Home Opinioni LE RAGIONI DELLO STATO E QUELLE DELLA GIUSTIZIA NEL “GROVIGLIO LIBICO”

LE RAGIONI DELLO STATO E QUELLE DELLA GIUSTIZIA NEL “GROVIGLIO LIBICO”

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di Giovanni Fasanella

Un mio lettore mi chiede: ciao Giovanni, nell’intricato groviglio libico rischiano di rimanere impigliati un po’ tutti. Lo scacchiere mediterraneo ha movimenti di pedine talvolta imprevisti. Nel nuovo scenario si sono affacciati da anni i turchi e i russi. Non dimenticando gli “amici” francesi ed inglesi, c’è puzza di bruciato nella faccenda del torturatore tornato a casa col volo di stato. Trappolone degli alleati europei per far abbassare le ali al presidente del consiglio, unico referente europeo in connessione con Trump? Da un’analisi superficiale sembrerebbe che la Meloni, con cinismo realista, abbia scelto la via del petrolio a quella dei barconi pieni di clandestini…
Caro Alessandro,
non conosco i retroscena del caso Almasri, che è all’origine dei guai giudiziari del governo Meloni. Quindi mi astengo. Conosco molti precedenti storici, però: da De Gasperi a Mattei e a Moro, da Andreotti a Craxi, non si contano gli statisti e i politici italiani di prima fila che sono rimasti impigliati negli «intricati grovigli» libici, egiziani e mediorientali. Ma avremo modo di parlarne nelle prossime settimane.
Adesso, una sola considerazione di carattere generale. Mi pare che il caso Almasri riproponga l’eterno conflitto, tutto italiano, tra le ragioni dello Stato e quelle della giustizia. Sono due interessi legittimi in tutti i sistemi democratici, ma nel nostro Paese quasi mai si conciliano. Perché? Una discussione pubblica, non condizionata da pregiudizi e steccati politico-ideologici, sulle ragioni profonde di questa anomalia aiuterebbe i legislatori a rimuoverla senza troppi danni collaterali.

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  • Redazione

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