
di Nino Orlandi
Il cardinale Bellarmino, gesuita coltissimo, (forse lo sapeva innocente, ma accusò Galileo di eresia perché la Chiesa cattolica non voleva sembrare meno fedele alla scrittura dei protestanti).
Tutti sanno che la guerra in Ucraina è stata preceduta da 8 anni di bombardamenti del Donbass da parte di Kiev fu il frutto del disegno americano di separare e la Russia dall’Europa per indebolirle, ma se osi sussurrarlo ti accusano di essere putiniano.
Tutti sanno che, se Israele, dopo il massacro del 7 ottobre, non sradica Hamas dalla Striscia di Gaza andando fino in fondo, sarà prima o poi spazzata via dai fondamentalisti islamici, ma se lo dici sei un sostenitore di un genocidio.
Tutti sanno che la storia dei vaccini – a partire dal loro acquisto – è stato il più grande affare del secolo, ma se chiedi gli sms Ursula-Pfizer sei un complottista e un ingrato.
Tutti sanno che Mattei, Moro e Craxi hanno pagato perché non avevano obbedito agli ordini della ambasciata USA, ma se lo dici rischi – se non di fare la loro fine – di essere bloccato sui social e non solo.
Tutti sanno che il nucleare è l’unica soluzione per il futuro energetico, che il green è una gigantesca presa in giro che favorisce solo chi la ha ordita, ma se osi dirlo sei un cretino con tracce di criminalità.
Tutti sanno che l’Italia è una colonia degli Stati Uniti, ma ti accusano di essere, di volta in volta, un comunista, o un fascista, se lo dici.
L’unica soluzione sarebbe avviare un processo di de-bellarminizzazione della cultura, della stampa e della politica italiane. Ma sarebbe più difficile che insegnare, politicamnete beninteso, ad Emiliano la modestia, a Conte la coerenza, a Renzi l’inglese, a Salvini la sobrietà, alla Schlein la chiarezza, a Di Maio i congiuntivi.
Se per i Palestinesi occupano le università, mentre per le donne iraniane o afghane non hanno occupato nemmeno i gabinetti di quelle Università.
Se per l’arresto di un nordafricano condannato per stupro circondano l‘auto della polizia che è andata a prenderlo, mentre non battono ciglio per le migliaia di condanne a morte in Cina, Arabia Saudita e Iran.
Se denunciano ogni errore e orrore del nostro passato di occidentali, ma indossano la kefiah per inneggiare ai massacratori di Hamas del 7 ottobre.
Se continuano ad abbattere le statue di Churchill, di Colombo e di Montanelli, ma si inchinano ai nuovi idoli tipo BigMama e Achille Lauro.
Se accusano l’Occidente di violenza e colonialismo, mentre sventolano bandiere di Stati che hanno nella loro Costituzione il fine di distruggerne un altro.
Se si battono per i diritti degli omosessuali, mentre fanno il tifo per una cultura che, se va bene, li mette in galera, se va male li lancia dal terzo piano.
Se è vero tutto questo, allora odiano l’occidente, o sono idioti, o qualcuno li paga. O magari le tre ipotesi sono parimenti valide.





