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ALMASRI E LA LUNGA STORIA DELLA SICUREZZA NAZIONALE

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di Eugenio Baresi*

Domani l’aula della Camera vedrà la discussione sull’autorizzazione a procedere nei confronti di vari ministri per il caso Almasri.

Si prevede una ennesima gazzarra.

Il personaggio, di certo un poco bieco, che viene accreditato come generale libico, dopo un libero e tranquillo girovagare per l’Europa… viene a Torino per vedere la Juventus ed arriva l’ordine di arresto dalla corte internazionale proprio qui, quando è in Italia,

Lasciamo perdere la curiosa circostanza, ma “grazie” alla tipica e sdrucciolevole gestione della “giustizia” viene spedito in patria.

Ora essendo sdrucciolevole la responsabilità scivola su chi si ritiene più utile ai propri interessi e così la colpa ricade sui ministri.

L’unica cosa certa ed utile per l’Italia: meglio non averlo fra i piedi.

Questo una classe politica responsabile ed una magistratura normale avrebbero accertato e accettato.

Partita chiusa.

Purtroppo l’attuale opposizione è un’accozzaglia di maschere con nulla dei seri politici e la magistratura è inviperita dalla riforma che la riguarda.

Ma veniamo al punto!

Tutti conoscete, quanto meno per nome, il “lodo Moro”, nato all’inizio degli anni ‘70.

Orbene sostanzialmente si concedeva a terroristi di circolare in Italia, anche armati, di organizzarsi, di “riposarsi” purché non facessero attentati in Italia.

Erano della stessa matrice ed impronta del nostro libico Almasri.

Insomma non uno, ma decine di governi italiani, opposizione e magistratura consapevoli, hanno consentito a delinquenti terroristi di fare cose che semplicemente possiamo e dobbiamo definire illegali.

Allora il discorso torna alla responsabile consapevolezza.

La gestione della sicurezza nazionale non può essere compromessa dalla insipienza di politici inadeguati e pericolosi oltre che di una magistratura che immagina per sé ruoli che in nessuna democrazia le sono propri.

Moro era un pericoloso politico e tutti i suoi successori immondi complici?

No, aveva la preoccupazione di tenere in ombra il rischio di diventare prima linea del terrorismo.

In parte stessa linea dell’attuale governo. Forte e intensa collaborazione con Israele, ma nel contempo attenzione alle esigenze dei palestinesi.

L’accordo un poco opaco moralmente?

Certamente si, e per tanti anni fu tenuto nascosto, ma nasceva dopo il classico terribile attentato terroristico palestinese all’aeroporto di Fiumicino che causò 32 morti nel 1973.

Era molto opaco perché anni dopo, quando venne inconsapevolmente arrestato dai carabinieri  il capo del Fronte popolare palestinese con due missili antiaerei successe il finimondo.

Ed il bieco sta in un messaggio, che oggi non è più segreto, nel quale Arafat ne chiedeva la liberazione immediata perché “i missili non li usiamo contro di voi”. (In verità Arafat cercò sempre di evitare che i gruppuscoli della galassia palestinese da lui non direttamente controllati facessero ”danni”).

Proprio in questi stessi giorni 40 anni fa, nel 1985, il governo italiano faceva partire dal proprio territorio un terrorista Abu Abbas, capo dei sequestratori che avevano ucciso un ebreo americano, per di più in carrozzina, durante il dirottamento della nave da crociera Achille Lauro.

Si accertò, dopo qualche giorno,  che era stato il decisore dell’atroce delitto su territorio italiano, non nel suo paese.

In quel “dopo” si capisce la giustificazione della scelta.

Ed un “dopo” appare anche nella vicenda odierna riferito a documenti inviati o ricevuti appunto “dopo”.

Oggi quel fatto del 1985, parrebbe incredibile che liberare un assassino sia un merito, è ricordato come gloriosa affermazione della propria sovranità soprattutto a sinistra ed infatti avvenne con il silente silenzio di opposizione e magistrati.

Può essere non bello ricordare ed evidenziare certe opportunistiche, ma  opportune scelte dei Governi, ma sarebbe invece altrettanto bello che esistesse oggi la consapevolezza di come era l’opposizione.

Detto questo due incisi.

Inciso1: curiosamente la Repubblica circa un mese fa, riproponendo un articolo che raccontava sul lodo Moro e sul terrorismo, considerando un poco brutto affidare ad una icona delle novelle sinistre tale lodo, lo ha riformulato in “lodo Andreotti”… fanno pena, ma d’altro canto sono riusciti persino ad infilare “l’Unita” in una tasca della giacca di Moro!

Inciso2: il capo del fronte palestinese di cui abbiamo parlato più sopra non venne invece liberato, il responsabile dei servizi segreti italiani in Libano informò la sera che i terroristi si riprendevano libertà di azione, la sera successiva cadde il DC9 partito da Bologna nei cieli di Ustica… così per dire il palestinese risiedeva a Bologna… poi ci fu la strage alla stazione, poco più di  un mese dopo, nello stesso giorno e momento in cui il sottosegretario Zamberletti firmava a e con Malta un accordo di protezione e cooperazione avversato minacciosamente dalla Libia.

*ex parlamentare e segretario della Commissione Stragi

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