Home Politica POLITICA, E’ ORMAI INDISPENSABILE LA PARTECIPAZIONE ATTIVA DEI CITTADINI

POLITICA, E’ ORMAI INDISPENSABILE LA PARTECIPAZIONE ATTIVA DEI CITTADINI

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di Antonio Foccillo

IL Buddha ha detto:

“Che non dobbiamo credere che una cosa sia vera,

semplicemente perché è stata detta;

né alla tradizione, perché ci è pervenuta dall’antichità;

né alle opinioni in quanto tali; né agli scritti dei saggi,

solo perché sono stati scritti da essi;

né alle immaginazioni che si suppongono ispirate da un Deva

(ossia presunte ispirazioni spirituali);

né alle deduzioni tratte da qualche assunzione fatta a caso;

Né a ciò che sembra una necessità analogica;

Né per la pura autorità dei nostri istruttori o maestri.

Ma dobbiamo credere quando lo scritto, la dottrina o il detto

 sono corroborati dalla nostra ragione e dalla nostra esperienza”.

       Kalama Sutra dell’Anguttara Nikaya e Maha Paranirvana Sutra

Siamo in questa condizione. Oggi, purtroppo esiste una sola verità, quella che ci racconta il pensiero unico. Per far sì che possiamo valutare fino in fondo le cose e farsene una ragione, con la propria testa, dobbiamo sempre analizzare le cose per come si sono sviluppate e non come ci vengono trasmesse da chi ha tutto l’interesse a non farci ragionare con il nostro cervello.

Ci hanno imposto l’abbandono delle idealità e sono riusciti a farci dimenticare i guasti delle ideologie del fascismo, del nazismo e del comunismo. Hanno così cloroformizzato il popolo, che ha disconosciuto il passato ed ha supinamente accettato, con rassegnazione e agnosticismo, la riproposizione e la liberazione di queste vecchie ideologie. Basta leggere i risultati delle ultime elezioni europee e i tentativi di tornare indietro nei paesi dell’ex Unione Sovietica.

Uno dei primi tentativi riusciti, che hanno condizionato tutto il resto e hanno portato il mondo a essere più rischioso e meno interessato al benessere collettivo, alla solidarietà e alla coesione, è stato il modello conservatore, instaurato da Reagan e dalla Thatcher. Esso, diventato il riferimento di tutto l’Occidente, ha avviato un sistematico processo di scardinamento ideologico e istituzionale dei valori di libertà e uguaglianza, nonché la delocalizzazione dell’apparato produttivo nazionale (globalizzazione) e il libero operare di una speculazione finanziaria senza freni (deregulation).

Tutto ciò ha minato la democrazia dei Paesi Occidentali, incentrata sui valori laici dell’uguaglianza dei cittadini dinnanzi alla legge e sulla tutela delle libertà individuali.

Quel modello di Stato democratico è stato il facile bersaglio di un’élite, cioè poche decine di banche, fondi di investimento e gruppi multinazionali, tutti riconducibili a poche “dinastie” che controllano il mercato globale.

Le associazioni come Bilderberg, Trilaterale, Aspen Institute hanno fatto da “trait d’union” tra la politica, le istituzioni sovranazionali e le lobby, che tramite il cosiddetto “mercato finanziario” hanno condizionato e piegato al loro volere i governi e l’opinione pubblica. Per non parlare delle varie Agenzie di rating.

Si è affermata l’ideologia neo conservatrice che ha additato il precedente modello di società, come causa di tutti i mali, mettendo in atto una contro-offensiva ideologica, per ripristinarne uno nuovo, basato sulla legittimazione della diseguaglianza sociale, come espressione di una naturale selezione e una economia basata nuovamente sulla dogmatica infallibilità del mercato.

Questa nuova strategia, più subdola, studiata a tavolino, logica conseguenza di questo sistema monetario, economico, finanziario, finalizzata ad assumere il controllo delle nazioni, alle quali è stata sottratta sempre più sovranità. Ciò ha sostanzialmente impedito che il potere sovrano del popolo potesse essere esercitato non solo effettuando una scelta, ma anche cambiandola nel caso non fossero soddisfatte le sue aspettative e questo perché il popolo non ha alcun potere di controllo. La sovranità consiste proprio nella possibilità di scegliere, controllare e cambiare.

Pericoli antidemocratici hanno preso progressivamente corpo con la globalizzazione  e la finanziarizzazione dell’economia che hanno travalicato i confini dell’agire quotidiano nelle diverse dimensioni dell’economia, dell’informazione, dell’ecologia, della tecnica, dei conflitti transculturali e della società civile.

Alla fine la liberalizzazione economica ha portato alla crisi del welfare state, facendo venir meno anche le garanzie per i cittadini più deboli. I sacerdoti della globalizzazione hanno divulgato l’idea  che lo stato rappresentasse un ostacolo al regolare e continuo scambio di merci nel mercato globale, tanto più che al moltiplicarsi di flussi di merci, capitali e popolazioni si è aggiunta quella della circolazione, sempre meno controllata, di idee, lingue e culture lontanissime tra loro.

In questo contesto è scaturita la rielaborazione e una revisione delle stesse idee fondamentali di Democrazia, Uguaglianza e Libertà.

Fin qui una descrizione sintetica del contesto in cui hanno operato le nuove dottrine politiche a noi contemporanee, ma, da un altro punto di vista, il tramonto delle grandi ideologie e il disorientamento a esse seguito ha generato all’interno delle società europee un fenomeno di carattere sociopolitico che ha terminato un processo di crisi e disintegrazione, all’interno delle società industriali, di norme e valori di riferimento che porta inevitabilmente a un indebolimento della coesione sociale tra gli individui.

Nel ventesimo secolo la maggior critica alla democrazia arrivò dal fascismo che riteneva la moderna democrazia una plutocrazia di origine illuministica e subdola dittatura massonica. 

In seguito alla vittoria sul nazifascismo le democrazie occidentali si sono fronteggiate con le cosiddette democrazie popolari di stampo comunista e la concorrenza fra i due sistemi è stata estesa in campo ideologico, militare, tecnologico, politico, economico e culturale.

Dopo la caduta del muro di Berlino e il crollo dei regimi comunisti in Europa orientale, le democrazie liberali si sono cullate per un breve periodo nell’illusione di una vittoria definitiva sui sistemi totalitari, teorizzata in particolare nel saggio La fine della storia e l’ultimo uomo del politologo americano Francis Fukuyama.

Non siamo certamente alla fine della storia, ma sicuramente alla fine della storia post-novecento, quando ancora i valori erano saldi.

Cosa fare per uscire da questo pantano?

Bisogna fare di tutto per ripristinare i valori antichi, quelli della solidarietà, della coesione, della libertà, dell’uguaglianza e della partecipazione, per far si che ognuno possa poi divenire protagonista del cambiamento valoriale attuale.

Tutti dobbiamo impegnarci per far crescere nuove forme di dialogo e di partecipazione. Dobbiamo stimolare la discussione, nuovamente collettiva, in modo che solo ragionando insieme agli altri si possano riproporre democrazia, partecipazione, garanzie, tutele e diritti a tutti i cittadini. Come pure bisogna mantenere, in un sistema che ancora voglia essere democratico, pesi e contrappesi, per evitare la dittatura della maggioranza. E la verità e la partecipazione traggono alimento proprio dal dialogare libero e contraddittorio.

Se non si capisce questa lezione e si affronta subito un veloce cambiamento, per ripristinare speranze e valori solidali, con politiche che abbiano l’obiettivo di una società diversa e che dia pari opportunità a tutti, sarà la fine definitiva del nostro modello di partecipazione statuito dalla Costituzione.

Bisogna ribellarsi a queste situazioni di degrado valoriale, istituzionale, economico, politico, anche se nessuno ha ricette pronte e tutti navigano a vista. Quello che è certo che senza una riproposizione della partecipazione, del dialogo e del confronto, a volte anche dello scontro politico senza violenza, non si fanno crescere le coscienze e non si stimola e non si costruisce un modello diverso da quello che impera oggi.

Il compito di noi che scriviamo è quello di indicare la strada, risvegliare dal torpore le persone e spingere la Politica ad affrontare la realtà. Forse sono sempre più ripetitivo nell’esporre i miei concetti, ma se non si affronta questa situazione e non si capisce che bisogna cambiarla, con l’impegno di tutti, saremo, veramente, alla fine della storia democratica.       

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  • Redazione

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