di Alessandro Roazzi
Allora ci si riempie la bocca di Europa politica, ma il come? Con elettorati che girano verso destra forse bisognerebbe perfino essere prudenti.
In realtà’ l’Europa politica e sociale è la strada obbligata per sopravvivere senza essere messi in mezzo da tutti gli interlocutori. Impossibile rimettere in modo un percorso politico a 27. Irrealistico.
Forse sarebbe meglio tornare alla idea di Europa a due velocità, ma questa volta non sul piano economico ma politico.
Gli attuali gruppi dirigenti disponibili mostrano mediocrità imbarazzanti ma ci sono comunque cervelli in Europa in grado di lavorare assieme e risollevare le sorti di una politica che latita in quanto europea da molto tempo.
Certo non ci si salva da soli, ma capire intanto se i ruoli esercitati possano essere utili nell’immediato sarebbe un fatto di buon senso, non quello di Trump. Bisognerebbe poi ridare fiducia alle forze sociali europee. Uno dei guai maggiori è quello che il mondo del lavoro guarda ai partiti europei direttamente perche’ ritiene che solo chi decide può affrontare le sue paure e la sua situazione di difficoltà sociale ed umana.
Un problema enorme anche per la fine di una vera sinistra europea, sprofondata in una inedia mortificante. Insomma le asperità da superare sono come delle pareti di sesto grado ma non si dovrebbe dare tutto per perduto.
Se per gli USA di Trump è l’era dell’oro per l’Europa dovrebbe essere l’età del coraggio. Del resto l’aggressività di Trump è soprattutto a difesa del primato statunitense nel mondo che è e resta per ora vacillante.
I ricconi che si sono ritrovati al suo fianco gli hanno fatto una apertura di credito, probabilmente per questo motivo a riconferma che anche i più potenti gruppi tecnologici e finanziari al dunque hanno bisogno di essere garantiti dallo Stato.
E se anche ridicolmente si riscoprono in tanti anticapitalisti, l’unico credibile anticapitalismo è stato quelli dei Papati e della Chiesa, perché basato su valori dimenticati come la solidarieta’ sul piano culturale e politico.
La speranza è anche quella di un partito democratico Usa che abbandoni l’estremismo elitario (con interessi al seguito…) e ritrovi un rapporto con l’America reale.
Nel frattempo l’Europa deve capire che non basta rispondere con lo slogan “reagiremo”. Bisogna capire se il vecchio Continente sia in grado finalmente di non voler restare un’area economica ma provare a diventare un soggetto politico. Ed anche da noi dovremmo capire che si deve cambiare parecchio.
Non si capisce fra l’altro perché i leader delle opposizioni meno inutili non chiedano alla Meloni un confronto serio sul ruolo italiano in Europa e nel mondo. Davanti ad un tavolo, faccia a faccia. Se non ora, quando?




