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SIRIA, IN EVIDENZA LE NUDITÀ DELLE MENZOGNE GLOBALISTE

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Il teatro siriano, in tutta la sua drammaticità, fatta, come era prevedibile, di massacri, di vendette, di eliminazioni sommarie, perché i tagliagole cambiano vestito ma non cambiano pelle, sta mettendo, nude, in vetrina, molte verità del trentennio che ci sta alle spalle, dove al globalismo sono coniugati lo schiavismo e la menzogna.

Leonardo Panetta, ottimo giornalista, su X scrive che “tra coloro che hanno rovesciato il regime di Assad ci sono anche molti Uiguri cinesi, repressi e combattuti in Patria, alleatisi con Al Nusra e che hanno combattuto nell’area di Idlib”.

In un video Panetta mostra il loro ingresso a Latakia.

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“La vera scommessa della Siria – sostiene il giornalista che scrive da Bruxelles – sarà la convivenza tra fazioni diverse dei ribelli, formate non solo da siriani dato che la cosiddetta guerra civile è stata quasi da subito un conflitto globale con miliziani da tutto il mondo, unitesi nella lotta ad Assad, ma che ora devono trovare una nuova causa comune”.

Degli uiguri, popolazione turcomanna di religione islamica, ridotta in schiavitù in Cina, nello Xiniang, si è occupato il Parlamento europeo in una risoluzione, nella quale si stigmatizza la situazione da gulag nella quale  gli appartenenti a quel popolo, e non solo loro, sono costretti a vivere, e si afferma che “nello Xinjiang, vivono più di 10 milioni di uiguri musulmani e di kazaki “ e che la condizione di vita” è peggiorata rapidamente, in particolare da quando nel 2014 è stata lanciata una campagna del governo cinese di dura lotta contro il terrorismo violento e che gli uiguri e altre minoranze etniche prevalentemente musulmane della regione autonoma uigura dello Xinjiang sono stati soggetti a detenzione arbitraria, tortura e gravi restrizioni culturali e della pratica del loro culto, nonché a un sistema digitale di sorveglianza così invasivo da controllare ogni aspetto della loro vita quotidiana mediante telecamere per il riconoscimento facciale, scansione dei telefoni cellulari, raccolta, aggregazione e trattamento illegali di dati personali su vasta scala e una presenza delle forze di polizia massiccia e intrusiva”. Nella risoluzione si afferma inoltre che “vi è stato un generale rafforzamento del regime cinese e un inasprimento del trattamento delle minoranze, in particolare degli uiguri, dei tibetani e dei mongoli, con l’obiettivo di assimilarle attraverso l’imposizione dello stile di vita della maggioranza cinese e dell’ideologia comunista”.

Secondo il Parlamento europeo “più di un milione di persone, sono o sono state detenute nei cosiddetti centri di “rieducazione politica”, in quella che è la più grande detenzione di massa di una minoranza etnica finora mai attuata a livello mondiale” e che “il sistema dei campi di internamento nella regione autonoma uigura dello Xinjiang è in espansione, con oltre 380 sospetti centri di detenzione che sono stati costruiti o ampliati a partire dal 2017 e almeno 61 centri di detenzione costruiti o ampliati tra luglio 2019 e luglio 2020”.

Secondo quanto afferma sempre il Parlamento europeo, “bambini piccoli sono stati mandati in orfanotrofi gestiti dallo Stato anche se solo uno dei loro genitori è detenuto nei campi di internamento e che, secondo i risultati delle ricerche, alla fine del 2019 oltre 880. 000 bambini uiguri erano stati collocati in centri di accoglienza”.

Inoltre, sostiene sempre il Parlamento europeo, “ricerche affidabili mostrano che le autorità cinesi hanno attuato un programma ufficiale di misure mirate di prevenzione delle nascite nei confronti delle donne uigure nel tentativo di ridurre il tasso di natalità uigura e che, nell’ambito di tale programma, le autorità cinesi sottopongono sistematicamente le donne uigure in età fertile ad aborti forzati, iniezioni intrauterine e sterilizzazioni e che l’80 % di tutti i nuovi impianti di dispositivi intrauterini in Cina nel 2018 sono stati eseguiti nella regione uigura, la cui popolazione rappresenta soltanto l’1,8 % della popolazione totale del paese”.

https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2020-0375_IT.html

E’ del tutto evidente che la presenza di ribelli uiguri tra coloro che hanno deposto Assad non favorirà i rapporti tra chi ora comanda in Siria e la Cina, che si era messa a tentare di penetrare nell’area fino a farsi mediatrice di intese tra Arabia Saudita e Iran.

Sin qui il dato geopolitico, ma la vera vergogna riguarda la menzogna colossale di un Occidente che si fa misericordioso con le Ong che trasportano i migranti, con la copertura del Vaticano di Bergoglio, mentre si avvale degli schiavi cinesi per produrre a basso costo nelle sue aziende delocalizzate.

Il Vaticano, tanto solerte nel contrattare con la Cina, non si vergogna minimamente di quanto accade agli schiavi al servizio delle multinazionali, secondo una logica gesuitica proclive alla doppiezza.

Australian strategic policy institute, da tempo, ha denunciato come alcuni fornitori cinesi di grossi marchi internazionali come Nike, Apple, Volkswagen abbiano utilizzato nei loro stabilimenti operai uiguri su ordine di Pechino.

L’inchiesta dell’Australian strategic policy institute  è stata resa nota dal centro sudi Aspi e dall’ Washington Post.

https://www.aspi.org.au/report/uyghurs-sale

Dall’indagine emerge che tra il 2017 e il 2019 oltre 80mila uiguri, l’etnia di religione musulmana che vive principalmente nella regione autonoma dello Xinjiang in Cina, sono stati obbligati dallo Stato a lasciare le loro case e a lavorare in fabbriche di diverse regioni del Paese di mezzo.

Secondo Aspi i trasferimenti forzati nelle fabbriche lontane dalla regione di provenienza, e nelle quali i lavoratori vivono rinchiusi, sottopagati e senza poter uscire, rappresentano una nuova fase della strategia di repressione adottata da Pechino contro questa minoranza. In sostanza, queste fabbriche sembrano funzionare come dei** **“campi di lavoro” in cui le persone trasferite sono sorvegliate costantemente da un apparato di controllo direttamente gestito dalle autorità.

Molte di queste fabbriche appartengono ad aziende che forniscono materiali e prodotti ad alcune grandi multinazionali, che vanno dalla tecnologia all’abbigliamento fino all’automotive. Complessivamente dal 2017 in nove province cinesi circa 27 fabbriche che lavorano per oltre 83 marchi internazionali hanno impiegato lavoratori uiguri inseriti nei programmi governativi di trasferimento forzato.

Il diavolo insegna a fare le pentole, ma non i coperchi e così, ora, in Siria, la presenza di milizie uigure, mette sotto la lente di ingrandimento la menzogna di un Occidente che, mentre condanna le autocrazie e le dittature, se ne avvale per degli sporchi interessi che perpetuano lo schiavismo, aborrito dall’ideologia woke e praticato nella logica globalista.

Le èlite, come al solito, vogliono che il popolo si penta per essere stato schiavista, mentre a gestire il traffico degli schiavi erano e sono loro. Il popolo deve pentirsi, recitare il mea culpa, inginocchiarsi su ordine di quattro idioti propagandisti da strapazzo nella logica del black lives matter, mentre lor signori continuano imperterriti a schiavizzare.

La menzogna istituzionalizzata è diabolica e di questo infatti si tratta: di un disegno diabolico, perpetrato nei secoli in forma diverse, ma nella sostanza sempre uguale.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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