
Alla baronessa Ursula von der Leyen una stretta di mano da bon ton. Essere gentili con una signora è d’obbligo.

Sul sagrato di San Pietro, Donald Trump, alias Costantino II imperatore romano, stringe la mano della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Nel breve scambio”, “hanno concordato di incontrarsi”, ha detto una portavoce della Commissione europea. Vedremo.
Durante il rito funebre, giunti al segno della pace, Trump stringe la mano a Emmanuel Macron e pochi minuti prima del rito funebre, all’interno della Basilica di San Pietro, a pochi passi dalle spoglie mortali di Papa Francesco e per l’occasione trasformata in una succursale della Casa Bianca, c’è un conciliabolo tra Trump, Starmer e Macron. A margine delle esequie, come ha riferito l’agenzia Dpa, Trump ha avuto anche un breve colloquio con il cancelliere uscente tedesco, Olaf Scholz all’interno della basilica.

Subito dopo Trump si siede nella Basilica di San Pietro (ufficio in prestito per bilaterale improvvisata), presente la bara di Papa Francesco, e per 15 minuti, su due sedie all’uopo messe a disposizione, parla con Zelensky.

L’incontro è stato confermato nel giro di pochi minuti da Kiev e da Washington.
“L’incontro c’è stato ed è già terminato”, sono state le parole del portavoce di Zelensky, Serguii Nykyforov. Poco dopo, il messaggio della Casa Bianca: “L’incontro è stato molto produttivo”.
A funerali finiti, la portavoce di Ursula von der Leyen fa sapere che la presidente della Commissione europea vedrà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel pomeriggio. Incontro in seguito avvenuto.
Alla fine della cerimonia, la delegazione americana e quella ucraina sono state tra le prime a lasciare San Pietro. Per Trump, missione conclusa. E compiuta.
Dopo le esequie Donald Trump è subito ripartito. La von der Leyen, se voleva sapere cosa si sono detti Trump e Zelensky, ha dovuto farselo dire dal presidente ucraino.

Ancora una volta i gesti contano e ci dicono che nelle trattative per l’Ucraina con la Russia l’Unione Europea non ha nulla che fare.
Venerdì Donald Trump aveva assicurato che Russia e Ucraina erano “molto vicine a un accordo”, senza dare ulteriori dettagli, mentre il suo omologo russo Vladimir Putin aveva menzionato la “possibilità” di “negoziati diretti”.
L’inviato statunitense Steve Witkoff, ha inoltre incontrato venerdì Putin per la quarta volta dalla ripresa delle relazioni tra le due potenze su iniziativa del presidente americano e diversi funzionari russi hanno affermato che il dialogo russo-americano sta procedendo positivamente.
Parallelamente a questo riavvicinamento, Trump, i cui team stanno negoziando separatamente con gli ucraini, aveva intensificato le sue critiche nei confronti di Zelensky, accusando l’Ucraina di rappresentare un ostacolo alla fine della guerra e mettendo il presidente ucraino sotto pressione.
La freddezza di Trump nei confronti dell’Unione Europea è giustificata dal fatto che i vari esponenti di Bruxelles, in stretta comunione d’intenti con l’Inghilterra, mettono continuamente i bastoni tra le ruote del negoziato Usa-Russia.
Secondo i documenti dei colloqui ottenuti da Reuters, dopo una serie di scambi diplomatici di questa settimana, sono emerse delle divergenze tra la posizione della Casa Bianca di Trump sui colloqui di pace e la posizione dell’Ucraina e dei suoi alleati europei.
Washington propone il riconoscimento legale della Crimea, la penisola ucraina annessa da Mosca nel 2014, come territorio russo, una linea rossa che Kiev e i suoi alleati in Europa affermano essere insuperabile.
Esistono inoltre divergenze sulla rapidità con cui verrebbero revocate le sanzioni alla Russia se venisse firmato un accordo di pace, sul tipo di garanzie di sicurezza di cui godrebbe l’Ucraina e su come l’Ucraina verrebbe compensata finanziariamente.
Il commissario europeo al Commercio Valdis Dombrovskis ha spiegato di aver discusso a Washington scenari legati a un finanziamento dell’Ucraina nel 2026 da parte dell’Unione Europea. “Siamo impegnati – ha aggiunto, incontrando i giornalisti a margine dei lavori del Fmi – a fornire all’Ucraina tutto il sostegno necessario, politico, economico, finanziario e militare e anche a portare avanti il lavoro per l’ingresso dell’Ucraina”.
La leadership ucraina, nel frattempo, ha elaborato una controproposta al piano dell’amministrazione Trump, criticato da più parti per essere troppo favorevole a Mosca.
Il documento, anticipato venerdì da alcuni media e ieri rilanciato dal New York Times, che ha ottenuto la bozza, riafferma alcune posizioni storiche ucraine, ma introduce anche elementi di apertura, segnalando la consapevolezza di dover trovare un terreno comune.
Secondo il documento, l’Ucraina richiede che non vengano imposte limitazioni sulle dimensioni delle sue forze armate, che venga dispiegato un “contingente di sicurezza europeo” sostenuto dagli Stati Uniti, stanziato sul territorio ucraino per garantire la difesa del Paes e che i beni russi congelati vengano utilizzati per riparare i danni causati dalla guerra.
Il documento segnala aperture significative. Non vi è alcuna richiesta esplicita per il pieno recupero di tutti i territori occupati, né per un’immediata adesione alla NATO.
Interrogato sul colloquio tra l’inviato Usa e Vladimir Putin, il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, non ha mancato l’occasione per tornare a criticare il presidente ucraino Vladimir Zelensky per i commenti pubblici su trattative che dovrebbero essere riservate. “Siamo persone molto educate e, a differenza di altri, non parliamo mai in pubblico di ciò che viene discusso nei negoziati. Altrimenti, non sono seri”, ha detto in un’intervista alla Cbs riportata sulla Tass. “Se avete bisogno di conoscere un’opinione, contattate Zelensky. È felice di parlare con chiunque attraverso i media”.
Come si può ben vedere, i colloqui per una possibile pace in Ucraina proseguono, ma un dato è certo: l’Unione Europea, quanto meno per ora, salvo sorprese, è tenuta fuori dalla partita.
La partita si gioca tra Usa, Russia e Ucraina.
Che l’Unione Europea sia fuori dai giochi lo si capisce anche da una battuta di qualche giorno fa, di Dmitry Medvedev, attuale Vice Presidente del Consiglio di Sicurezza della Russia.
La battuta la riferisce Roberto Mazzoni, giornalista che informa dalla Florida, il quale dice: “Di solito [Medvedev] fa il cattivo quando Putin fa il buono. Battute sarcastiche su… Eccolo là. Ecco cosa ha detto. E credo che bisognerebbe ascoltare i russi, perché loro ci dicono le cose come stanno. Ha rilasciato una dichiarazione che ha attirato l’attenzione e ha detto: «La telefonata Putin-Trump ha confermato un’idea classica. Russia e America cenano insieme al tavolo. Gli altri sono sul menù»”.
In un video del Vaso di Pandora (https://mazzoninews.com/2025/04/25/vaso-di-pandora-il-paradosso-di-trump/), Roberto Mazzoni afferma che la von der Leyen non è la benvenuta a Washington e che “gli Stati Uniti vogliono solo una cosa dall’Europa: un contratto che la impegni a comprare energia dagli Stati Uniti per i prossimi dieci anni. Questa è l’unica cosa che interessa, dico bene? Non voglio nient’altro, non gliene importa niente”
“I russi – sostiene Mazzoni – vogliono finire questa guerra, gli americani pure, gli europei no. Tra l’altro, credo che l’Unione Europea sia davvero determinata ad avviare un conflitto con la Russia. Questa è la situazione attuale. Come si può impedire? Anche perché Trump non vuole che gli americani siano coinvolti in un’escalation che possa portare a un conflitto nucleare. Bene, si mette d’accordo con i russi: l’energia russa o di altre provenienze passerà attraverso gli Stati Uniti e verrà distribuita in Europa. Avendo la mano sul rubinetto dell’energia, non c’è problema. L’Europa viene tenuta a bada. I russi sono soddisfatti perché, comunque, con gli americani hanno trovato un interlocutore con cui adesso possono parlare e sanno che, in ogni caso, gli americani, essendo una potenza nucleare, conoscono il pericolo di un conflitto nucleare e si liberano dei vari buffoni…..L’Europa si è messa in questa posizione da sola, quindi è inutile lamentarsi. Con tutte le politiche di distruzione dell’impianto energetico, a questo punto deve dipendere dall’estero. Quindi, in un sistema di questo genere, gli Stati Uniti possono agire da valvola di regolazione e fare anche un po’ di soldi, senza dover sprecare sforzi diplomatici che non servono a niente, perché le trattative di pace in Ucraina hanno dimostrato che gli ucraini e gli europei non vogliono la pace”.
Il nodo della trattativa, pertanto, non è la sicurezza garantita dai carri armati o dagli aerei, ma dal gas, dal petrolio e dalle varie materie prime.
Non è difficile da capire. La centrale nucleare di Zaporižžja, oggi nelle mani dei russi, è un impianto che dispone di 6 reattori nucleari.. Con una potenza nominale di oltre 5.700 MW, è la centrale nucleare con più elevata produzione elettrica in Europa ed è tra gli impianti di produzione di energia più grandi al mondo. Se passasse in mani Usa, gli americani distribuirebbero energia elettrica a russi e ucraini e anche ai Paesi europei. Idem dicasi per i condotti del gas e del petrolio. I russi avrebbero in mano ilo rubinetto della produzione e gli Usa quello della distribuzione.
Niente guerra, business e Unione Europea con il guinzaglio. Se vuole fare la guerra si chiudono i rubinetti.
Ecco perché la von der Leyen è stata solo salutata sul sagrato tra i molti altri presenti, mentre Macron, Starmer e Scholz nella Basilica e Zelensky ha addirittura fruito di due sedie prestate dal Vaticano per un breve bilaterale sotto il cupolone di San Pietro trasformato nell’ufficio della Casa Bianca.
Contano i luoghi, le sedie, i gesti.
L’Unione Europea ha voluto imbarcarsi nel suicidio produttivo, nella vicenda green, nella denuclearizzazione, insomma nel diventare un nulla energetico per essere un nulla produttivo. L’Unione Europea ha deciso di essere niente di più che un insieme di Stati deboli, energeticamente sprovvisti, produttivamente resi incapaci? Il futuro sarà quello di avere un laccio al collo gestito da russi e americani.
Chi è causa del suo mal pianga sé stesso.
Donald Costantino II è tornato a Roma, non da Costantinopoli (la seconda Roma, oggi in mano ai turchi), ma dalla quarta, Washington, per dire che vuole essere partner e non nemico della terza (Mosca).
Gira, gira, tutte le strade portano a Roma.





