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LA MORTE DELL’INDUSTRIA EUROPEA

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Lo spiegano bene i tre vincitori del Nobel per l’economia 2025 (anche se per capirlo non ci voleva una scienza): il green deal nell’automotive (ma non solo) è stato un suicidio perché i tempi non sono maturi e si ê bloccato il mercato portando i costruttori al collasso.

A nulla servirà la retromarcia (semmai ci sarà) che si prefigura dalle recenti dichiarazioni di Ursula: ormai il danno è fatto ed è irreversibile.
A renderlo tale è l’incertezza che si è diffusa tra consumatori.
L’acquisto di nuovi veicoli endotermici, anche in regola con le norme più recenti e con il relativo aggravio di costi, nasconde il pericolo di avere tra pochi anni: blocchi alla circolazione; aumento spropositato dei carburanti alla pompa; forti svalutazioni dell’usato; e penalizzazioni delle tasse di proprietà; il tutto in ossequio alla discutibile nuova “Religione” green.
D’altra parte la nuova tecnologia elettrica, al netto degli incentivi peraltro deboli, non convince: non solo per l’autonomia e i tempi di ricarica che la rendono inadatta a viaggi a medio lungo raggio; non solo per l’esiguità delle stazioni di ricarica (fattore destinato a risolversi); ma anche per la diffusa sensazione che le attuali batterie al litio rappresentino solo una tappa fugace di una evoluzione tecnologica che procede con ritmi frenetici e non è escluso che presto potremmo avere sul mercato altre soluzioni più pratiche e performanti.
Tutto questo cade in un contesto di stagnazione se non crisi economica dell’occidente, con una depressione industriale (in gran parte generata proprio dalle difficoltà dell’automobile, come il gatto che si morde la coda) che ha portato a forti aumenti generalizzati nel mercato automotive, indotti dal maggior peso normativo e dalla minor produzione, una crisi che per di più incide direttamente sulla capacità di spesa dei cittadini.
In questo scenario è normale che i consumatori, davanti all’acquisto di una automobile nuova, tra una soluzione termica col rischio che diventi presto obsoleta, e una elettrica in costante evoluzione ad un costo doppio e non pienamente adatta a soddisfare le loro esigenze, finiscano per tenere l’auto vecchia che hanno, o addirittura acquistarne una usata, in attesa di tempi migliori.
Il risultato non poteva che essere devastante, col mercato ingessato e la tecnologia endotermica in cui eravamo leader soppiantata a forza da quella elettrica in cui domina l’industria cinese per livello di sviluppo e controllo delle materie prime.
A tutto questo si aggiunge la beffa di quel residuo mercato endotermico dettato dall’onda lunga della transizione, che vede protagoniste le stesse case automobilistiche cinesi che con una sola motorizzazione comune a tutti i costruttori, il brillante motore 1500 a benzina di derivazione Suzuki, surclassano le case storiche europee grazie ad una qualità ormai pari se non superiore a quella occidentale, e al prezzo che nonostante i forti dazi, è molto più competitivo.
Capite bene che con questo scenario globale una eventuale retromarcia della Commissione europea sul green deal non cambierà nulla. La cruda realtà è che con un singolo atto Ursula ha distrutto definitivamente l’industria europea consegnando il mercato nelle mani dei cinesi che non aspettavano altro. La cosa davvero incredibile è che glielo abbiano lasciato fare.

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  • Redazione

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