Home Opinioni EUROPA, LA BCE NON DEVE ESSERE UNA EMANAZIONE GREEN

EUROPA, LA BCE NON DEVE ESSERE UNA EMANAZIONE GREEN

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di Francesco Pontelli

Lucrezia Reichlin scrive il 1° primo di questo mese sul Corriere della Sera: “È allora forse arrivato il momento di pensare a qualcosa di più radicale, come per esempio l’istituzione di un organismo europeo che possa agire con una certa autonomia dalla politica pur essendo soggetto a valutazione e controllo dal Parlamento, un po’ sul modello di una banca centrale”.

L’indipendenza della attuale BCE, dal mondo della politica e di conseguenza anche dal Parlamento Europeo, rappresenta uno dei capisaldi istitutivi della stessa istituzione Europea, per assicurarsi di mantenere l’indipendenza e la libertà dall’influenza delle singole nazioni quanto da un potenziale condizionamento dalle singole compagini governative, come dalle maggioranze parlamentari.

Quindi l’affermazione relativa ad un nuovo istituto “soggetto a valutazione e controllo del Parlamento… sul modello di una Banca centrale”, quando anche per la Banca d’Italia l’elemento di indipendenza risulta presente fino dal suo atto istitutivo del 1893, appare non appropriata.

Questo modelli di riferimento, Bce e Banca Centrale nazionale, assolutamente lontani dalla realtà invece nascondono, oltre ad una imbarazzante competenza, la motivazione per giustificare e confermare, nel proprio delirio politico, la necessità di una imposizione del Green Deal proprio attraverso un nuovo organo europeo, svincolato dalle volontà degli elettori in quanto nominato e non eletto.

In altre parole, si avanza la necessità di affermare, in un contesto di estrema difficoltà economica per ogni singolo paese dell’unione europea , la necessità della creazione di un  Nuovo Ordine, all’interno del quale viene considerata come elemento fondativo e qualificante la stessa   transizione energetica, la quale diventa  la regione  del  delirio politico e quindi  il collante di spiriti e visioni eversive .

In considerazione, poi, proprio della assolutamente ininfluente ricaduta a tutela del territorio continentale di tali eurocentriche politiche “talebanoambientaliste”,se si considera come in Cina siano stati autorizzati 218 GW il cui raggiungimento richiede l’apertura di sei centrali a Carbone al mese, con emissioni assicurate per i prossimi 75 anni, rimane allora l’implicito obiettivo della creazione di un nuovo ordine.

Ecco, quindi, che se anche priva di ogni supporto scientifico e frutto semplicemente delle applicazioni ideologiche ad infantili competenze,  il perseguimento forzato  della transizione ambientale rappresenta la motivazione per l’istituzione di un organo considerato Superiore ad ogni istituzione Europea, anche se  privo di un consenso elettorale e svincolato dall’esercizio del diritto del voto.

In questo rinnovato contesto, allora paradossalmente si intravedono maggiori similitudini con un modello dittatoriale simile più alla Cina che non a qualsiasi altra democrazia occidentale.

Il perseguimento della creazione di questo Nuovo Ordine risulta ormai chiaro, e mentre una volta poteva risultare semplicemente auspicabile, ora si esplicita con i propri connotati mediatici di qualche giornalone.

Esattamente come il nazismo considerava gli obiettivi politici da raggiungere talmente superiori, tali da essere considerati ottenibili con qualsiasi mezzo come la guerra di invasione, emerge ora nella contemporaneità un nuovo esempio di quel suprematismo ideologico espresso all’interno del Movimento ambientalista, i cui esponenti di spicco hanno completamente perso il senso della democrazia e dei propri principi.

Questo Nuovo Ordine implicitamente eversivo rispetto  ai principi democratici nazionali ed internazionali, non parte più, come in passato, dai ceti popolari che intendevano ribellarsi ad  una “condizione di sfruttamento delle masse operaie” e da coloro che se ne facevano interpreti.

Viceversa, il nuovo desiderio  eversivo nasce dal delirio espressione di una presunta superiorità intellettuale unita ad un suprematismo ideologico, di chi, a torto,  si considera “élite” culturale, e  conscio degli effetti devastanti per quelle “masse  operaie” le quali sono destinate a pagare i costi di questa eversione ambientalista. 

Mai come ora  il pensiero di Albert Camus  risulta di una contemporaneità agghiacciante:  “Il benessere dell’umanità è sempre  I’alibi dei tiranni”.

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  • Redazione

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