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AUTO IN MEZZO AL GUADO E IN EUROPA I NODI VENGONO AL PETTINE

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Riccardo Ruggeri è un ex Ceo dell’ex Fiat, che ha iniziato la sua carriera partendo da operaio per salire tutti i gradini del gruppo Agnelli  e che la macchina e il suo funzionamento la conosce molto bene.

Questo signore novantenne resta molto lucido nelle sue analisi,  specialmente per quanto avviene nel settore dell’auto in Italia, in Europa e in America e ben individua “le grandi e gravi colpe” di chi ha scelto di usare un settore strategico come quello dell’auto “per imporre“, per via legislativa, il percorso della “green deal”.

Usare la finanza e gli aiuti di Stato con una “fiscalità perversa“, pensando di imporre un percorso autoritario, con il pretesto di una lotta a tutela dell’ecologia nella sola Europa, è stata una scelta suicida.

Pensare di usare gli aiuti di Stato in favore delle aziende produttrici per garantire lauti e costanti dividendi agli azionisti e ai loro Ceo, mentre si bloccavano i salari e di conseguenza le pensioni degli operai e tecnici, ha rappresentato una scelta cinica e immorale.

La domanda che si pone di conseguenza riguarda, in questo contesto, il ruolo giocato dal mondo sindacale rispetto ad una politica europea che spingeva verso “il green deal“ dei talebani capitanati dal presidente Ursula Von der Leyen.

Le conseguenze di un fenomeno tanto perverso ha scientemente spinto verso una delocalizzazione produttiva verso la Cina .

Domanda decisiva che va rivolta a Landini & c. (c in piccolo ), che oggi sbraitano proponendo “la rivolta sociale”: erano gli stessi che, come “gli struzzi“, non riuscivano a comprendere cosa significavano “gli aiuti di Stato che propugnavano per le aziende che applicavo il green deal“ ma, non bloccavano in contemporanea la distribuzione dei dividendi ai propri azionisti e/o i notevoli incentivi ai propri Ceo?

Forse a questo punto, in primis, serve prioritariamente spuntare “le molte lingue biforcute“ per cercare di risolvere un problema strategico come quello del settore auto per il futuro.

Come scrive Mario Adinolfi: ”La Cgil è l’associazione con più iscritti in Italia, dai dati del tesseramento del 2023 ne risultano 5.149. 885. La missione sarebbe quella di difendere i salari. Una missione svolta malamente se i salari si riducono dal 1991, dato prodotto dal centro studi della Fondazione Di Vittorio. In sostanza è una autodichiarazione di fallimento”.

Aprire un dibattito sulle complicità implicita ed esplicita è la storia con i suoi freddi e crudi dati a farlo rilevare oggi. Altro che invettive sulla “rivolta sociale”. Si può ben osservare la cinghia di trasmissione, applicata con molto pragmatismo, con tutti i governi che coinvolgevano il Pd.

Il gioco dei bassi salari ha responsabili ben visibili in molti ambiti politici e finanziari. Inutile negare l’evidenza che di fronte a tutti .

Senza un serio e ferreo “esame di realtà“ sulle troppe e multiple responsabilità politiche economiche, produttive e finanziarie dei troppi protagonisti in campo, con tutta probabilità non si può arrestare una narrazione tossica, lesiva per una ripresa produttiva di un settore importante e strategico come quello dell’auto.

Il quadro di riferimento si può solo modificare sul piano internazionale se, come va sostenendo da tempo Silvano Danesi, il recupero del quadro politico avviene solo con un impegno di tutti gli attori in campo, che accettano la filosofia della “reciproca affidabilità“.

“Affidabilità“ parola magica per la geopolitica ma anche per lo sviluppo industriale e produttivo.

Basta trucchi e “ottimati“ in campo, segno di disgrazie infinite.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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