
di Carlo Di Stanislao
“Il romanticismo di Lynch resiste al tempo perché è fatto di carne, sangue, ormoni ma soprattutto della materia di cui sono fatti i sogni. Da Twin Peaks a Elephant Man, passando per Cuore Selvaggio: l’arte del regista americano – morto a 78 anni – segna per ogni spettatore un prima e un dopo”
Teresa Marchesi
È morto, all’età di 78 anni, il leggendario regista statunitense David Lynch. Maestro indiscusso del mondo inconscio e onirico, è stato amato e apprezzato in tutto il mondo per opere cinematografiche come Blue Velvet, Mulholland Drive e la serie tv Twin Peaks. “C’è un grande buco nel mondo ora che non è più con noi ma, come direbbe lui, tieni d’occhio la ciambella e non il buco”: con queste parole la famiglia ha dato all’annuncio della scomparsa con un post su Facebook.
Vincitore di una Palma d’Oro a Cannes e del Leone d’oro alla carriera a Venezia nel 2006 e del Premio Oscar alla carriera nel 2020, David Lynch è un autore che ha lasciato un segno tangibile nel nostro contemporaneo. Come sosteneva lui stesso “il cinema è una bella bugia che ci racconta la verità” e lui di verità recondite ne ha raccontate diverse, entrando con disinvoltura nell’invisibile della mente. Horror, noir, giallo e surrealismo, il suo cinema è stato un insieme di elementi fantastici da cui farsi trascinare e trasportare, di più dimensioni in cui perdersi e scoprire qualcosa in più.
Lascia al mondo intero un’eredità cinematografica circoscritta ma densa. Da Blue Velvet a Dune passando per Twin Peaks, il surrealismo e il noir hanno avuto in lui un maestro indiscusso.
Harmony Korine ha omaggiato il regista: “David Lynch è stato uno dei nostri grandi artisti, un regista di livello Mount Rushmore, davvero un GOAT. Ha cambiato la vita di molte persone. Non ce ne sarà mai un altro come lui, perché ha fatto film in un momento della storia in cui niente del genere era mai stato sperimentato prima. Viviamo in un’epoca in cui tutto è stato visto. Lynch ha inventato un nuovo linguaggio[…]” mentre James Gunn, co-CEO dei DC Studios, ha ringraziato Lynch sostenendo come il suo lavoro sia stato di grande ispirazione per tutto il cinema. Alle parole del regista di Superman fa eco il regista americano Jason Zada: “David Lynch è stato una grande fonte di ispirazione per me quando ero piccolo. Ricordo di aver visto Eraserhead in VHS e di averlo riguardato più e più volte – scrive Zada su X – I suoi film, la sua voce, il suo programma televisivo Twin Peaks mi hanno plasmato quando ho iniziato. Era un regista senza paura, un visionario e un’icona”.
Parole di commiato anche per Jane Schoenbrun: “Come Kafka, come Bacon, ha dedicato la sua vita ad aprire un portale – si legge in un post su X della regista di I saw the TV glow – È stato il primo a mostrarmi un altro mondo, uno splendido mondo di amore e pericolo che intuivo ma che non avevo mai visto al di fuori del sonno. Grazie David, il tuo dono riecheggerà per il resto della mia vita”. Anche Ron Howard ha salutato per l’ultima volta David Lynch:”Un uomo gentile e un artista coraggioso che ha seguito il suo cuore e la sua anima e ha dimostrato che la sperimentazione radicale può produrre un cinema indimenticabile”.
La sua carriera era iniziata nel 1977 con Eraserhead – La mente che cancella, un horror realizzato fra mille difficoltà, che ottenne un clamoroso successo di critica e che gli aprì le porte della Hollywood che conta. David Lynch era nato a Missoula, nel Montana, in una di quelle piccole città che da sempre ha amato raccontare nei suoi film e soprattutto nella sua serie tv più famosa, I segreti di Twin Peaks. Da sempre regista di nicchia, ha ottenuto il successo del grande pubblico proprio quando arrivò nelle case degli americani con questa serie ambientata nella fittizia cittadina montana di Twin Peaks, la cui apparente tranquillità viene turbata dal ritrovamento del cadavere di Laura Palmer, una delle ragazze più popolari della città.
Grazie alla sua singolarità e al distacco stilistico rispetto ai programmi del palinsesto televisivo dell’epoca, la serie diventò presto oggetto di culto, reclutando una vasta schiera di fan e ancora oggi, a distanza di due decenni viene considerata come una delle più importanti ed influenti della storia della fiction televisiva.
Caratteristico di tutta l’opera di Lynch è il sogno come veicolo di connessione della trama e dei personaggi. I suoi progetti, spesso astratti, non vengono mai spiegati. “Io non credo che la gente accetti il fatto che la vita non ha senso. I miei film raccontano di strani mondi dove non puoi entrare a meno di non costruirli tu stesso, amo andare in questi strani mondi”, spiegava. Fuoco cammina con me, prequel cinematografico di Twin Peaks è un esempio di questi viaggi in mondi onirici. Il film vede anche la collaborazione di David Bowie.
Sposato quattro volte, con Peggy Lynch, Mary Fisk, Mary Sweeney e, dal 2009, con Emily Stofle, il regista ha tre figli, avuti dalle prime tre mogli. Alla fine degli anni Ottanta intraprese una relazione non sfociata in un matrimonio con Isabella Rossellini, che incontrò in un ristorante a Los Angeles, quando stava per girare Velluto Blu. “Venni colpito dalla sua bellezza e dissi all’amico che ci presentò: ‘Potrebbe essere la figlia di Ingrid Bergman’. Lui mi rispose: ‘Sei un idiota. Lei è la figlia di Ingrid Bergman’”.





