Home Politica estera IL CALENDARIO DELL’AVVENTO – PARTE I

IL CALENDARIO DELL’AVVENTO – PARTE I

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di Cosimo Risi

La scena internazionale è in subbuglio. Dati i tempi, il subbuglio comporta una striscia di lutti e distruzioni. I belligeranti accrescono la pressione per consolidare le posizioni sul terreno e conquistarne di nuove. Nell’ora della trattativa partiranno da una piattaforma più avanzata. Il cessate il fuoco, la prima fase, congela le posizioni in cui si trovano al momento, da quelle sarà difficile recedere a conclusione dell’accordo.

Rammarica, non sorprende, che la tregua in Libano sia costantemente violata dalle parti, ciascuna che accusa l’altra di non rispettarla. I miliziani di Hezbollah si spingono a sud del Fiume Litani e sono bersagliati dalle IDF. I Libanesi, prima festanti per strada, corrono di nuovo nei rifugi per ripararsi dai bombardamenti israeliani.

Si aggiunge la crisi in Siria. Gli attori esterni, dai soliti USA e Russia per finire a Turchia, Israele, Iran, dichiarano di cercare una via d’uscita che non sia l’ennesima puntata della guerra civile. Il Presidente Bashar al-Assad torna da Mosca con l’assicurazione che la Russia resta al suo fianco. In quale misura ora che è fortemente impegnata sul fronte ucraino?

La Turchia spinge i ribelli del gruppo Hayat Tahir al-Sham (HTS) da Aleppo verso le città vicine fino a Damasco, nel frattempo gioca la partita contro i Curdi del Rojava. Israele e Stati Uniti coprono dall’alto l’avanzata dei ribelli, allo scopo di indebolire il regime di Damasco e, per traslato, la Russia.           

Tutte le parti sfogliano il calendario dell’avvento. Arriverà il giorno in cui Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca e riscatterà la politica americana dall’equivoco della transizione fra le due Amministrazioni. Fra i Democratici ed i Repubblicani, salvo alcuni principi di fondo, le visioni sono manifestamente diverse.

C’è dunque chi aspetta il nuovo Presidente con ansia, specie gli Europei che temono il declino se non la fine della cuccagna dell’ombrello americano, e chi con sollievo, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu per scegliere due nomi a cas

Nel suo Libertà (Rizzoli, 2024), Angela Merkel, la statista dei primi del XXI secolo, traccia un profilo di Trump e Putin che merita di essere letto per capire i protagonisti del Grande Gioco. Quello che, da Cancelliera federale, provò a giocare e che ora pare difficile al suo successore a Berlino ed a buona parte dei dirigenti europei.

“Il 17 marzo 2017, andai da lui a Washington. Avevo organizzato la visita nel minimo dettaglio, perché l’incontro suscitava grande interesse in Germania e, in parte, anche negli Stati Uniti. Quando arrivai alla Casa Bianca, Trump mi accolse sulla soglia con una stretta di mano alla presenza dei giornalisti. Prima di ritararci nello Studio Ovale per un colloquio privato, comparimmo una seconda volta davanti ai media. Quando reporter e fotografi ci chiesero un’altra stretta di mano, lui li ignorò”.

Inutile fu il suggerimento che Angela Merkel gli sussurrò, Trump voleva produrre l’effetto di distacco, così dimostrando “la volontà di far parlare di sé, mentre io avevo agito come se avessi a che fare con un interlocutore dal comportamento normale”.

Trump la tempestò di domande sulla Germania Orientale, di cui era originaria, e sui rapporti con Vladimir Putin: “evidentemente subiva il fascino del Presidente russo… ebbi l’impressione che fosse incuriosito dai politici con tratti autocratici e dittatoriali”.

Dalla visita a Washington la Cancelliera maturò l’idea che trattare con Trump fosse impresa ardua se non impossibile: “giudicava ogni cosa dal punto di vista dell’imprenditore edile che era stato prima di entrare in politica”.               Continua

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  • Redazione

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