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UN DUBBIO: MANUALE DI POLITICA O DI PSICHIATRIA?

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Leggendo le cronache di questi giorni, al solo fine di capire, sorge il dubbio se sia necessario un manuale di politica o uno di psichiatria.

Volodymir Zelensky va a Washington dopo che Trump e Putin si sono messi d’accordo per vedersi a Budapest, dando un evidente schiaffo all’Unione Europea, alla signora Ursula von der Leyen e alla sua alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, ma anche e soprattutto agli inglesi.

A Washington Zelensky chiede i missili Tomahawk, ben sapendo che servono a colpire la Russia sulla lunga distanza, innalzando così il livello del conflitto. I Tomahawk, che costano d 1,5 a 2 milioni di dollari l’uno, per funzionare hanno bisogno di personale addestrato e per addestrarlo ci vogliono circa sei mesi. L’alternativa è che a farli funzionare siano gli americani, entrando così direttamente nel conflitto con Mosca.

Non solo. Trump dovrebbe dare i Tomahawk a Zelensky, che li userebbe a suo piacimento, decidendo, con il solito suggerimento degli inglesi e del coretto europeo, a che livello innalzare il conflitto.

In sostanza Zelensky è andato a Washington per commissariare la Casa Bianca per conto degli inglesi e del coretto europeo.

La questione, a questo punto, è: gli inglesi e il coretto sono matti o pensano che il povero Donald sia un cretinotto da prendere per i fondelli a tal punto da commissariarlo sul tema più delicato del momento e trascinarlo in un confronto con Putin che non vuole? Anche nel secondo caso sono matti.

Zelensky alla Casa Bianca per commissariare Donald Trump. Va bene che Zelensky è un comico, ma qui siamo oltre, siamo entro i confini della psichiatria.

Quale manuale usare?

“Per quanto riguarda Budapest, no, non è piacevole… vedere che una persona oggetto di un mandato d’arresto della CPI venga in un Paese europeo”, ha detto Kaja Kallas, aggiungendo che “la domanda è se ci sarà qualche risultato”. Che domanda intelligente!

Kallas, non contenta, ha affermato di aspettarsi che questa settimana venga adottato il diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Inutile come tutti gli altri 18.

Il ministro degli Esteri lituano, Kestutis Budrys, ha dichiarato che non c’è posto per Putin in nessuna capitale europea. “L’unico posto per Putin in Europa è all’Aia, davanti al tribunale, non nelle nostre capitali”, ha detto Budrys. Anche la ministra degli Esteri finlandese, Elina Valtonen, ha espresso preoccupazione per la possibile visita di Putin in un Paese dell’UE. “Vedremo – ha dichiarato ai giornalisti – dove si terrà l’incontro e in quale formato, ma è evidente che nell’area UE un criminale di guerra come Putin non dovrebbe essere il benvenuto”.

Conclusione, ai Baltici, che sono quattro gatti perennemente miagolanti, del fatto che un incontro tra Trump e Putin possa chiudere un conflitto che ha già causato due milioni di morti non importa niente. Le loro posizioni sono dettate da isteria conclamata.

Quale manuale usiamo?

Passiamo alle dichiarazioni di Ursula Von Der Leyen, la quale ha candidamente dichiarato. “Le nostre politiche hanno contribuito all’emergere della Cina nel settore delle tecnologie verdi”.

La conseguenza di questa dichiarazione sarebbe il licenziamento in tronco di tre quarti dei 30 mila funzionari di Bruxelles (salviamo portieri e addetti alle pulizie) e le dimissioni immediate della signora Ursula.

No. Il green ha disastrato l’Europa e ridotto la Germania in mutande, che sta pensando alla leva per evitare che i giovani diventino un esercito di disoccupati, invitandoli così tutti ad aderire, come sta accadendo, alla destra Afd. L’automotive è in ginocchio. L’economia del Vecchio Continente, sia sufficiente guardare come è ridotta la Francia, è uno straccio, ma la signora Ursula non si dimette. No. Rilancia.

 “Serve – dice – una reazione per evitare di cadere in nuove dipendenze, come la nostra dipendenza dalla Cina per le materie prime critiche”. Come? Facendo la guerra a Putin e conquistando la Russia? Andando a riprendersi il Sahel che ha cacciato Macron e si è alleato con Putin? Va a prenderle in Cina, mentre dice che le politiche verdi hanno avvantaggiato al Cina?

Ursula von der Leyen è pentita? No. Afferma: “La corsa alle tecnologie pulite richiede maggiore concentrazione e uno sforzo incessante”.

Ursula sta bene di salute?

L’hanno informata che il 14 ottobre l’Islanda ha stipulato accordi con Pechino? L’Islanda non è un membro dell’Unione Europea (UE), ma ha strette relazioni con essa tramite l’Accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE) e l’Area Schengen. Questi accordi le permettono di partecipare al mercato unico dell’UE e garantiscono la libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali.

A Pechino, il 14 ottobre, Cina e Islanda hanno formalizzato un accordo per l’energia verde.

Secondo la nota ufficiale, Cina e Islanda si impegneranno congiuntamente a ridurre le emissioni di gas serra, creare nuovi posti di lavoro verdi e stimolare l’innovazione tecnologica nel campo delle energie rinnovabili, soprattutto nella geotermia.

La cooperazione con l’Islanda offre alla Repubblica Popolare la possibilità di acquisire competenze tecniche avanzate e di accelerare l’adozione di tecnologie geotermiche su larga scala.

Secondo quanto riportato dai media cinesi, l’intesa prevede anche una collaborazione nella formazione tecnica e nella ricerca applicata, volta a migliorare la capacità dei due Paesi di sfruttare in modo efficiente le risorse geotermiche e promuovere tecnologie pulite. L’obiettivo è quello di creare una rete di conoscenze e competenze condivise che possa favorire la diffusione di pratiche sostenibili a livello internazionale.

Detto in altri termini, l’Islanda trasferisce know how alla Cina.

Mentre l’Islanda trasferisce konw how alla Cina, Kaja Kallas canta: “Le ultime mosse della Cina per usare le catene di approvvigionamento globali come arma rappresentano una minaccia diretta al commercio globale e alla base industriale dell’Unione europea. Le azioni di Pechino rendono ancora più chiaro il motivo per una cooperazione più profonda con i nostri partner, e questo è chiarissimo per tutti”.

Che manuale usiamo?

Proseguiamo

Mentre l’Europa si prepara all’euro digitale, la Banca Centrale Europea lancia il seguente messaggio: tenete sempre del denaro contante in casa. L’indicazione arriva da uno studio approfondito intitolato “Keep calm and carry cash” che analizza quattro grandi crisi degli ultimi anni e dimostra come, nei momenti più difficili, la moneta fisica diventi l’ancora di salvezza quando tutto il resto crolla.

Eppure c’era e c’è chi voleva addirittura abolire il contante.

Schizofrenia eclatante?

Che manuale usiamo?

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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