
di Frvmentarivs
Non serve un oracolo per capire che l’UK si trova in un pantano auto-inflitto, reso ancora più melmoso dalla possibilità di un ritorno di Trump alla Casa Bianca. Chi, in buona fede, può ancora credere che Trump risparmierà il Regno Unito dalle sue solite tariffe punitive? La storia parla chiaro: nel suo primo mandato, non ha esitato a imporre dazi ai suoi “alleati”. Pensare che questa volta faccia un’eccezione per Londra è pura illusione. Eppure, da questa parte della Manica, si respira ancora un’aria di orgoglio stropicciato, con Johnson che prometteva di strappare accordi commerciali “migliori” rispetto a quelli dell’Unione Europea, un blocco economico cinque volte più grande dell’UK. Un delirio narcisistico, questo, che ha portato a risultati disastrosi: dei 71 accordi commerciali firmati dall’UK, 68 sono semplici “ROLLOVER DEALS”, fotocopie di quelli che già aveva come membro UE. E i pochi accordi nuovi, come quelli con Australia e Nuova Zelanda, sembrano più un harakiri economico che un successo, con settori come l’agricoltura britannica messi in ginocchio.
Ora, che il Regno Unito cerchi il meglio per sé, lo capisco. Anzi, lo voglio. Ma una parte di me – la parte che è anche cittadini dell’unione – non può fare a meno di pensare che non sia giusto che l’UK torni nella “famiglia” come se nulla fosse successo. Hanno abbandonato il tavolo, spargendo acido su anni di collaborazione, e ora vorrebbero essere riaccolti a braccia aperte?
Si torna dall’EX “mollato a schifiu” (licenza Sicula)? No, grazie.
Poi c’è Starmer. Parla di “far funzionare la Brexit” ma esclude il ritorno al mercato unico o all’unione doganale, come se ci fosse una strada di mezzo MIRACOLOSA. La realtà è che l’UK è isolato, incapace di competere su un terreno equo. Il 46% del commercio britannico è legato all’UE, ma senza accesso diretto al mercato unico, l’export è soffocato da burocrazia, ritardi e costi insostenibili. E non parliamo della difesa. Inseguire le fantasie di Johnson di scavalcare la Germania con un progetto “INTERMARIUM” ridicolo è stato un errore strategico colossale. L’UK dovrebbe invece puntare a diventare il partener numero uno di una difesa europea indipendente dalla NATO. Un’alleanza strategica EU-UK sarebbe una vittoria per entrambe le parti, ma richiede pragmatismo e un abbandono dei deliri di grandezza.
La domanda è: Starmer sarà abbastanza lucido per imboccare questa strada? O continuerà a camminare in bilico sul filo, cercando di accontentare tutti senza realmente risolvere nulla? Una cosa è chiara: il tempo del sogno brextiano è finito. Ora è il momento di scelte dure, strategiche e, finalmente, realistiche.





