
di Roberto Mauriello
Il conflitto che sta devastando l’Ucraina nasce da diverse cause e circostanze, tra le quali il desiderio di una parte della popolazione ucraina di recidere i legami storici con la Russia e entrare a far parte del Mondo occidentale, visto molto ingenuamente come un paese dei balocchi ricolmo di felicità. A questo bisogna aggiungere le subdole manovre dei poteri occulti, Soros e le sue varie agenzie, la Società dei Fabiani, i sempre bellicosi Neocon, che hanno aderenti e simpatizzanti anche in Italia, gli interessi più o meno espliciti di alcune grandi potenze, in testa le anglosassoni, il cui minimo comun denominatore è la fine del regime di Putin e il ritorno a quell’era d’oro di Eltsin, nella quale tutti questi personaggi indebolivano la Russia drenandone le enormi risorse naturali.
Un aspetto poco considerato dalla nostra stampa è quello dei confini tra i due belligeranti, che non tengono conto delle rispettive collocazioni dei due popoli. Infatti buona parte dell’Ucraina orientale è abitata da Russi, che costituiscono la metà circa della popolazione dei territori contesi.
La Crimea, la costa dell’Ucraina e il Donbass erano, all’inizio del XVIII secolo, territori controllati dall’Impero Ottomano, sotto la forma giuridica di due stati vassalli, il Khanato di Crimea e il Khanato di Azov. Sotto il lungo regno della Zarina Caterina, dopo una serie di fortunate campagne militari, nel corso delle quali si distinse il generale Kniaz Grigori Aleksandrovich Potemkin Tavrichevski, queste due vaste regioni vennero annesse all’Impero Russo.
Nel 1793, poco tempo prima della morte di Caterina la Grande, con la seconda spartizione della Polonia, l’Ucraina entrò a far parte dell’impero degli zar. Il successore, Pavel Petrovich von Holstein Gottorp, di idee più liberali della madre, aprì queste fertili terre, poco abitate perché fino a pochi decenni prima teatro di scontri tra Cosacchi, Turchi, Russi e Polacchi, ad una colonizzazione interna di cui beneficiarono contadini russi e ucraini, che vennero a vivere fianco a fianco. Bisogna ribadire che gli Ucraini, cristiani ortodossi, riconoscevano come capo spirituale il Patriarca di tutte le Russie, solo negli anni recenti sono sorte due Chiese autocefale, una ufficiale, mentre una parte della popolazione è ancora in comunione con il Patriarca di tutte le Russie. Purtroppo, censimenti di questo tipo non possono essere fatti, il regime ucraino lo impedisce. D’altra parte, basta ricordare l’arresto dell’abate dei Monasteri delle Grotte a Kiev, reo di essere in comunione con il Patriarca di Mosca, per capire che, tutto sommato, l’Ucraina non è un campione di democrazia come ci raccontano.
Durante la Prima Guerra Mondiale, a causa di sconfitte e sabotaggi, si diffuse in Russia la carestia, mentre interi treni carichi di grano marcivano su binari morti, la Russia era il più grande produttore mondiale di cereali, e presto arrivò la rivoluzione. Il 1° marzo del 1918 venne firmato a Brest Litovsk il trattato di pace tra la Russia bolscevica e la Germania. La Russia fu costretta a cedere enormi parti del suo territorio, la Finlandia, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Polonia, la Bielorussia, l’Ucraina e la Transcaucasia (Armenia, Azerbagian, Georgia). Il nuovo confine venne disegnato a matita dai vincitori senza alcun riguardo della composizione etnica delle popolazioni annesse.
Quando la Germania si arrese, l’11 novembre del 1918, Lenin denunciò il Trattato di Brest Litovsk e cercò di riprendere i territori perduti. Riuscì a recuperare solo parte della Bielorussia e dell’Ucraina. I confini tra queste repubbliche e la Russia rimasero sostanzialmente immutati, perché si voleva fingere che l’Unione Sovietica era una repubblica federale dove erano garantite molte libertà. La Crimea, repubblica autonoma della Russia, venne trasferita all’Ucraina nel 1954, tanto per lo stato sovietico non cambiava niente.
Allo scioglimento dell’Unione Sovietica nel 1991 l’Ucraina si ritrovò ad avere i confini dell’epoca sovietica, Crimea compresa. Un trattato stipulato da varie potenze, tra cui la Russia, garantiva questi confini. Infatti, l’Ucraina ha sempre rivendicato la norma del diritto internazionale “pacta sunt servanda”. La Russia, invece, dopo i fatti di Maidan ha invocato un’altra norma, “rebus sic stantibus”.
Vi è anche una rivendicazione ucraina sul territorio russo, portata avanti dai movimenti di estrema destra, per cui sarebbero Ucraini, perché discendenti dai Cosacchi Zaporoghi, gli abitanti del Caucaso nord-occidentale, anche se queste popolazioni non ne hanno coscienza. Infatti, le reclute del battaglione Azov e del battaglione Kraken giurano su una mappa dell’Ucraina comprendente questi territori.





