Home Opinioni LA SUDDITANZA EUROPEA NEI CONFRONTI DI USA E CINA

LA SUDDITANZA EUROPEA NEI CONFRONTI DI USA E CINA

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Qualcuno sa cos’è il PRI? Ovviamente solo pochi: le questioni importanti, quelle sulle quali è più difficile fare sceneggiate, sono fuori dal dibattito e dall’informazione.
In sintesi, la Belt and Road Initiative – più volgarmente chiamata Via della Seta – è un protocollo d’intesa quinquennale firmato nel 2019 dal governo Conte1 con la Cina per sanare uno squilibrio commerciale pesante. Il risultato è stato che gli investimenti cinesi in Italia, anziché accrescersi sui 20 miliardi previsti, sono crollati da 650 milioni di dollari nel 2019 a 33 milioni nel 2021 ed il deficit commerciale, che si sarebbe voluto addolcire, è diventato una voragine. Di qui il ritiro, in sordina, ripeto in sordina, da questo protocollo nel momento della sua scadenza. Anche perché, al di là delle motivazioni economiche, la partecipazione all’iniziativa cinese da parte dell’Italia (unico paese ad avervi aderito tra quelli del G7) era diventata politicamente molto scomoda nel contesto di un progressivo consolidamento e strutturazione della competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina. Dibattito: zero.
Ora arrivano i dazi USA e la svalutazione del dollaro. E si invoca a gran voce di trasferire il commercio verso l’est piuttosto che verso l’Atlantico. Inevitabile e, in certa misura, giusto: ma evitiamo di pensare cose che poi diventeranno oggetto di strumentalizzazioni.
Questa necessità è di tipo esclusivamente commerciale. Non è un atto politico e non è per “uno scatto di orgoglio”. La sudditanza dell’Europa ai due “grandi” opposti poli mondiali resta in tutta la sua ampiezza, con la conferma del rammarico per non essere diventati Europa. Ad oggi più che accodarci non si può pensare.
Sul Nuovo Giornale Nazionale, Giancarlo Elia Valori, dall’alto di una competenza incontestabile, ci dice di non farci illusioni. Provo a intersecare le sue affermazioni con mie considerazioni. Abbozzando l’idea di difficoltà di una scelta verso la Cina per timore – reverenziale e non solo – delle reazioni USA, il professor Valori ricorda che « l’attrattiva della Cina sta nel crescere senza imporre i propri modelli agli altri, ma evitando gli errori commessi da coloro i quali ritengono di essere depositari della verità…». Purtroppo, continua Valori, noi – occidente tutto – abbiamo «il complesso di superiorità e presunzione» che ci vede rifiutare ogni dialogo che non rientri «nello schema: Io parlo e tu ascolti solamente, perchè io sono il depositario della Verità Liberale». Dunque l’attrattività verso i BRICS – perché poi di questo si tratta – nasconde un’esca che può scambiarsi per “affermazione di libertà”, che io credo saremmo portati ideologicamente a difendere. Ma centrare il dibattito su questi aspetti “culturali” ci farebbe trascurare l’altro pericolo, ben più pressante, al quale bisogna dare una risposta, dice Valori, «non politicamente corretta ma scomoda, pesante da digerire da parte di “padri” e “madri” della democrazia liberale»: e cioè accettare l’idea che la pace e la stabilità non sono state di certo assicurate dall’Europa; io aggiungo: che ora vira dal suo faraonico progetto sul green verso un investimento essenzialmente bellico. E’ necessaria «una presa di coscienza da parte dei vari “Occidenti” nel rendersi autonomi o – per meglio dire – indipendenti da certi modelli di asservimenti e sistemi di produzione imposti all’indomani della fine della II Guerra Mondiale e oggi ritortisi contro con i ben noti dazi.».
Dunque orgoglio da raffreddare, presunzione da eliminare, errori da valutare, rimedi pratici da trovare. Ed Europa subito. Dibattito tutt’altro che ideologico, che va fatto perché bisogna capire cosa bolle in pentola. Per evitare di cullarsi in illusioni, tranne poi affibbiare al “nemico” ogni responsabilità per criticità o fallimenti.
Perché ad oggi, dice Valori, è difficile immaginare «quale collaborazione più stretta ci possa essere fra un’Europa imbelle, immobile, impotente e degli affari, e una Repubblica Popolare della Cina speranzosa di un futuro di benessere condiviso dell’umanità su argomenti quali pace, sicurezza sanitaria e nuovo ordine economico mondiale.».
Confermo di condividere, non è la prima volta, solo in parte giudizi e idee del professor Valori, ma do atto di aver svolto analisi interessantissime e di aver messo l’indice su un argomento che non solo riguarda il futuro, ma è esso stesso il futuro.
Potessimo riuscire a staccarci dalle polemiche provinciali, a cominciare da quelle sui dazi (che con o senza polemiche comunque ci beccheremo) e riuscissimo a spostare l’attenzione su questi argomenti, approfondendoli, chiarendoci le soluzioni sapendo che non ne esiste una senza “costi” avremmo fatto un buon servizio all’Italia. Tutti. Maggioranza ed opposizione.

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  • Redazione

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