non viene a favore di Kiev nemmeno la maxi-operazione anticorruzione in Ucraina, dove le autorità hanno condotto perquisizioni su larga scala nel settore energetico del Paese, passo che giunge dopo mesi di lotte intestine sugli sforzi di Kiev per contrastare la corruzione.

L’Ufficio Nazionale Anticorruzione (Nabu) ha dichiarato di aver condotto 70 perquisizioni dopo un’indagine durata 15 mesi, in collaborazione con la procura specializzata anticorruzione, all’interno del settore colpito dagli attacchi russi da quando Mosca ha invaso l’Ucraina nel febbraio 2022.

Secondo Ukrinform, che cita una fonte ben informata delle forze dell’ordine, le perquisizioni hanno riguardato anche i locali dell’imprenditore Tymur Mindich, stretto alleato di Zelensky e comproprietario dello studio di produzione Kvartal 95, fondato da Zelensky quando era un comico di successo prima di candidarsi.

Sempre stando a Ukrinform, le perquisizioni hanno riguardato anche il ministro della Giustizia German Galushchenko, che in precedenza ha ricoperto l’incarico di ministro dell’Energia.

La Nabu ha affermato di aver scoperto un'”organizzazione criminale di alto livello” basata sull’ottenimento di tangenti da contratti assegnati dal principale fornitore di energia nucleare, Energoatom. Pubblicando registrazioni audio dei presunti autori che discutevano del piano, ha affermato che circa 100 milioni di dollari sono passati attraverso un’operazione di riciclaggio di denaro. Energoatom ha confermato di essere stata perquisita e ha assicurato di collaborare alle indagini, ma non ha commentato la sostanza delle accuse.

La mossa arriva mesi dopo che Zelensky ha cercato di privare di poteri sia la Nabu sia la procura anticorruzione, scatenando una rara reazione pubblica e le più grandi proteste dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022. Una mobilitazione che ha costretto il presidente ucraino a fare marcia indietro, anche per il timore che le riforme potessero minare le ambizioni di Kiev di entrare nell’Unione Europea.
Le accuse di sottrazione di fondi all’industria energetica arrivano poi in un momento in cui il settore è sotto attacco incessante da parte della Russia e il Paese si trova ad affrontare carenze energetiche a livello nazionale hanno alimentato nuova rabbia pubblica.

Si inseguono anche le notizie sul fronte.  

Il comando militare ucraino ha ammesso problemi di rifornimenti per la città di Pokrovsk e la vicina Myrnohrad.

In dichiarazioni al sito d’informazione Ukrainska Pravda, il portavoce militare Andriy Kovalov ha smentito le notizie secondo cui Myrnohrad sarebbe completamente circondata dei russi.
Il portavoce non ha precisato la natura dei problemi di rifornimento, ma ha negato che le truppe russe avrebbero preso il pieno controllo dei corridoi logistici ucraini.

Il ministero della Difesa russo, intanto, ha ribadito di aver isolato completamente le due città e di aver respinto con successo alcuni attacchi dall’esterno volti a rompere l’assedio.

Più di tante chiacchiere parlano chiaro le cartine di fonti ucraine e Usa. 

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Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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