Ora che Trump è operativamente presidente degli Stati Uniti entrano in gioco, relativamente a Israele, una serie di variabili.
Dopo la doccia fredda dell’accordo con Hamas ottenuto da Trump tramite Steve Witkoff, la domanda da porsi è, cosa seguirà?
Meglio non dare niente per scontato, ora non più almeno.
È vero che alcune delle nomine volute da Trump, da Rubio a Waltz, da Huckabee a Hegseth, sono fortemente pro Israele, ma Witkoff, l’uomo scelto come emissario in Medio Oriente, ha avuto e ha ancora stretti legami con il Qatar, il principale finanziatore di Hamas.
Trump vuole ricominciare dagli Accordi di Abramo che, prima del 7 ottobre, sembravano essere in dirittura di arrivo, e Witkoff stesso ha sottolineato come essi sono l’obiettivo da raggiungere, ma l’Arabia Saudita pone due condizioni per il loro attuarsi, la prima è la fine della guerra a Gaza (non come finisca, ma la fine), la seconda è la nascita di uno Stato palestinese.
Trump, come è noto, non ama le guerre, e si vuole proporre come peacemaker, il Nobel per la pace non gli dispiacerebbe di certo, e dunque ha tutto l’interesse, anche molto personale, che la tregua prosegua e vada oltre la prima fase.
Il problema resta, naturalmente, Hamas.
Prima di congedarsi, Biden ha affermato che Hamas non governerà più Gaza, ma è la stessa cosa che pensa Trump? E se si, come si fa ad esautorare Hamas dal governo di Gaza senza riprendere la guerra e sconfiggerlo?
Ma sconfiggerlo realmente significa solo una cosa, che Israele occupi per il periodo di tempo necessario la Striscia per bonificarla realmente dalla presenza jihadista.
Purtroppo, in questo caso, il trofeo di Trump, gli Accordi di Abramo, si allontanerebbe, e Trump non è certo incline a farsi sfuggire qualcosa di cui possa prendersi completamente il merito, soprattutto se può essere un viatico per il Nobel.
Chi pensava, e il sottoscritto lo pensava, che l’arrivo di Trump avrebbe significato per Israele un semaforo verde per esercitare ancora più pressione militare su Hamas per vincere la guerra, con meno lacci e lacciuoli come quelli posti dall’Amministrazione Biden, si è trovato di fronte a una realtà ben diversa.
Lo scenario che si prospetta per Israele con l’insediamento di Trump è dunque tutt’altro che in discesa, ma gravido di incognite.
Quello che Trump ha fatto otto anni fa per Israele è agli atti, e agli atti rimarrà, ma il passato è dietro di noi, il presente non è certo lusinghiero e il futuro è molto incerto.




