
di Lucio Leante
L’elezione di Donald Trump negli USA, la contemporanea profonda crisi dei partiti di sinistra e la parallela crescita di partiti conservatori e di destra in Europa, sono anche, se non soprattutto, segnI di una rivolta dei ceti popolari e medi occidentali contro gli eccessi, le assurdità e le follie del movimento “woke”.
Quella paccottiglia ideologica del “pensiero unico” cresciuto a ridosso della “neo lingua” politicamente corretta, a cui la sinistra mondiale si è legata facendone la propria identità ideologica è rifiutata dalle maggioranze occidentali e sembra già iniziata .la sua parabola discendente.
Ma se cade l’una cadrà anche l’altra. Simul stabunt, simul cadent.
Anche una parte dei magnati del capitalismo finanziario e industriale, finora acquiescente, per convenienza e sussidi, alla corrente ideologica dominante, sta cominciando a staccarsene, come dimostra il caso, emblematico e non isolato, di Elon Musk.
Il culmine di quel movimento sembra essere ormai alle nostre spalle. Esso sembra avere iniziato la sua parabola discendente dopo la sua fase acuta manifestatasi negli ultimi 20 anni di movimenti woke che, nonostante il loro apparente successo, hanno manifestato contraddizioni ed creato esacerbate opposizioni:
il movimento immigrazionista dell’“accogliamoli tutti” si è dimostrato, sia negli USA, sia in Europa insostenibile, e sta creando negli USA come in Europa gravi problemi di sicurezza e di ordine pubblico;
il movimento della “cancel culture” con le sue auto-flagellazioni e la sua iconoclasta distruzione di monumenti e di simboli della cultura americana ed occidentale ha creato reazioni di auto-difesa identitaria oltre che migliaia di vittime di gogne mediatiche nelle università, nelle amministrazioni pubbliche e persino nelle imprese private;
il movimento del “me-too” (2017) delle nuove “trans-femministe intersezionali”, alleate dei trans e del maschilismo e patriarcato non bianchi, ha creato fratture nell’universo femminista e femminile colpevolizzando e degradando non solo il maschio bianco ma anche la donna bianca eterosessuale, che si sono sentiti entrambi oltraggiati;
il movimento “black lives matter” ha generato un razzismo anti-bianco oltre che violenze e saccheggi in diverse città americane, a cui la sinistra dem americana aveva risposto con le proposte di de-finanziare la polizia e di abolire quella di frontiera. Ciò ha creato ansie securitarie ed una profonda sfiducia nell’intero Partito democratico americano;
L’ideologia del gender promossa dalle lobby trans si è tradotta in intolleranti violazioni della libertà di espressione, leggi per l’auto-identificazione arbitraria del genere (approvate anche in Spagna e Germania da governi di sinistra), in lavaggi del cervello ai ragazzini nelle scuole e in quelle dannosissime e irrimediabili transizioni sessuali anche per bambini impuberi, che sono apprse a molti come vere e proprie violenze sui minori, appoggiate e incoraggiate persino dal presidente democratico Joe Biden in persona;
il movimento dell’ambientalismo apocalittico e catastrofista, che ha avuto la sua fase parossistica nel “gretismo” è entrato in crisi anche negli USA, dove ha messo in crisi (come in Europa) l’industria automobilistica nazionale, favorendo le auto elettriche ed altre produzioni “verdi” cinesi;
Tutti questi movimenti sono estinti o sulla via del tramonto. Languono sotto il peso dei conflitti ed opposizioni reali che creavano e creano con gli interessi e le sensibilità della maggioranza delle popolazioni occidentali; e delle contraddizioni interne non solo logiche, ma anche conflitti reali (esemplare quello tra i trans e le femministe, e quello tra gli stessi trans ed i “gay”) ed anche all’interno di ciascuno di quei movimenti (quello tra le femministe intersezionali che favoriscono le donne non bianche e lesbiche e le femministe classiche sostenitrici dell’unità dell’universo femminile).
In questi ultimi mesi più o meno gli stessi soggetti e gruppi che hanno animato quei movimenti woke stanno convergendo in un movimento “filo- palestinese”, nato non a caso nelle università americane e, paradossalmente, come in Europa, dopo il pogrom anti-ebraico del 7 ottobre 2023.
Il movimento “filo-Pal” è entrato a far parte quasi automaticamente del movimento woke che ha assorbito, per anti-occidentalismo, persino l’anti-semitismo mascherato da anti-sionismo ed anti-Netaniahu. Ma ciò ha creato divisioni interne al movimento woke, al partito Democratico ed un conflitto con l’amministrazione Biden che ha continuato a sostenere militarmente e finanziariamente Israele.
Tuttavia è prevedibile che quando le operazioni militari israeliane a Gaza e in Libano avranno termine con un cessate il fuoco (una tregua), finirà del tutto anche in Europa. Qui la bandiera palestinese viene usata come stendardo comune in manifestazioni variamente motivate: contro la violenza sulle donne, contro i cambiamenti climatici, contro il razzismo, contro la omo-trans-fobia, e in Italia persino nelle manifestazioni sindacali e in tutte quelle contro il governo di centro destra.
Ciò indica che lo stesso movimento woke tende a diventare un movimento limitato a quei soggetti e gruppi marginali, anarcoidi, perennemente “alternativi”, “antagonisti” e “rivoluzionari”.
Ma soprattutto l’ideologia woke sta perdendo l’ambiguo sostegno finora ricevuto dell’establishment americano ed europeo.
Gli industriali, in primo luogo quelli dell’automobile, finora allettati dai folli sussidi statali alle fonti green, alle auto elettriche e ad altri prodotti green, ora che tutti gli stati occidentali stanno dimagrendo quei sussidi, stanno cominciando a pagare il conto, con la crisi del settore automobilistico e di altri settori, del folle dirigismo green della “transizione verde”, parte integrante dell’ideologia woke.
Quell’ideologia sta perdendo anche il sostegno dei grandi Fondi di investimento internazionali che, per le stesse ragioni, finora hanno incentivato gli investimenti green e che ora mostrano una crescente cautela, disinvestendo da quei settori gonfiati dal sostegno pubblico.
Quell’ideologia sta perdendo appoggi persino tra i magnati dei grandi social, definiti anche per la loro adesione al politicamente corretto, ed alle sue intolleranti violazioni della libertà di opinione, del “capitalismo woke”. Non a caso Musk ha comprato Twitter. Egli si ritiene personalmente una vittima dell’ideologia woke e soprattutto delle lobby trans che ne sono state finora la più influente lobby. Lo indussero a firmare l’autorizzazione alla transizione sessuale per suo figlio che oggi ne soffre acutamente e lo odia.
Con la vittoria di Trump (e di Musk), insomma, quell’ideologia e quel movimento sembrano destinati a perdere il sostegno dell’intero establishment politico ed economico americano. E ciò potrebbe essere loro fatale perché è proprio quel sostegno politico ed economico a spiegarne il successo goduto finora.
Quel movimento non è solo – come molti analisti mostrano di credere – il frutto di tendenze ideologiche iper-liberali autonome nutrite da tempo dalle élite intellettuali radicali occidentali; tendenze che sarebbero state alimentate solo dall’esplosione dei social su Internet dal 2005 in poi. Quel movimento è stato – ed è ancora- collegato a filo doppio con il progetto politico della sinistra politica mondiale, egemonizzata dalla sinistra “dem” americana”.
Quest’ultima, dopo la fine della guerra fredda, ormai libera dai suoi vincoli strategici, ha potuto esplicitare tutto il messianesimo salvifico e “rivoluzionario” (proiettato sia all’interno, sia all’estero) da essa stessa covato in seno da sempre, ma fino allora frenato dai vincoli della guerra fredda. I suoi leader hanno così potuto concepire (subito seguiti come una stella polare dai leader della sinistra europea, rimasti orfani ideologici della rivoluzione comunista) il progetto di fondare una lunga “Era progressista” ed un nuovo ordine interno ed internazionale, basato su una “nuova alleanza” tra tutte le élite radicali delle minoranze etniche e sessuali, alle quali si aggiungevano naturalmente gli ambientalisti radicali del movimento “verde” anti-industriale e anti-occidentale.
Secondo quel progetto le masse di immigrati, le masse delle donne mobilitate dal femminismo, gli omosessuali, i transessuali (e altri gruppi di “sessualmente diversi”) nonché gli ambientalisti radicali si sarebbero aggiunti al tradizionale proletariato interno che sarebbe rimasto (nei calcoli errati della sinistra occidentale) in maggioranza fedele alla sinistra.
E’ accaduto invece che non solo il proletariato interno, ma anche fette importanti di diverse minoranze, abbiano in gran parte abbandonato la sinistra proprio per gli eccessi, le contraddizioni e le follie del movimento woke, con cui la sinistra si era compromessa. Ed hanno votato per Trump.
Non si può spiegare il successo degli anni passati del movimento woke, e del pensiero unico politicamente corretto, tra le élite intellettuali occidentali, se si prescinde dall’appoggio che esso ha ricevuto dall’establishment politico-economico e dai media di sinistra nei paesi occidentali.
Non si può comprendere lo stesso movimento woke nel suo significato complessivo, se non si comprende che quella super-ideologia è nata e si è sviluppata attorno ad alcune ideologie della sinistra radicale anti-occidentale del ‘900:
il neo-marxismo gramsciano dell’egemonia come rivoluzione culturale;
il gran rifiuto della civiltà occidentale dei filosofi di Francoforte;
il relativismo assoluto nichilista e decostruzionista (della cultura occidentale) dei vari filosofi post-modernisti.
Queste tendenze avevano due punti in comune: erano rivoluzionarie e, quindi, erano ostili alla cultura ed all’intera civiltà occidentale. Infatti esse combattevano in Occidente (e, di fatto, solo qui) non solo la struttura economica capitalista e il regime liberale occidentale, ma anche la religione (cristiana), la famiglia, lo Stato nazionale, la scienza (ritenuta borghese) ed il senso comune diffuso in Occidente.
Esse erano già confluite nella reviviscenza del mito della rivoluzione che animò il movimento degli studenti e degli intellettuali adolescenziali del 1968 ed hanno avuto una nuova confluenza in quasi tutte le istanze del pensiero unico politicamente corretto che oggi persegue gli stessi fini con mezzi aggiornati (quelli mediatici). Di quelle ideologie politiche rivoluzionarie (in senso culturale) il movimento woke è l’erede e la continuazione con nuovi mezzi (soprattutto culturali e mediatici) con la messa in scena di una rivoluzione culturale post-moderna e anti-occidentale.
Quest’ultima rivoluzione, nell’Occidente opulento, liberale e democratico di oggi, non ha possibilità di successo, nonostante che negli scorsi decenni è sembrata essere penetrata stabilmente nell’establishment politico ed economico nello stesso cuore dell’Occidente oltre che nelle università, nei grandi media, a Hollywood, nelle aziende ed amministrazioni pubbliche e private.
Quella velleitaria rivoluzione culturale non ha un’ideologia coerente, essendo il pensiero woke una paccottiglia sincretica di varie istanze eccentriche e contraddittorie, che creano opposizioni esterne ed interne, tanto da apparire una giustapposizione di follie da radical chic;
non ha un vero centro direttivo. Benché la sinistra dem americana sia riuscita in passato a ricattare l’intero Partito Democratico e l’intero establishment americano, compresi i grandi media, è rimasta solo una corrente di estremisti, guidati da una leader divisiva come Alexandra Ocasio Cortes;
non ha una vera base popolare, la sua base essendo costituita da medio alti borghesi radical chic. anzi, come dimostra la vittoria a valanga di Trump, essa è oggetto del risentimento non solo popolare, ma anche di quello di una parte delusa delle élite e persino di una buona parte delle minoranze che intendeva coalizzare “contro il sistema”.
Infine essa è destinata a fallire per un’altra e più sottile ragione. I sentimenti anti-occidentali di odio e di indignazione che i suoi promotori esprimono, per odio verso la propria cultura occidentale (un classico odio di sé degli intellettuali radicali) appaiono a molti, oltre che auto-lesionisti, anche falsi, delle vere e proprie esibizioni di “virtù”.
La rivoluzione culturale woke assume così i contorni di una commedia post-moderna del narcisismo di alcune élite di politici, intellettuali, giornalisti ecc sempre in cerca di una missione salvifica e di una patente di paladini della giustizia sociale e, perciò, di “virtuosi” e “migliori degli altri”.
Questa esibizione di virtù finora ha reso molto bene nel mondo accademico, nei media, a Hollywood eccetera perché era funzionale al progetto della sinistra democratica americana che finora ha finanziato e retto le fila della grande commedia. Ma come tutte le commedie anche la rivoluzione culturale woke avrà una fine. Questa fine è forse imminente, come sembrano indicare molti indizi. E presto anche coloro che quella commedia hanno applaudita si accorgeranno, uscendo dal teatro all’aria fresca della vita reale, che era solo una commedia post-moderna. E anche molto brutta.





