
La partecipazione dei “potenti” della Terra ai funerali di papa Francesco ha come tema musicale dominante “Quattro amici” di Gino Paoli.
Cantava Gino Paoli:
“Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualchecosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità
……………………………………”.
I quattro amici, tutti seduti a un tavolino dello stesso bar, sono Emmanuel Macron, presidente della Repubblica francese, Frank-Walter Steinmeier, presidente federale della Germania, Sir Keir Rodney Starmer, primo ministro del Regno Unito e Ursula von der Leyen, presidente dell’Unione Europea.
Emmanuel Macron è ormai uno specialista nel tentare di infilarsi in tutti gli eventi per poter dire che c’è anche lui. Sembra quei personaggi che si mettono dietro ai giornalisti televisivi. E’ stato scacciato in malo modo dalla Françafrique, fa il guerrafondaio per tentare di dimostrarsi alla pari degli Usa e, per far pensare agli europei che lui conta, vuole sedersi nella Basilica di San Pietro assieme a Zelensky e a Donald Constantino II Trump per dire all’Europa di Bruxelles, all’Orbe terraqueo, all’Universo, anzi: agli Universi, che lui è la massima espressione della Grandeur. Messo da parte in malo modo da Trump: “Fatti più in là”. Il leitmotiv delle Sorelle Bandiera, perfettamente in linea con la Parigi trasformata nella capitale woke. Non c’è posto per il pupillo dei Rothschild, autore della capitale woke del mondo, distruttore dell’immagine della Ville Lumière, trasformata in una dissacrante “Ultima cena” queer, nella Basilica di San Pietro. Via la sedia, già predisposta dal solito monsignore, emulo di Don Abbondio.

Donal Costantino II Trump sarà spinoso, ma ha ragione nell’escludere chi si infila in tutti i buchi per dimostrare che esiste.
Va così che nella Basilica di San Pietro, dove c’è il simbolo del battesimo, Donald Costantino II Trump dice al monsignore di togliere la terza sedia e parla con Zelensky, perché Macron è un guerrafondaio e Trump vuole la pace, anche se la pace costa.
L’unica concessione agli amici del bar è un incontro in piedi, al quale partecipa il povero Starmer, quello che, mentre manda in Italia il suo re a spiegarci che siamo suoi sudditi e che dobbiamo sposare il green, deve salvare la British Steel, fabbrica dell’acciaio primario (minerale di ferro e carbone nell’altoforno, per intenderci), smentendo tutta la porcheria green che ha messo in ginocchio l’intera Europa per consentire alla City di intermediare i certificati bianchi e i certificati verdi. Perfida Albione. Si, senza Albione. Solo perfida.

Del resto Starmer fa tenerezza. Voleva guidare i “volonterosi”. Poi è arrivato Napoleone Macron che li vuole guidare lui. Trump ha fatto capire che non sa cosa farsene. Starmer ha fatto marcia indietro.
Povera Albione. Per Starmer nemmeno una sedia. Per il re il reame di Ravenna cattocomunista. Per il resto, fuffa.
Per quanto riguarda i tedeschi, che dire? Ridono. Meglio ridere sulla fine del IV Reich e sulla fine, prima che inizi, del quinto Reich. Ridono. Il riso fa buon sangue.

Infine, la tedesca von del Leyen, commoner diventata baronessa per nobili sponsali, relegata ad una fugace stretta di mano sul sagrato di San Pietro. Lei è fuori dal Cupolone. Fuori.
A Donald Costantino II Trump, imperatore del romano impero, interessa parlare con Zelensky, vassallo dei neocon, ora in bilico tra il suicidio, l’impiccagione e la sopravvivenza, per affermare il nuovo paradigma che gli amici del bar dovranno ingoiare: le risorse energetiche e le materie prime in mano alla Russia, la loro distribuzione in mano agli Usa, un pugno di mosche in mano alla baronessa.
Nella Roma imperiale si è consumato il rito del nuovo impero. Un nuovo impero che coinvolge la seconda e la quarta Roma, canonizzato nella prima Roma. Rimane da mettere in riga Costantinopoli e il gioco è fatto, anche in Medio Oriente.





