Home Opinioni MA C’E’ SEMPRE UN PONTE CHE CROLLA

MA C’E’ SEMPRE UN PONTE CHE CROLLA

0

Vi siete mai chiesti perché le infrastrutture costruite nell’antichità sono arrivate sino a noi per lo più in buone condizioni? Avete mai avuto voglia di visitare Roma, Atene, i luoghi dell’antico Egitto solamente per stupirvi davanti al genio di una cultura lontana di cui l’ingegneria faceva parte e che ci ha lasciato in eredità autentiche meraviglie? E parliamo di costruzioni realizzate migliaia di anni fa, un concetto tanto affascinante quanto lontanissimo dalle logiche moderne. La risposta è molto semplice: gli antichi costruivano per l’eternità. I Romani, ad esempio, usavano un calcestruzzo speciale, con cenere vulcanica e clasti di calce che conferivano capacità di autoriparazione, come confermato da studi del MIT di Boston che hanno dimostrato che questo particolare cemento si ricompone da solo in presenza di crepe, grazie a reazioni chimiche lente ma efficaci.
Gli Egizi impiegavano blocchi di pietra calcarea e granito, materiali praticamente indistruttibili, lavorati con precisione millimetrica.
E noi? Noi lavoriamo in un contesto del tutto differente, affrontiamo molteplici necessità di capillari opere civili sempre più numerose su commesse per lo più soggette a pressioni per ridurre tempi di consegna.
Le Società di Ingegneria lavorano con grande competenza e attenzione, impiegando le migliori professionalità, materiali e tecnologie adeguati al contesto tanto che molte delle risorse disponibili sono state dirottate negli anni verso la costruzione di nuove infrastrutture. Ma anche per questo motivo e perché finché tutto va bene si è portati a pensare che le cose siano immutabili, sono state talvolta trascurate o sotto-finanziate la manutenzione delle opere stesse al pari del relativo monitoraggio. Purtroppo, questo accadeva proprio quando sarebbe stato più che mai necessario verificare l’adeguatezza delle strutture in campo, dato il significativo aumento dei trasporti pesanti nonché del peso totale dei veicoli e dei carichi sugli assi.
E tutti noi sappiamo che meno fondi per la manutenzione significa un aumento considerevole del rischio di incidenti. È il caso del ponte di Dresda.
Molti di voi ricorderanno che, poco più di un anno fa, l’11 settembre 2024, Rainews annunciava il crollo nella notte di una buona parte del grande ponte ferroviario sul fiume Elba, che collega il centro storico di Dresda con altre zone della città. Tragedia solo sfiorata fortunatamente, se si pensa che pochi minuti prima la struttura sospesa sull’acqua era stata attraversata da un tram. Il ponte Carola, così chiamato in onore dalla moglie del re Alberto di Sassonia, fu completato nel 1971 e, secondo Europa Today, la parte crollata avrebbe dovuto essere rinnovata quest’anno, ma alcune tratte erano state riparate a marzo 2024, pochi mesi prima del disastro. Cito proprio da quest’ultima fonte: “La rete autostradale tedesca conta circa 28.000 ponti, di cui 4.000 sono considerati particolarmente bisognosi di ristrutturazione. Un compito enorme attende l’Autostrada Federale GmbH, responsabile dei lavori di ristrutturazione. La maggior parte delle strutture dei ponti risalgono agli anni ’60 -’80. A quel tempo si applicavano standard di valutazione diversi. Molti ponti semplicemente non sono progettati per i carichi estremi di oggi”.
Ed è proprio di quest’anno l’approvazione del Parlamento tedesco della proposta del Cancelliere Friedrich Merz di allentare i limiti di indebitamento, inserendo nelle voci di bilancio 2025 un fondo speciale finalizzato all’investimento di ben 500 miliardi di euro nei prossimi 12 anni a sostegno della modernizzazione delle infrastrutture. Un vero motore anticiclico per rilanciare il PIL, un motore che oltretutto creerà l’opportunità per gli investitori privati di ottenere entrate stabili da progetti pubblici di lunga durata. I progetti sono numerosissimi e andranno prioritizzati, mentre le aziende coinvolte in costruzioni, ingegneria civile, mobilità avranno sicuramente accesso a nuovi appalti. Un focus particolare sarà riservato alla rete ferroviaria, che andrà migliorata al fine di dare un significativo impulso alla mobilità sostenibile. Secondo KapitalCheck l’obiettivo è quello di ridurre i tempi di percorrenza, di potenziare il trasporto di merci su rotaia e di sostenere le aziende attive nella logistica ferroviaria. Per quanto riguarda invece strade, ponti e trasporto urbano, gli investimenti saranno destinati non solo al risanamento di strutture ormai obsolete, ma anche alla costruzione di nuove metropolitane e tram nonché all’integrazione tra mobilità urbana e interregionale. Va sottolineato che misure destinate ad aumentare il rapporto spesa/PIL di oltre tre punti percentuali ogni anno necessitano variazioni sostanziali nella politica fiscale, per cui si dovrà procedere ad una modifica costituzionale. Ma c’è molto di più.
Siamo di fronte ad un vero cambiamento di paradigma, un provvedimento storico per la leggendaria austerità tedesca: si è di fatto allentato il limite dell’indebitamento a favore degli investimenti strategici, il che genererà certamente impatti rilevanti sul PIL negli anni a venire. Uno stimolo di tale portata ha infatti come fine ultimo quello di imprimere un significativo impulso alla crescita dell’economia e a quella occupazionale, rilanciando al contempo la competitività industriale tedesca, per la quale è cresciuta nel tempo la preoccupazione e non solo in Germania. L’obiettivo è sostanzialmente quello di investire nel futuro senza compromettere la stabilità finanziaria. Infine, secondo Equita, a livello macro, questa manovra riduce il rischio di peggioramento dell’economia e potrebbe limitare la necessità di tagli profondi da parte della Bce, con effetti positivi per le banche italiane ed europee.
Come tutto ciò è stato reso possibile? La Germania è tradizionalmente in ritardo tra i Paesi ad alto reddito in termini di investimenti pubblici lordi, avendo privilegiato invece il pareggio di bilancio e, nonostante gli anni di recessione, è pur sempre la prima potenza economica della UE, con un debito pubblico a fine 2025 che secondo Equita potrebbe raggiungere quota 62% del PIL o poco oltre. Il Paese dispone dunque di un ampio margine fiscale per rilanciare l’economia, rappresentando un catalizzatore positivo per gli investitori. Inoltre, come annunciato da Borsa Italiana, la stessa Germania ha rivisto recentissimamente le stime del proprio PIL allo 0.2% a fine 2025 e all’1,3% a fine 2026. Cito da Radiocor dell’08 ottobre:
“Le nuove previsioni segnano un primo segnale di ripresa per la locomotiva d’Europa, che ha attraversato due anni consecutivi di contrazione dovuti al caro energia, al calo della produzione industriale – in particolare per il settore auto – e al rallentamento della domanda globale.”. I mercati hanno accolto con entusiasmo la prospettiva dell’attuazione di questi nuovi piani di spesa e credo sia una reazione più che giustificata, visti gli anni di attesa per tali misure, che dovrebbero rivelarsi deflazionistiche. Guardando al lungo termine, la crescita dipenderà in gran parte dalla possibilità che il nuovo stimolo includa riforme dal lato dell’offerta per affrontare i problemi strutturali. Un programma favorevole alla crescita dovrà accompagnare la crescita stessa, incentivando in tal modo le imprese tedesche a investire nuovamente a livello nazionale e ad attrarre investimenti esteri.
Per decenni la Germania ha trascurato la manutenzione e l’ammodernamento delle proprie infrastrutture tant’è che strade, ferrovie, ponti, ma anche edifici pubblici mostrano segni di obsolescenza. E il piano recentemente approvato mira a colmare questo gap, inviando da Berlino un chiaro messaggio per tutta l’Europa.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui