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I GUERRAFONDAI INGLESI DELLA CITY E IL CANCRO DELL’OCCIDENTE

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Da quanto sta accadendo nel mondo in questi giorni e che accadrà in queste settimane che preludono all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca si evince che, mentre negli Usa è in atto un ripensamento  delle strategie occidentali fallimentari dell’ultimo trentennio, in Europa le cancellerie di molti Paesi e i vertici di Bruxelles continuano ad essere prigionieri di una vecchia logica che sta franando.

La vittoria di Donald Trump è il combinato disposto di alcuni fattori dei quali è necessario tenere conto e che, in una lucida analisi, ci riferisce Roberto Mazzoni, giornalista italiano che informa della Florida.

In tre video, consultabili ai link sottostanti, Roberto Mazzoni ci fornisce un quadro di grande interesse di quanto sta accadendo e di quanto potrebbe ragionevolmente accadere nel prossimo futuro. Inutile tentare di sunteggiare quanto ci è offerto da Mazzoni. Più semplice, per chi lo volesse e ne avesse tempo e voglia, vedersi i video.

https://mazzoninews.com/2024/11/21/idioti-al-comando-mn-299/

https://mazzoninews.com/2024/11/22/la-strana-guerra-mn-300/

https://mazzoninews.com/2024/11/24/la-tela-del-ragno-parte-1-il-secondo-impero-mn-301/

In questo articolo mi interessa appuntare l’attenzione su alcuni elementi che ritengo interessanti.

Donald Trump ha intercettato i voti dei sionisti americani, degli arabi che gli chiedono di chiudere la vicenda israelo-palestinese e, soprattutto della classe lavoratrice. Non è un caso che Donald Trump abbia nominato come segretario al Lavoro l’ispanica Lori Chavez-DeRemer, che gode dell’appoggio del presidente degli autotrasportatori Sean O’Brien. La working class è quella che gli ha fatto vincere gli Stati operai del Michigan, della Pennsylvania e del Winsconsin.

Non solo. Donald Trump ha vinto anche perché una parte del Deep State si è spostata, abbandonando i neoconservatori, i rappresentati del vecchio Gop e i Dem.

Dagli Stati Uniti arriverà un vento nuovo, fatto anche di barriere doganali, che per ora non  sembra essere stato compreso dalle élite europee, incapaci, suonate come un pugile al tappeto, incapaci di capire che ormai gli equilibri mondiali stanno cambiando. Le élite europee rispondono al vecchio schema globalista con riflessi pavloviani che hanno come punto di riferimento la  City di Londra, ossia quella parte della finanza che non si è ancora staccata dal vecchio schema e che, senza tema di errore, possiamo in gran parte ascrivere alle logiche dei Rothschild, padroni della piazza finanziaria inglese e mentori dell’inquilino dell’Eliseo.

Non a caso, a fronte di uno stato confusionale della Germania, sta emergendo un asse franco-inglese (a proposito: i britanni non erano inglesi) che rappresenta la trincea della resistenza della tecno-finanza globalista con i suoi corollari: woke, green, cancel culture, climate change, malthusianesimo, transumanesimo, gender fluid e infinita serie di idiozie varie.

Questa parte della finanza legata al vecchio schema è quella che  ispira l’escalation in Ucraina e le politiche antisioniste rivolte ad Israele che qualcuno, come la Corte penale internazionale, raccoglie come strategia a salvaguardia del fortino.

In questo panorama, motivo per il quale è interessante e consigliabile vedersi i video di Roberto Mazzoni, va considerato, come è chiarito in quanto ci offre il giornalista italiano che ci informa dalla Florida, che “la City di Londra, il quartiere finanziario di Londra, è un luogo particolare. È stata definita una città nella città, uno stato nello stato. È gestita da un’organizzazione chiamata City of London Corporation, una società privata che svolge tutte le funzioni di un consiglio locale, con tanto di polizia privata e tribunali privati. […]. La City di Londra ha avuto a lungo questo curioso status giuridico perché, nel 1066, quando Guglielmo il Conquistatore arrivò in territorio inglese, questa porzione di città fu una delle poche parti dell’Inghilterra che non fu conquistata. E, nel 1067, strinse un accordo con l’invasore che le permise di continuare ad operare autonomamente”.

Perché questa attenzione alla City e al London Eurodollar Market? Per il fatto che, mentre sembra che la finanza che ha più come riferimento gli Usa stia valutando di girare la vela, seguendo il vento trumpiano, la City è identificabile come il centro della resistenza al cambiamento e alla fine del globalismo.

Nelle prossime settimane ne vedremo, probabilmente, di tutti i colori e tenere presente da dove è originata la resistenza alla chiusura di una stagione globalista che ha creato disastri è essenziale per capire le vicende che accadono e che accadranno.

Dobbiamo a Roberto Mazzoni la trascrizione del discorso di Donald Trump che allego di seguito e che rappresenta una chiara, inequivocabile, denuncia del cancro che devasta l’Occidente.

Messaggio di Donald Trump

“Non siamo mai stati più vicini alla Terza Guerra Mondiale di quanto lo siamo oggi sotto Joe Biden. Un conflitto globale tra potenze armate di armi nucleari significherebbe morte e distruzione su una scala senza precedenti nella storia umana. Sarebbe un Armaghedon nucleare. Niente è più importante che evitare quell’incubo. Lo eviteremo, ma abbiamo bisogno di una nuova leadership. Ogni giorno che continua questa battaglia per procura in Ucraina, rischiamo una guerra globale. Dobbiamo essere assolutamente chiari che il nostro obiettivo è di immediatamente ottenere una cessazione totale delle ostilità. Tutti i combattimenti devono cessare. Questo è il problema centrale.

Abbiamo bisogno di pace senza indugio. Inoltre, ci deve essere anche un impegno completo per smantellare l’intero establishment neoconservatore globalista che ci trascina perpetuamente in guerre infinite, fingendo di combattere per la libertà e la democrazia all’estero, mentre ci trasformano in un paese del terzo mondo e una dittatura del terzo mondo proprio qui a casa nostra. Il Dipartimento di Stato, la burocrazia della Difesa, i Servizi di Intelligence e tutto il resto devono essere completamente riformati e riorganizzati per licenziare i membri dello stato profondo e mettere l’America al primo posto. Dobbiamo mettere l’America al primo posto. Infine, dobbiamo completare il processo iniziato sotto la mia amministrazione di rivedere fondamentalmente lo scopo e la missione della NATO.

Il nostro apparato di politica estera continua a cercare di trascinare il mondo in un conflitto con una Russia armata di armi nucleari basandosi sulla menzogna che la Russia rappresenti la nostra minaccia più grande. Ma la più grande minaccia per la civiltà occidentale oggi non è la Russia, è probabilmente, più di ogni altra cosa, noi stessi e alcune delle persone orribili che odiano gli Stati Uniti, che ci rappresentano. È l’abolizione delle nostre frontiere nazionali. È l’incapacità di vigilare le nostre città. È la distruzione dello stato di diritto dall’interno.

È il crollo della famiglia nucleare e dei tassi di fertilità come nessuno può credere stia accadendo. Sono i marxisti che vorrebbero che diventassimo una nazione senza Dio, adorando all’altare della razza, del genere e dell’ambiente. Ed è la classe globalista che ci ha reso totalmente dipendenti dalla Cina e da altri paesi stranieri che fondamentalmente ci odiano.

Questi globalisti vogliono sperperare tutta la forza, il sangue e le ricchezze dell’America, inseguendo mostri e fantasmi all’estero mentre ci tengono distratti dal caos che stanno creando proprio qui a casa nostra. Queste forze stanno causando più danni agli Stati Uniti di quanto Russia e Cina avrebbero mai potuto sognare. Sradicare questo malato e corrotto establishment è il compito monumentale del prossimo presidente, e sono l’unico in grado di farlo. Sono l’unico capace di portare a termine il lavoro. So esattamente cosa deve essere fatto”.

 

Discorso chiaro, non equivocabile, che ammette che la guerra in Ucraina è una guerra per procura e che l’attuale più grande minaccia per l’Occidente è all’interno dell’Occidente stesso.

Da qui l’impegno completo per smantellare l’intero establishment neoconservatore globalista.

Le conseguenze per Bruxelles e, in particolare per Francia e Inghilterra, che con Biden stanno contribuendo a mantenere alta la tensione con la Russia, saranno sicuramente quella di un confronto duro con la nuova amministrazione Usa, che non farà sconti a chi rema contro le nuove linee di politica internazionale.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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