Home Politica estera UCRAINA, GUERRA RAPIDAMENTE VERSO L’EPILOGO

UCRAINA, GUERRA RAPIDAMENTE VERSO L’EPILOGO

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La guerra tra Ucraina e Federazione russa va rapidamente verso il suo inevitabile epilogo.

Uno degli osservatori più attenti dell’evolversi del fronte, Clément Molin, ha scritto su X che “ciò che sta accadendo a Kurakhove non è altro che la continuazione dell’offensiva di Donetsk, iniziata nel 2014, che dovrebbe concludersi tra un mese”.

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Non solo. Secondo Clément Molin Kourakhove è “condannata ad una fine certa e rapida” e “dovrebbe cadere tra la fine di novembre e Natale”.

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Dovrebbe poi iniziare, secondo Clément Molin, “ una fase più rapida della guerra verso Pokrovs’k e poi nel Donbass settentrionale”.

Obiettivi finali strategici sarebbero poi Sloviansk e Kramatorsk e Kostyantynivka e il raggiungimento di confini naturali (fiumi) per stabilire frontiere che stabiliscano quanto rimane a Kiev e quanto alla Federazione Russa.

Nonostante le varie e contrastanti dichiarazioni e gli affidamenti di aiuto al Kiev, sembra ormai che si vada verso la presa d’atto della necessità di concludere il conflitto.

Zelensky, che ormai ha capito che la svolta definitiva è vicina, ha invitato a “fare di tutto per porre fine alla guerra nel 2025 attraverso la via diplomatica” ma partendo da “un’Ucraina forte”.

Il presidente ucraino evoca sempre di più l’exit strategy, con i distinguo di sempre, che però sembrano sempre più una sorta di copertura propagandistica per mascherare una realtà tragica e dura da digerire.

Dal G7 è arrivata l’ennesima manifestazione di sostegno, con la promessa di restare al suo fianco “per tutto il tempo necessario”. Manifestazione che lascia il tempo che trova.

L’Ucraina ieri è stata presa di mira da “uno dei più potenti” attacchi aerei mai lanciati dalla Russia, A dichiararlo è stato il ministro degli Esteri ucraino, Andryi Sybiha.

“La Russia – ha detto Sybiha – ha lanciato uno dei suoi più grandi attacchi aerei: droni e missili contro città pacifiche, civili dormienti, infrastrutture essenziali”.

Attacco confermato dal ministero della Difesa di Mosca che, citato dalla Tass, ha reso noto che “le forze armate della Federazione russa ieri mattina hanno attaccato in modo esteso infrastrutture critiche dell’energia dell’Ucraina che alimentano l’operatività del complesso militare e industriale e le imprese che fabbricano prodotti militari, colpendo con sistemi di attacco di alta precisione”.

La Difesa russa parla anche di danni inflitti “agli aeroporti militari ucraini e agli impianti di produzione di gas”.

Zelensky ieri ha ringraziato i partner e in particolare Giorgia Meloni, presidente di turno del G7, ma sa benissimo che sono solo parole.

Ai Consigli Affari Esteri e Difesa di oggi e domani si inizieranno a studiare nei dettagli i vari scenari, tra i quali prendere il posto degli Stati Uniti sul fronte degli aiuti militari, la qual cosa significa moltiplicare per due i contributi annuali, in un momento in cui l’economia non va per niente bene.

Trump, come è noto, vuole chiudere la guerra in Ucraina.

Domani, a Varsavia, si terrà un incontro del triangolo di Weimar nel formato allargato e dunque parteciperanno, oltre ai ministri di Parigi e Berlino, anche quelli di Regno Unito, Italia e Ucraina (sarà inoltre presente anche l’alto rappresentante Ue designata Kaja Kallas).

Il tempo stringe. Il fronte rischia di crollare a breve. Putin, probabilmente, non inizierà a trattare prima di aver espulso gli ucraini dalla zona russa di Kursk e di aver conquistato posizioni strategiche per la definizione die confini.

Più si va avanti e più le truppe ucraine dovranno ripiegare, cedendo terreno.

Quanto siano in grado di premere in continuazione le truppe russe lo dimostra la caerina di Poulet Volant, che ci dà lo stato di progressione sull’asse Selydove/Vhuledar tra il 12 ottobre e l’8 novembre.

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E’ ora che i leader (solo a scriverlo vengono i brividi) di questa Europa inetta si convincano che è necessario favorire al più presto trattative per chiudere una vicenda ormai destinata alla sconfitta.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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