Home Politica estera 2025 – IL GRANDE GIOCO (8) – QUATTRO BARBONI E UN OLANDESE

2025 – IL GRANDE GIOCO (8) – QUATTRO BARBONI E UN OLANDESE

0

IL GRANDE GIOCO LOGO

Segue da: https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/21609-2025-il-grande-gioco-7c-groenlandia-panama-e-il-giardino-di-casa.htm

Premessa: Donald Trump è un pragmatico con il senso della deterrenza e prima ancora di arrivare al giuramento ha già prodotto il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, come aveva promesso alle comunità islamiche americane. Donald Trump, durante il suo primo mandato, non ha avviato una sola guerra e ha avviato gli Accordi di Abramo, con l’intento di una pace duratura in Medio Oriente.

Altra premessa: il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha stipulato, nei giorni scorsi, accordi bilaterali con gli Emirati Arabi Uniti e con l’Albania, così come ha già fatto in altre occasioni con altri soggetti e con altri Paesi, in vari settori (energia, armi, agricoltura, ecc.) al di fuori dell’orbita dell’Unione Europea secondo un tracciato politico non ideologico.

L’Italia, tanto per rimanere in tema, va avanti sul nucleare, come dimostra l’adesione della Slovacchia al documento promosso dal nostro Paese, insieme ad Austria, Bulgaria e Polonia per le industrie ad alta intensità energetica. Iniziativa strategica. Il documento si aggiunge all’altro sul settore automobilistico promosso da Italia e Repubblica Ceca, già sottoscritto da Slovacchi e da altri Paesi. La parte operativa ha visto la firma di un accordo strategico tra la società italiana Newcleo e le aziende slovacche Javys e Vuje per la costruzione di quattro reattori nucleari di ultima generazione.

L’Unione Europea qui non ha nulla da dire e da fare, perché non esiste, se non per imporre leggi folli, derivanti da un’ideologia socialista fabiana e verde, ormai abbandonata anche dai grandi gruppi finanziari che si stanno ponendo il problema di dove spostare gli investimenti.

E’ in questo contesto che straparla l’olandese Rutte, sconfitto nel suo Paese.

Prima che Donald Trump si insedi alla casa Bianca, cosa che avverrà domani, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha infatti sottolineato la necessità dell’aumento della spesa per la difesa e la rapida produzione di capacità militari avanzate, avvertendo che la Nato deve essere pronta ad affrontare le future sfide alla sicurezza e che e urgente un “passaggio a una mentalità da tempo di guerra”, avvertendo che i membri dell’Alleanza non sono abbastanza preparati alla crescente minaccia posta dalla Russia. 

C’è una profonda differenza tra deterrenza e “mentalità da tempo di guerra”, ma chiedere che lo capisca all’olandese voluto da Biden (ossia dai guerrafondai Dem, in sintonia con i guerrafondai inglesi fabiani) ai vertici della Nato è troppo.

Troppo, perché il Vecchio Continente ha elaborato una classe dirigente di inetti.

Nel suo primo discorso importante da quando ha assunto l’incarico in ottobre, Rutte ha sottolineato la necessità urgente di “rafforzare ancora di più le nostre difese, spendendo di più per la difesa e producendo maggiori e migliori capacità di difesa”.

Spendere di più per la difesa? Domanda: come per i vaccini? Chi compra le armi? Chi le produce? Affidiamo alla Commissione di comperare gli armamenti per tutti, con il risultato di decuplicare i costi per ingrassare il combinato disposto di 30 mila burocrati, accompagnati da altrettanti lobbisti?

Fare le affermazioni che ha fatto Rutte mentre la Commissione europea e la massa di burocrati di Bruxelles continuano, con la correità demenziale dei leader politici della maggioranza, a distruggere il potenziale produttivo ed economico europeo è avviare un percorso di impoverimento della popolazione e di distruzione del welfare che è esattamente quello che hanno tentato di fare socialisti, verdi, liberali, con la ignobile connivenza del Partito popolare europeo, in questi anni.

Impoverimento teorizzato al World economic forum, pensatoio di tutte le politiche distopiche degli ultimi decenni.

Rutte ha sottolineato che Mosca si sta preparando per un “confronto a lungo termine” con l’Ucraina e la Nato, descrivendo l’attuale panorama della sicurezza come il più pericoloso della sua vita. “Non siamo pronti per quello che ci aspetta tra quattro o cinque anni”, ha ammonito, aggiungendo che i Paesi della Nato devono “mettere il turbo” alla spesa per la difesa per adattarsi alla nuova realtà.

L’idea di una guerra in Ucraina che continui è esattamente quello che vogliono i fabiani inglesi, i quali, nonostante siano degli straccioni, con un’economia in crisi, pensano ancora di avere un impero e di poter dettare legge al mondo.

Non è un caso che Starmer abbia sottoscritto con l’Ucraina un passo per cento anni, tentando, miserevolmente, di scavalcare l’arrivo di Donal Trump per mantenere aperto il conflitto ucraino.

Rutte ha sottolineato la necessità di una maggiore unità e collaborazione tra i membri e gli alleati globali, affermando: “La sicurezza è un lavoro di squadra; più grande è la squadra, più sicuri siamo tutti. La mia priorità per il futuro è garantire che facciamo ciò che è necessario in modo completo e rapido nell’offensiva in Ucraina e nei partenariati. Per questo, conto sul vostro continuo impegno e sostegno”.

Ovviamente il riarmo in versione europea serve solo ad alimentare le clientele e a ingrassare le fabbriche di questo o quel Paese nella produzione di armi inutili e sorpassate.

Quando si tratta di fare sul serio, come con Iris2, scopri che l’Europa è ferma al palo e in arretrato di 30 anni.

Campa cavallo. Verrebbe da dire pony………. (ogni allusione è puramente casuale).

Conseguentemente è ora di chiudere la vergognosa, deleteria, esiziale stagione dell’alleanza tra Partito popolare europeo e socialisti fabiani e globalisti (venduti alla finanza) e avviare un nuovo corso, altrimenti non solo non avremo una difesa, ma nemmeno i soldi per mantenere quel minimo di vita decente che una democrazia che si dice avanzata dovrebbe vergognarsi di non avere.

Il problema è che l’Europa, ormai, è nelle mani di quattro barboni e un olandese.

Il barbone francese, pupillo dei Rothschild, cacciato dal Sahel in malo modo, è alle prese con una crisi economica, politica e sociale di enormi proporzioni. Se ne facciano una ragione anche i leccapiedi italiani che guardano all’Eliseo. La Germania sta vendendo sé stessa ai cinesi ed è ridotta ad un ammasso di rovine dall’insipienza dei socialisti e dei verdi.

Il barbone inglese, che non fa parte dell’Unione, ma che è Europa a tutti gli effetti, è ormai arrivato all’alienazione dell’intelletto, immerso in una logica orwelliana all’interno e a una follia guerrafondaia all’esterno, pensando di essere ancora impero, mentre è ormai un Paese in crisi, prossimo alla povertà.

Il barbone polacco, che fa la voce grossa, si fa forza della presenza di migliaia di soldati Usa e del fatto di essere stato promosso dagli americani di Biden a Paese di riferimento, ma ora il vento sta cambiando e anche a Varsavia potrebbero trovarsi disoccupati.

Donald Trump, questo è chiaro, è un pragmatico, vuole la deterrenza, ma la vuole perché vuole la pace.

Non dobbiamo, alla faccia di Rutte e di tutti gli impotenti europei, assumere una mentalità di guerra, ma aumentare la deterrenza per garantire la pace.

E aumentare la deterrenza significa fare i conti con i nuovi armamenti e non con la ferraglia da produrre per ringrassare clientele, burocrati e paradisi fiscali europei.

La distanza abissale che esiste tra l’Europa dei barboni e quanto è richiesto in termini di deterrenza (non di mentalità di guerra) è data dal Report del Department of the Air Force “The department of the Air Force in 2050”, firmato da Frank Kendall, Segretario dell’Aeronautica Militare, responsabile dell’organizzazione, dell’addestramento e dell’equipaggiamento delle Forze aeree e spaziali degli Stati Uniti.

Nel report è chiaramente affermato che “entro il 2050, lo spazio sarà riconosciuto come il dominio decisivo per quasi tutte le operazioni militari. Con la riduzione dei costi di accesso allo spazio e dei sistemi spaziali ci si può aspettare che gli Stati Uniti, la Cina e la Russia, siano impegnati in uno sforzo robusto per ottenere vantaggi militari nel dominio spaziale. Gli alleati e i partner avranno ulteriormente sviluppato i propri sistemi spaziali militari, e l’integrazione dell’acquisizione, della dottrina e delle operazioni spaziali sarà necessaria per condurre operazioni globali alleate e dei partner che dipendono da una moltitudine di sistemi spaziali. La presenza globale, l’osservazione continua della Terra e dell’atmosfera e le comunicazioni ad alta larghezza di banda sono tutti abilitatori critici per le forze militari in tutti i domini. Le capacità in ognuna di queste aree miglioreranno e si diffonderanno fino al 2050”.

In questa ottica, i barboni europei dovrebbero prendere in esame quanto afferma Palantir, l’azienda che al pentagono è di riferimento per il futuro: ““Il contratto a costo più profitto – spiega Palantir – rende la nazione più stupida, più lenta e più povera. Forse è il modo giusto per acquistare una portaerei, ma è il modo sbagliato per il 95% delle cose. Priva di qualsiasi ricompensa per procedere più velocemente o sviluppare approcci innovativi, istituzionalizzando la mancanza di incentivo a competere sul prezzo valorizzando il tempo speso rispetto al tempo risparmiato. SpaceX ha ridotto i costi di lancio dell’85% — questo semplicemente non è possibile in un dominio basato sul costo. Infatti, la NASA ha stimato il costo dello sviluppo del razzo SpaceX a 4 miliardi di dollari quando SpaceX lo ha fatto per 400 milioni. Il costo più profitto è la ragione per cui i costi della difesa crescono più velocemente dell’inflazione e non risultano in diminuzioni cumulative delle prestazioni di prezzo. Nel mondo commerciale, le persone sono viste come costose e la tecnologia è considerata economica. Nel governo, c’è una perversione dove le persone sono viste come abbondanti e la tecnologia è vista come inaccessibile. Nel frattempo, Starship ridurrà i costi di lancio di 100 volte rispetto al Falcon 9 e di 1.000 volte rispetto ai discendenti degli approcci cost-plus in un arco temporale che è ben all’interno del ciclo di sviluppo del F-35, che costa 2 trilioni di dollari con solo il 30% disponibile”.

L’affermazione è contenuta in uno studio di Palantir: “The defense reformation” del 31 ottobre 2024.

“La Cina – prosegue il report del del Department of the Air Force  – desta già schierando una suite operativa di capacità spaziali per il combattimento globale per supportare le forze globali, inclusa la navigazione, l’ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance), il targeting e le comunicazioni. Entro il 2050, ci saranno significativi numeri di armi avversarie basate sulla terra e nello spazio in grado di attaccare sistemi spaziali e pronte per l’uso con poco o nessun preavviso. Ci sono rapporti che la Russia potrebbe schierare un’arma antisistema spaziale di distruzione di massa nello spazio. Questo non è ancora accaduto e sarebbe una violazione del Trattato sullo Spazio Extra-Atmosferico collocare un’arma di distruzione di massa nello spazio. Gli Stati Uniti continueranno a rispettare il Trattato sullo Spazio Extra-Atmosferico. La Cina ha testato un veicolo ipersonico orbitale che potrebbe aggiungere una dimensione di attacchi convenzionali dallo spazio. Qualsiasi tale dispiegamento – che si tratti di detonazioni nucleari spaziali o veicoli ipersonici orbitali – sarebbe altamente destabilizzante, tuttavia non ci sono ostacoli tecnici o finanziari significativi a che ciò accada tra ora e il 2050”.

“Il dominio dello spazio nel 2050 – ci avverte il report del Department of the Air Force – sarà utilizzato per fornire una gamma di servizi operativi all’intera forza congiunta e combinata. Questi includeranno l’avviso e il tracciamento dei missili, il rilevamento delle detonazioni nucleari, il targeting in tempo reale, le comunicazioni sicure e la gestione delle battaglie, e la protezione dai sistemi spaziali avversari. Il controllo dello spazio nel 2050 sarà aggressivamente contestato – già lo è. I sistemi spaziali avversari potrebbero includere armi preposizionate nello spazio per attacchi terrestri. Gli Stati Uniti non possono permettersi di cedere il controllo dello spazio a un avversario e la forza congiunta e combinata non può operare se i sistemi spaziali avversari sono autorizzati a colpire la forza congiunta impunemente. Senza servizi spaziali resilienti e protezione dai sistemi spaziali avversari, la forza congiunta del 2050 fallirà”.

Il concetto è chiaro.

Ed eccoci giunti al punto. Il report del Department of the Air Force dice che “è in corso una rivoluzione nei costi sia del lancio spaziale che dei sistemi spaziali. Resta da vedere se le ambizioni commerciali di estrarre materiali dalla luna o colonizzare Marte siano realistiche, ma non c’è dubbio che il costo dell’accesso allo spazio e dei sistemi satellitari è stato drasticamente ridotto. Questa tendenza continuerà. Ci sono anche forti indicazioni che le architetture proliferate e le costellazioni commerciali per comunicazioni e osservazione continua della terra continueranno ad esistere o crescere in capacità. Gli sviluppi commerciali nella mobilità spaziale, nella logistica e nell’assemblaggio e nella manifattura nello spazio hanno anche il potenziale per rivoluzionare le applicazioni dei servizi verso, in e dallo spazio. Questi sviluppi stanno creando minacce significative e opportunità per le forze congiunte che sia la Cina che gli Stati Uniti stanno già sfruttando”.

La domanda è: aspettiamo che i burocrati di Bruxelles abbiano sistemato il gioco degli assetti clientelari o procediamo? Procedere significa fare come fa Giorgia Meloni: accordi bilaterali alla faccia di chi non vuole capire che il mondo è cambiato o lo capisce bene e gioca a fare il cinese, come lo stanno facendo i socialisti tedeschi fino a quando, si spera, le elezioni non li mandino a casa definitivamente.

E qui arriviamo all’Italia e allo spazio.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato che alla Difesa un sistema di 6.700 satelliti in orbita bassa che potrebbero presto diventare 42.000 potrebbe essere molto utile.

Afferma Crosetto: “Nell’anno appena concluso abbiamo operato ad esempio nell’Indopacifico, in Africa, in Medio Oriente, in Nord Europa, in Est Europa, in attività che richiedono comunicazioni affidabili, sicure e continue. In ambito nazionale […] questi servizi vengono erogati dai satelliti geostazionari Sicral, che sono affidabili ma offrono una copertura geografica e banda limitate. Ne consegue che la Difesa è interessata, anzi è obbligata, ad integrare questa capacità con quella fornita da satelliti in orbita bassa, che offrono maggiore continuità, copertura, minor tempo di latenza […]. L’Autorità delegata per lo spazio ha dato mandato all’Asi di avviare uno studio teso a sviluppare questi servizi esplorando ogni tipo di soluzione esistente al mondo. A livello europeo c’è il programma Iris2 che prevederà a regime 290 satelliti con tempi di realizzazione ancora da quantificare, ma che vanno oltre il 2030 […] C’è quindi l’esigenza di valutare ogni soluzione tecnicamente atta a fornire le capacità nelle more del completamento dei programmi proprietari o di collaborazione“.

Al di là della normale cautela politica, non vi è dubbio che Starlink di Elon Musk, composta da oltre 7.000 satelliti in orbita bassa e 30.000 in via di autorizzazione, sia la soluzione migliore per costi e per tempistica.

L’alternativa dei quattro barboni europei è Iris2, il progetto europeo che dovrebbe partire all’incirca nel 2030 e che prevede la realizzazione di una costellazione di satelliti propria da sfruttare per le comunicazioni governative e di sicurezza. Il progetto, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), è stato approvato con il Regolamento (UE) 2023/588 a valere sui fondi del quadro finanziario pluriennale dell’UE 2021-2027, per una cifra di circa 3 miliardi di euro, con l’obiettivo di assicurare una quota rilevante anche sulla programmazione successiva (2028-2035) e il nostro Paese partecipa con 750 milioni di euro.

L’importo complessivo di progetto è di 10,6 miliardi, di cui 6,5 miliardi provenienti da fondi pubblici, tra cui Esa, e 4 miliardi dai privati.

Iris2 sarà composta da 290 satelliti in orbita bassa e in orbita media, per garantire i servizi sia per i governi che per i cittadini e le imprese nell’Unione europea.

Qualsiasi ragionamento di deterrenza e non di “mentalità di guerra” deve essere pragmatico, veloce, efficiente, perché il tempo è una risorsa molto limitata.

Cinesi e russi non aspettano i giochetti di Bruxelles. La conseguenza è che se ci sono gli americani di Donald Trump, leggasi gli Alleati, che ci offrono una copertura rapida, sicura e in tempo reale, per quale motivo dovremmo aspettare gli interessi di quattro barboni?

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui