Home Opinioni ERDOGAN, DITTATORE O MAMMOLETTA?

ERDOGAN, DITTATORE O MAMMOLETTA?

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di Giuseppe Augieri

E’ confermato. Di politica internazionale non ne capisco un… gran che.
Meloni riceve Erdogan: cioè il dittatore. Lo dice Draghi: e Draghi è uomo d’onore. Peraltro subito dopo facendo marcia indietro e definendolo “partner e amico”. La tortuosità delle vie della politica resta per me un mistero.
Recentemente questo “amico” ha messo agli arresti il sindaco di Istanbul – il giorno stesso in cui questi ha ricevuto il disco verde per candidarsi come leader del maggiore partito di opposizione di centro-sinistra – insieme a oltre 90 tra membri del suo staff e altri politici di opposizione. Alle manifestazioni – che sono seguite perché «è in gioco la democrazia» – ha risposto con un pugno di ferro ed «alla mobilitazione di piazza, ha fatto seguito una grave ondata repressiva che mette in discussione qualsiasi legittimità democratica in un paese che vive da decenni in un sistema ibrido che continua a vedere crescere i poteri del presidente Erdogan».
Dunque mi aspettavo una salva di improperi contro il Governo e Meloni. Nulla di tutto questo. Niente sollevamenti popolari, niente campagne stampa sui giornali, niente indignazione tra politici. Addirittura niente cortei di protesta.
Certo. Erdogan non è Trump. Non fa il gradasso con l’economia: la obbliga a seguire formati utili a se stesso.
Erdogan non è Orban. Non limita le libertà: le soffoca.
Erdogan non si limita a forzare l’informazione per fare i “telemeloni”: i giornalisti li arresta. E forse anche di più.
Erdogan non vìola la costituzione imponendo che i cortei si attengano ai percorsi stabiliti e non arrechino danni al loro passaggio: solo liberalizza l’uso di ben altre armi. «E gli arrestati fin qui sono oltre 1100 nella municipalità di Istanbul e nel resto del paese».
«Il blocco di internet» (in tempi moderni, ben più del coprifuoco) e «l’impossibilità di scendere in piazza per protestare a favore di Imamoglu sta rendendo molto complesso per gli oppositori contestare quanto avvenuto nelle scorse ore». Pensavo si dicesse, qui da noi, contestando l’incontro, che è in atto un colpo di Stato, pensiero questo giustificato anche dalla italica propensione a vedere fascismi ad ogni piè sospinto. E ricordando le “rivoluzioni” (ma solo a parole) fatte in occasione di incontri con Trump, Orban, Milei …. Qui si sono discussi 40 miliardi di interscambio ma anche, poffarbacco, di trattamento degli immigrati. Con Erdogan!?!
Persino il buon Bersani, che trova il modo di spiegare che “se si mettono a ridere in giro, per il mondo, non dobbiamo stupirci” riferendosi ai summit di San Pietro che ha “escluso” Meloni, e confondendosi però nel ricordare i sorrisi, stavolta non riesce a dire nulla. Peccato.
Dice: ma questa è realpolitik. Parlare e trattare con Trump, l’orco cattivo, invece non lo è. Vuoi mettere il peso dell’uno rispetto all’altro. Il perché non riesco a capirlo. Forse perché Erdogan è più vicino e più pericoloso?
Ecco spiegato il mio incipit.
N.d.A. – Il virgolettato « » riguarda brani di un articolo del 25/3/2025 di Fanpage. La nuova bandiera del “giornalismo indipendente”, negli ultimi tempi più “a sinistra” de l’Unità. Ma io sono quello che non capisco niente e perciò mi perdonerete.

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  • Redazione

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