Home Politica estera IRAN, LA TRIMURTI EUROPEA RISCHIA LA ROTTA DI COLLISIONE CON GLI USA

IRAN, LA TRIMURTI EUROPEA RISCHIA LA ROTTA DI COLLISIONE CON GLI USA

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Funzionari iraniani incontreranno venerdì 29 novembre i rappresentanti di Francia, Regno Unito e Germania per discutere della questione del nucleare.

Lo ha annunciato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baqaei, citato dall’agenzia di stampa iraniana “Irna”.

L’incontro si inserisce nel solco dei colloqui avvenuti a margine dell’incontro annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York a settembre e dovrebbe avvenire a Vienna. Secondo fonti stampa, a guidare i negoziati sarà il viceministro degli Esteri iraniano per gli Affari politici, Majid Takht Ravanchi, che in precedenza ha ricoperto la carica di ambasciatore dell’Iran presso le Nazioni Unite e ha fatto parte del team negoziale iraniano per l’accordo nucleare.

Al momento non vi è alcuna conferma ufficiale da parte europea. In precedenza l’agenzia di stampa statale iraniana “Isna”, citando il portavoce dell’Unione europea per gli Affari esteri, Peter Stano, aveva riferito che l’Ue è in contatto con Teheran in merito alla prospettiva di riprendere i colloqui, tuttavia non c’è alcuna fonte indipendente che confermi la dichiarazione di Stano.

Francia, Inghilterra e Germania tentano, ancora una volta, di proseguire con l’agenda Obama-Biden nei rapporti con l’Iran, la quale cosa pone i tre Paesi europei in una prospettiva politica anti israeliana, così come con l’invio di missili all’Ucraina e con il permesso di usarli contro la Russia si sono messi nel solco delle logiche dei neocon.

Da queste posizioni di Paesi che sono all’interno dell’Alleanza atlantica non c’è da preconizzare nulla di buono nei rapporti con la prossima amministrazione Usa, che potrebbe agire nei confronti di chi intende agire in contrasto con le linee politiche statunitensi con pesanti applicazioni di dazi.

La trimurti europea si muove in uno scenario regionale che rimane conflittuale e con un contesto internazionale che rischia di diventare sempre più ostile, con l’Iran che prova a riaprire la partita sul nucleare prima che il ritorno di Donald Trump alla Casa bianca renda la questione ancor più delicata.

Trump, che si insedierà come prossimo presidente degli Stati Uniti a gennaio, è infatti il responsabile del ritiro unilaterale del suo Paese dall’accordo sul nucleare firmato nel 2015 (il Joint Comprehensive Plan of Action, Jcpoa) e naufragato tre anni dopo. Durante il suo prossimo mandato è probabile che Trump continui a usare la “linea dura” contro Teheran.

La mossa della trimurti europea si inserisce come elemento dissonante in un contesto internazionale che vede l’Iran attaccare pesantemente Netanyahu.

Secondo la Guida suprema iraniana, infatti, il recente mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale contro il premier israeliano Netanyahu e l’ex ministro della Difesa non è sufficiente. “Netanyahu e le autorità israeliane – ha detto la Guida – dovrebbero essere giustiziati per crimini di guerra”.

Nel frattempo fonti del governo israeliano hanno detto alla tv pubblica israeliana Kan che l’accordo per la tregua in Libano “è chiuso”.

Secondo l’emittente Netanyahu starebbe studiando come spiegarlo all’opinione pubblica.

L’accordo sul cessate il fuoco con Hezbollah cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe dato il via libera “in linea di principio” dovrebbe essere stato trasmesso al governo libanese. Lo ha detto alla Cnn una fonte israeliana a conoscenza del dossier, secondo cui alcuni dettagli sono ancora in fase di negoziazione. Più fonti sottolineano inoltre che l’accordo non sarà definitivo fino a quando non saranno state risolte tutte le questioni.

La tregua tra Israele e Libano potrebbe così essere vicina, dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe accettato “in linea di principio” la proposta di cessate il fuoco con Hezbollah avanzata dagli Stati Uniti d’America.

In una situazione fluida, che vede delinearsi una nuova fase nella posizione di Israele, anche in funzione del prossimo arrivo di Trump alla Casa Bianca, le iniziative della trimurti europea rischiano solo di creare confusione, in quanto è chiaro che Tel Aviv non permetterà mai che l’Iran si doti della bomba atomica.

In queste settimane il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) Rafael Grossi si è recato in Iran per una nuova visita e ha incontrato l’omologo dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana (Aeoi), Mohammad Eslami, e il ministro degli Affari esteri, Abbas Araghchi.

Quest’ultimo ha ribadito che “l’Iran non ha mai abbandonato il tavolo delle trattative sul suo programma nucleare pacifico, aggiungendo che ora “la palla è nel campo dell’Unione europea”.

In un messaggio diffuso sul social media X, il capo della diplomazia iraniana ha fatto sapere: “Siamo disposti a negoziare in base al nostro interesse nazionale e ai nostri diritti inalienabili, ma non siamo pronti a negoziare sotto pressione e intimidazione”. Araghchi ha definito i colloqui con Grossi “importanti” e ha affermato: “Come membro del Trattato di non prolificazione nucleare (Tnp) continuiamo la nostra piena cooperazione con l’Aiea”. “Le divergenze – ha concluso il ministro – possono essere risolte attraverso la cooperazione e il dialogo”.

Teheran ha annunciato il lancio di nuove centrifughe e altre misure da parte della Repubblica islamica, asserendo che “sono state adottate per proteggere gli interessi del Paese e sviluppare ulteriormente l’industria nucleare pacifica, in linea con le crescenti esigenze nazionali e nel quadro dei diritti e degli obblighi dell’Iran ai sensi dell’Accordo di salvaguardia globale”.

L’arricchimento dell’uranio, dunque, prosegue e la trimurti, su questo terreno scivoloso, rischia solo di far danni e di mettersi di traverso nei confronti degli Stati Uniti.

Le conseguenze sono immaginabili.

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  • Redazione

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