
Se c’è chi va cercando un leader per il socialismo riformista, dopo il discorso di investitura alla Casa Bianca, può rivolgersi a Donald Trump e prossimamente dovrà rivolgersi ai conservatori europei.
Ecco un saggio di riformismo socialista: «La crisi dell’inflazione è stata causata da una spesa eccessiva e dall’aumento dei prezzi dell’energia, per questo oggi dichiaro un’emergenza energetica e noi trivelleremo, trivelleremo […]. Noi faremo abbassare i prezzi, riempiremo di nuovo le nostre riserve strategiche ed esporteremo energia americana in tutto il mondo. […] Saremo di nuovo una nazione ricca. L’oro liquido sotto i nostri piedi aiuterà ad applicare le mie azioni. […] Oggi metteremo fine al Green New Deal e revocheremo l’obbligo delle auto elettriche e salveremo la nostra industria automobilistica mantenendo il mio sacro impegno con i grandi lavoratori del settore automobilistico».
Tutto questo mentre i socialisti europei, quelli che si sono appropriati del brand del socialismo per fare gli interessi della finanza globalista, danno il colpo di grazia all’industria automobilistica europea aprendo le porte al dumping cinese.
Con una raffica di decreti, conseguenti al suo discorso di investitura, Donald Trump ha tolto l’ossigeno all’Europa della dittatura di Bruxelles.
La dichiarazione di voler “fermare immediatamente tutta la censura governativa e riportare la libertà di parola in America” è un messaggio chiaro alla Bruxelles che continua a pensare di governare le notizie con il Digital Services Act.
Altro messaggio chiaro riguarda l’uso della giustizia a fini politici. Un’accusa al modo con il quale i Democratici, ben imitati in Europa, hanno usato i giudici per bloccare gli avversari. Giudici spesso finanziati da George Soros (negli Usa sono eletti), esponente di punta della finanza globalista che ha programmato è voluto tutti i disastri economici, politici, morali e culturali degli ultimi trent’anni.
Il messaggio è chiaro: il potere giudiziario deve smettere di essere il braccio armato dei democratici e dei loro burattinai.
La questione è fondamentale, in quanto ha segnato gran parte del trentennio governato dai neocon americani, in combutta con i Dem, con i Rino (republican in name only, ossia il Clan Bush) e con il potere finanziario.
Un esempio preclaro è Mani Pulite, che ha distrutto, con la benevolenza, per dirla in termini eufemistici, degli Usa di Bush e poi di Clinton la prima Repubblica, ha criminalizzato il Partito Socialista, ha mandato in esilio Bettino Craxi. Lo stesso Craxi che oggi, con una faccia di bronzo da primato, gli stessi che lo hanno ostracizzato e denigrato lo rivalutano come leader politico e statista.
Le frequentazioni di uomini del pool di Mani Pulite degli ambienti Usa sono note. Formica e De Michelis hanno parlato di una “manina americana” dietro Mani pulite perché gli Usa non sopportavano un’Italia con una politica estera autonoma (soprattutto in Medio Oriente e nel Mediterraneo) come quella di Craxi e Andreotti (Sigonella docet).
Basta rileggere le interviste a Reginald Bartholomew e a Peter Semler, rimaste lettera morta, scritte da Maurizio Molinari nell’agosto 2012 . Danno molti particolari sulla “manina americana”. L’ambasciatore Usa a Roma e il console americano a Milano negli anni di Tangentopoli si soffermavano sugli interventi, a volte sulle interferenze, nella cruciale inchiesta giudiziaria.
La gogna è proseguita con Silvio Berlusconi e non è finita, anche dopo la sua morte.
Il vento di Washington arriverà anche in Italia e a Bruxelles.
L’uscita dagli accordi di Parigi sul clima mette l’Europa in ginocchio su tutti i provvedimenti idioti che stanno disastrando il Vecchio Continente, così come rischia l’asfissia il Green Deal, dichiarato finito negli USA.
Guarda caso si lamenta la Cina, che ha espresso preoccupazione per “l’uscita degli Usa dagli accordi di Parigi sul clima”. “La Cina è fortemente impegnata nella risposta alla crisi climatica e promuoverà in modo congiunto la transizione energetica su scala globale”, ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun.
Il colpo al cuore per la dittatura globalista è l’uscita degli USA dall’Organizzazione mondiale della sanità, vero e proprio cavallo di Troia per eliminare la sovranità degli Stati e metterla nelle mani di Bill Gates, della Cina e delle multinazionali del farmaco.
L’uscita dall’OMS toglie la protezione USA ai disastri sul Covid e non c’è perdono presidenziale preventivo a Anthony Fauci che tenga. La pentola della pandemia e del disegno che le stava attorno è senza coperchio.
Guarda caso, si mostra preoccupata l’Unione Europea che, tramite un portavoce, afferma: “Se vogliamo essere resilienti alle minacce globali per la salute, dobbiamo avere una cooperazione globale nel settore sanitario. Vediamo con preoccupazione l’annuncio del ritiro dall’Oms da parte degli Stati Uniti e confidiamo che l’amministrazione statunitense considererà tutto questo prima del ritiro formale”.
“Ci auguriamo – aggiunge una dichiarazione dell’Oms resa nota a Ginevra – che gli Stati Uniti ci ripensino e siamo impazienti di impegnarci in un dialogo costruttivo per mantenere la partnership tra Usa e Oms, a beneficio della salute e del benessere di milioni di persone in tutto il mondo”.
Preoccupata anche la Cina, che nell’Oms l’ha fatta da padrona. Il ruolo dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) “dovrebbe essere solo rafforzato e non indebolito”, ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun. “La Cina – ha aggiunto – continuerà a sostenere l’Oms nell’assumere le sue responsabilità”.
L’Organizzazione mondiale della sanità è stata e continua ad essere lo strumento per affermare il potere globalista e togliere sovranità agli Stati in una materia, quella sanitaria, che si presta ai più vari esperimenti di compressione delle libertà, come è accaduto durante la pandemia del Covid.
Al momento della sua riconferma a direttore generale nel maggio del 2022, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha detto: “Abbiamo bisogno di una Oms più forte e finanziata meglio, che diventi il fulcro della struttura della sicurezza sanitaria mondiale”.
La riforma, ancora in discussione, riguardante il Regolamento Sanitario Internazionale (International Health Regulations), prevede che ai Paesi membri siano imposte delle regole legalmente vincolanti al verificarsi di epidemie, l’impiego di squadre di esperti nelle aree contaminate e la creazione di un nuovo comitato incaricato di verificare l’applicazione delle regole.
In pratica, l’Oms vorrebbe la cessione della sovranità sanitaria, che comporterebbe l’attribuzione all’Organizzazione mondiale dei pieni poteri sulla nostra salute, sulla nostra vita. In caso di pandemia o di epidemia, definite come tali dalla medesima organizzazione, sarà possibile per l’Oms decidere restrizioni tipo lockdown, vaccinazioni obbligatorie, uso di tamponi e mascherine e altro ancora.
E’ del tutto evidente che si tratta del tentativo di reiterare gli esperimenti, già esperiti durante il Covid, di controllo sociale.
Non va, ovviamente sottaciuto, tutto l’aspetto vaccinale, non solo per il business delle grandi aziende farmaceutiche, ma anche per il silenzio sui contratti e sugli effetti sulla salute dei vaccini. Effetti che stanno evidenziandosi sempre di più in modo eclatante.
Trump ha bloccato questa deriva totalitaria, mandando a gambe all’aria il progetto dittatoriale, con buona pace delle lamentele dell’Unione Europea.
L’elenco potrebbe continuare, ma mi limito a registrare come appaia con palmare evidenza la fine del wokismo, ossia di quell’ideologia demenziale che ha come corollari la cancel culture e il gender fluid e che ha avuto come capitale europea la Parigi di Emmanuel Macron, pupillo dei Rothschild, non a caso scomparso dalla scena.
Trump ha detto che il wokismo è finito, con i suoi tampax nei cessi dei maschi, le sceneggiate delle dragqueen, l’abbattimento delle statue dei cattivi bianchi, l’esclusione dagli studi di Platone, la demenziale ricerca nei classici del razzismo e del maschilismo e via discorrendo.
Trump ha annunciato il ritorno del buon senso e della verità naturale che esistono solo due sessi (indipendentemente dai loro gusti sessuali) e che nel lavoro e nelle carriere devono prevalere la preparazione e il merito.
Frignano le prefiche della sedicente sinistra sui giornali ex mainstream, in attesa che i loro editori si allineino alla nuova era e non sapendo cosa fare se la prendono con il cappellino di Melania Trump, che lei avrebbe messo per non farsi baciare in pubblico dal marito.
Alla sedicente sinistra rimangono solo il finto lamento e il gossip.
Ursula von der Leyen, improvvisamente guarita dalla polmonite, è arrivata a Davos, nel sanatorio dei globalisti, per affermare che “siamo entrati in una nuova era di dura competizione geostrategica” e per questo “l’Europa deve cambiare marcia”.
Il fatto è che replicando al neo-presidente Usa ha affermato che l’impatto del cambiamento climatico “è impossibile da ignorare”. Come dire: “Non ho capito niente dell’aria che tira”.
A Davos va in scena la “Montagna incantata”. Nel frattempo la realtà corre in pianura.





