Maurizio Ballistreri
Uno spettro si aggira per l’America: lo spettro del socialismo, parafrasando il celebre incipit del “Manifesto” di Karl Marx, così si può descrivere la trionfale elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York.
Una vittoria di un socialista carica di simbolismo nella “Grande mela”: nella città che più di ogni altra rappresenta il capitalismo globale, ove ha sede la più importante borsa mondiale, quella di Wall Strett, e dove vi è una straordinaria concentrazione di ricchi; vittoria contro la quale ha tuonato il presidente Trump, con parole non solo ostili ma anche cariche di minacce, quale paladino di un tecnocapitalismo che ha prodotto la più straordinaria accumulazione di ricchezza (e privilegi) in poche mani, e diffuso povertà e discriminazioni.
Il socialismo non si è mai affermato negli Stati Uniti per una molteplicità di fattori, tra i quali, in primo luogo, la carenza dei presupposti che proprio Marx descriveva come necessari per la sua affermazione, quali il superamento del capitalismo a causa dello sviluppo delle contraddizioni intrinseche della legge della «caduta tendenziale del saggio di profitto», con il problema della rottura dell’equilibrio di crescita del processo di produzione e accumulazione del capitale.
E, infatti, gli Stati Uniti seppero reagire alla crisi provocata dal crollo di Wall Strett del 1929, con la legislazione sociale e l’intervento pubblico di stimolo della domanda a fini di occupazione di tipo keynesiano di Roosewelt e, da allora, si è sviluppato un grado di benessere e ricchezza tale da permettere la formazione di un’ampia classe media e da garantire un elevato grado di mobilità sociale; tutto ciò ha impedito da un lato l’approfondirsi delle differenze di reddito, e dall’altro il cristallizzarsi dei rapporti sociali.
In termini marxiani ciò ha agito come fattore depotenziante della forza e della radicalità del contrasto tra capitale e lavoro, specialmente nei suoi effetti principali sulle forme di coscienza, anche per la presenza di sindacati che hanno praticato il business unionism, un sindacalismo economicistico privo di riferimenti ideologici.
E, così, si è affermata l’american way of life, un modello alternativo allo Stato in economia e alla sua azione come strumento di ridistribuzione della ricchezza.
Adesso, con la vittoria di Mamdani, che nel Partito democratico americano appartiene alla stessa corrente socialista di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, sembra aprirsi una nuova prospettiva per il socialismo negli States.
Beninteso, contrariamente a quanto affermato collericamente da Trump che ha parlato di “comunismo”, il nuovo sindaco di New York non pensa al collettivismo, ma a rendere più vivibile la vita nella grande metropoli, con la creazione di un robusto sistema di welfare municipale, fondato su di un salario minimo, sicurezza pubblica, assistenza all’infanzia, abitazioni a canoni accessibili, trasporto pubblico gratuito, tutela dell’ambiente, istituti della partecipazione democratica. E poi, ancora, l’istituzione di mercati comunali che rendano accessibili a tutti i beni alimentari essenziali, più tasse per le aziende e i privati che guadagnano 1 milione di dollari o più in un anno, per finanziare questo sistema sociale.
E’ “comunismo”? Certamento no! Semmai si tratta di un’attualizzazione del modello socialdemocratico europeo, fondato sulla dialettica dinamica tra Stato e libera iniziativa economica, con la fiscalità a sostenere la diffusione del benessere sociale e la lotta alle povertà, vecchie e nuove, in una fase storica in cui i partiti di ceppo socialista in Europa, hanno abbandonato le tradizionali politiche redistributive, non solo della ricchezza ma anche del potere a favore dei ceti sociali più deboli, perseguendo quella “Terza via” inaugurata da Tony Blair in Inghilterra tra capitalismo e socialdemocrazia, un riformismo nominale malato di moderatismo, che ne ha eroso i consensi, come dimostra in primo luogo la triste parabola della SPD in Germania.
Non vi è dubbio che l’elezione di Madmani può aprire ad una prospettiva nuova e, per molti versi, impensabile solo qualche mese or sono, alla politica e alla società americana, paragonabile solo al “New Deal”, imponendo anche alle forze socialiste in Europa, di riprendere i temi tradizionali della loro azione a favore dei ceti sociali più svantaggiati, non dimenticando quello della pace e abbandonando l’adesione acritica al riarmo.




