
È stato cacciato dalle ex colonie del Sahel. Via dal Mali, dal Niger, dal Burkina Faso. Ora via anche dal Senegal. Distrutta la Francafrique.
Ha trasformato Parigi nella capitale europea del wokismo, del gender fluid e del green, spegnendo persino la fiaccola olimpica (il fuoco) sostituita da led e vapore: la finzione al posto della realtà.
Ha fatto cavalcare alla Dea Sequana le acque torbide della Senna.
Ha ridotto l’economia francese ad uno straccio peggiore di quella greca, sulla quale i suoi predecessori, assieme alla Germania, hanno giocato allo scasso, distruggendo un Paese che si è dovuto vendere per sopravvivere.
Con Olaf Sholz ha distrutto l’asse franco tedesco, buttando nel cestino la grandeur francese assieme alla teutonica idea di essere über alles.
Ha sproloquiato sull’intervento di truppe francesi in Ucraina, tentando di ergersi a comandante in capo di una futuribile (probabilmente impossibile) forza militare europea.
Ha fatto di tutto per far eleggere per la seconda volta Ursula von der Leyen con una maggioranza che nell’arco di pochi mesi è crollata su sé stessa.
Dopo le europee, che ha perso, ha indetto elezioni anticipate, alleandosi con la sinistra contro la Le Pen, salvo poi tradire, in tempo reale, la sinistra per costituire un governo Barnier tenuto in piedi, per poco, dall’astensione della le Pen.
Campione mondiale del fregolismo, straordinaria rapidità nel cambiare aspetto e personaggio durante la recita.
Chi è costui?
È Emmanuel Macron, il pupillo dei Rothschild, amato dai sinistroidi italiani (la sinistra era una cosa seria) in fila per servire l’Eliseo; è il novello Napoleone in sedicesimo, che ha condotto la Francia allo sbando.
Le elezioni anticipate dello scorso luglio hanno prodotto un Parlamento diviso in tre blocchi contrapposti (sinistre, centristi, destre radicali).
Ci sono voluti cinquanta giorni per nominare Barnier (il 5 settembre) e stavolta potrebbe essere ancora più difficile varare un altro gabinetto, anche se Macron intenderebbe, secondo alcune fonti, nominare rapidamente un nuovo primo ministro.
La Costituzione francese impone che l’Assemblea possa essere sciolta non prima di 12 mesi dallo scioglimento precedente, quindi il rischio è che Parigi resti fino all’estate in una lunga instabilità politica, in un momento in cui anche la Germania è indebolita e vicina a elezioni anticipate e poche settimane prima che il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump rientri alla Casa Bianca.
La macroniade, pertanto, è la storia di una serie di sconfitte dovute a incapacità evidente e a posizioni politiche fuori dalla realtà. Il pupillo dei Rothschild non è stato all’altezza del compito.
Se avesse un minimo di senso della realtà, Emmanuel Macron ci libererebbe della sua presenza in politica. Anche per lui si aprirebbero orizzonti di gloria come consulente internazionale, conferenziere, ma la sua ormai nota arroganza lo porterà, come fu per Napoleone, a non capire che quando una storia è finita, è finita e così il finale dello show ormai tragico dell’inquilino dell’Eliseo potrebbe essere Sant’Elena.





