
di Sante Dicuzzo
Ieri su Repubblica è stata pubblicata una intervista al politologo Minchenko, ovviamente putiniano, ma non è che se uno è russo e putiniano per questo è destinato a dire solo sciocchezze.
Con riferimento ai prossimi negoziati di Istanbul e su come funzionano queste cose non fa altro che dire ovvietà, che che già tutti sanno anche se molti fanno finta di non sapere.
Avere la pretesa, come ha Zelensky e i leader alleati europei, che si parta con un confronto tra lo stesso Zelensky e Putin è sbagliato, infantile e strumentale.
I numeri uno intervengono alla fine per sancire con la loro firma l’accordo.
Funziona così.
Se si vuole una trattativa seria questa va preparata con calma, attraverso mediazioni e disamina di dettagli come fu nella stessa Istanbul tre anni fa, fatta fallire alla fine da Johnson e Biden.
La proposta di partire da quanto già fatto tre anni fa, come afferma Minchenko, è cosa razionale anche se non obbligatoria.
Iniziare dalle mediazioni già lavorate in una situazione peggiore oggi per l’Ucraina non sembra una banalità.
Rifiutare le cose di buon senso indica che proprio chi pretende di partire dalla coda invece che dalla testa lo fa per scaricare la responsabilità di un fallimento di un negoziato che non si vuole o si vuole pensando di fregare in partenza i nemici.
La pretesa di un cessate il fuoco preventivo è strumentale perché danneggerebbe chi sta vincendo dando tempo e modi al contendente di rafforzarsi. Cosa peraltro che si è già realizzata dagli ucraini dopo gli accordi di Minsk mai applicati ma utilizzati per preparare la guerra, come autorevolmente sfuggito a Stoltemberg, capo della NATO.
Ma le bugie hanno le gambe corte e bisogna stare attenti.
Il pensiero unico e i media main stream faranno sempre più fatica a portare avanti l’imbonimento delle opinioni pubbliche.
Se poi Macron e qualche altro zoppicante leader penserà a truppe da inviare, armi nucleari da spostare, altri soldi pubblici da buttare in cause perse, farà i conti coi suoi cittadini e sarà sempre ora.





