Home Opinioni LO SCIOPERO RIGUARDA I CONTRATTI NON ALTRO….

LO SCIOPERO RIGUARDA I CONTRATTI NON ALTRO….

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Secondo Maurizio Landini, il fiscal drag vale 25 miliardi, e chi la pensa diversamente (Francoforte e numerosi economisti delle banche centrali dell’Ue) sbaglia. Sulla valutazione dell’UE dell’impatto limitato o nullo sulle fasce base Landini sostiene: “E’ una bugia”. Termini pesanti: ma mi sa che la bugia la dice Landini.

In verità, ho cercato di capire come si articola il calcolo della CGIL. Non si spiega come si fa a pensare a 1.000 euro medi di rimborso di tasse ai lavoratori dipendenti e non anche ai pensionati (per cui i miliardi da restituire sarebbero circa 40); si omette di dire chiaro che questa rivendicazione favorisce i redditi più alti (la media di Trilussa); si salta a piè pari il come sarebbe possibile depurare il fiscal drag dagli effetti dei molteplici bonus in atto e che valgono almeno 15 miliardi. Forse perché questo calcolo non si fa.
Metto in un canto la considerazione che non è possibile, per il bilancio di un qualsiasi Stato, mettere in pagamento somme di questa rilevanza. Chiedere cose impossibili fa parte della strategia: si illudono le grandi masse con richiesta fatte su basi e calcoli quanto meno dubbi, le si convince che è possibile l’impossibile, si fomentano malcontento e fino alla rabbia, si utilizza la reazione popolare per una azione di propaganda politica. Schema già sperimentato: con fallimento inevitabile ma cinicamente utilizzato. Per risultati che non vengono. Anzi no: con risultati opposti.
L’argomento, assieme al salario minimo legale, a richieste sulle pensioni, sulla sanità, sulla scuola, ed altri “ammennicoli” sono una base di rivendicazioni che verrà comunque portata avanti. Con il Governo si può: con gli industriali “non tanto”. Il prossimo ventilato sciopero, ancora una volta trainato dai CUB e USB (che mettono in ambasce Landini “scavalcandolo a sinistra”), si svolgerebbe contro una “finanziaria di guerra”, cioè un progetto di bilancio che spende soldi per le armi anziché…. Ma, pur prescindendo dalla considerazione che le spese militari, almeno come voce di spesa, vengono da una intesa internazionale ineludibile, sostenuta non solo dal Governo, risulta evidente che la somma delle richieste, gli “anziché”, non torna con quanto si potrebbe “risparmiare” senza spese per armi.
Forse la matematica è come la BCE: dice bugie. In verità la dice lunga su chi strumentalizza.
E dunque sorbiamoci un altro sciopero. Sorbiamoci, si: è il sentimento purtroppo prevalente, non solo in me. Perché non solo dispiace per chi sarà in piazza illudendosi di poter cambiare finanziaria, politica economica e politica sociale. In realtà lo strumento creato per i lavoratori – tra i più alti in democrazia, lo sciopero – viene ancora una volta svilito, mortificato. Non è giusto.
  

 
 

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  • Redazione

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