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BUIO FITTO

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di Cosimo Risi
               Torna facile il gioco di parole. L’Unione europea allestisce l’ennesima sceneggiata, perché di sceneggiata si tratta, ovvero di un finto dramma per attirare il sospiroso spettatore verso il lieto fine.
               Fra Bruxelles e Strasburgo si gioca a rimpiattino fra le forze politiche che la sostengono, quelle che la avversano e lei, la imperturbabile popolare tedesca Ursula von der Leyen. Che tanto imperturbabile non è più, reagisce nervosamente a quanti le chiedono una dichiarazione politica volta a confermare la maggioranza che la sostiene. La maggioranza incrociata di stati membri (Francia, Germania, Spagna) e famiglie politiche (Popolari, Liberali, Socialisti e Democratici).
               Il sospetto di Sanchez, Scholz, Macron e delle rispettive famiglie politiche è che il Partito Popolare Europeo, di cui Ursula è l’espressione tedesca, voglia giocare ai due forni. L’espressione, cara al lessico italiano della Democrazia Cristiana che fu, torna in auge da quando la Germania si avvia alle elezioni anticipate. I sondaggi sono favorevoli al ritorno di CDU-CSU. Il candidato naturale alla Cancelleria è il democristiano (cattolico) Friedrich Merz, già aspirante delfino di Angela Merkel e da lei tenuto a margine.
               Ora che Angela non è più alla ribalta, e chissà quanti in Europa la rimpiangono alla pari dei romanisti con Francesco Totti, Merz può affacciarsi sulla scena. Dall’alto dei suoi quasi due metri spinge i Democristiani a destra: a contendere lo spazio all’AfD, ovvero a trattare il partito sospetto di simpatie neonaziste come la ruota di scorta in caso di difficoltà. Sempre i sondaggi predicono che l’attesa vittoria democristiana non sarà tale da garantire la maggioranza assoluta, occorrerà probabilmente tornare alla grande coalizione con la SPD.
               Manovre in questo senso si intrecciano al Bundestag. Olaf Scholz si presenterebbe al voto di fiducia, che gli verrebbe negata, se nel frattempo la CDU-CSU votasse a favore del bilancio. Una uscita morbida dalla Cancelleria, che lo stesso Scholz ha faticosamente tenuto per un breve periodo alla testa della coalizione Arcobaleno con Liberali e Verdi. I Verdi appunto sarebbero i peggiori avversari dei Democristiani e di chi, a Bruxelles, vorrebbe annacquare il Green Deal in omaggio alle pressioni di industriali e agricoltori, i danneggiati della svolta ecologica.
               Analoga battaglia si combatte a Madrid. I Popolari vogliono scalzare i Socialisti dal Governo, aspettano al varco Teresa Ribera sull’alluvione di Valencia. Niente di meglio che scaricare sul Governo Sanchez le responsabilità del disastro.
               La stessa Ribera è indicata come Vicepresidente esecutiva della Commissione Ursula II. Con lei è l’italiano Raffaele Fitto (Fratelli d’Italia – ECR). Ambedue avrebbero il riconoscimento della vicepresidenza, ma con mandati diversi: quello della spagnola più robusto, quello dell’italiano più magro.
 Ribera, da socialista, fa parte della maggioranza che votò Ursula.  Fitto, da sovranista, non la votò. Ammetterlo al laticlavio della vicepresidenza suona alla maggioranza Ursula come smentita della stessa. I Popolari applicherebbero a Strasburgo la tattica dei due forni. Una volta guardano a sinistra per confermare l’esistente: il secondo mandato di Ursula, che il Cancelliere socialdemocratico ebbe il buon gusto di proporre per orgoglio nazionale. Un’altra volta guardano a destra, come ad esempio per certe leggi europee che sminuzzano il Green Deal (l’ultima, di questi giorni, sulla deforestazione).
               I Democratici italiani si trovano in mezzo al guado. Fitto è l’esponente italiano in seno alla Commissione, il suo rango stinge sul paese. Lo rammenta il Capo di Stato nel riceverlo al Quirinale. Votargli contro suonerebbe come un autogol. Ma la solidarietà in seno al Gruppo S&D può chiedere un sacrificio.
               Mercoledì la sceneggiata dovrebbe concludersi, sempre che non si aggiunga una puntata. La Commissione Ursula II entrerebbe allora in funzione a gennaio 2025. Una prova di tempestività: a sei mesi dalle elezioni europee, in coincidenza con l’insediamento di Donald Trump. “Semo o non semo” Americani?  

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  • Redazione

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