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IL DITO, LA LUNA E ALTRI PENSIERI

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di Carlo Di Stanislao

“Ciò che è storto non si può raddrizzare” ricorda 
Ecclesiaste

 
A volte mi sorprendo ad avere pensieri di destra ed apprezzare Veneziani, Buttafuoco e Francesco Borguonovo.
 
Camillo Langone ha ragione: non importa quanto sia importuno,  Musk ha indicato un problema e un problema vero che la retorica risentita di Mattarella e della sinistra non risolve.
 
Sono andato a far lavare la macchina e nessuno di quelli che me l’hanno lavata conosceva l’italiano. Nessuno. Non una parola del dolce idioma. Questa è, nella mia esperienza, la luna che il dito di Musk ha indicato. Non mi importa se il dito è importuno, non mi importa se la luna è legale, costituzionale: so che è una cattiva luna, un astro avvilente che mi fa sentire straniero in patria.
 
Qualcuno potrebbe obiettare che senza simili alieni la macchina dovrei lavarmela da solo. Risponderei che, a questo punto, la macchina bisogna proprio lavarsela da soli. E lo dice un uomo pigro che dell’autarchia farebbe volentieri a meno e che oggi prega perché inventino un autolavaggio self-service facile da usare
 
A questo punto  mi viene da riflettere sul “liberalismo” italialota e sull’ossimoro: “i liberali italiani non amano la libertà” contenuta in un libro che adoro, scritto da Atzeni, Bassani e Lottieri: “A scuola di declino” (Liberilibri). Libro nel quale leggiamo: “Per molti liberali italiani dell’Ottocento il tema vero non era quello delle libertà di tutti, i liberali italiani volevano restringere le libertà della Chiesa. Lo Stato onnipotente non appariva un pericolo ai liberali nostrani, perché al contrario la sua forza era ritenuta utile a contrastare l’influenza del clero”. 
 
Ecco il peccato originale del liberalismo italiano, ecco perché un amante della libertà non riesce ad autodefinirsi e si trova ad avere pensieri di destra.
 
E non mi abbandonano questi pensieri neanche al cinema, dove vedo film a tesi ma che non sono vero cinema. Edoardo Leo esce in sala con un “Otello” antimaschio e anti-Shakespeare,  un film dichiaratamente di propaganda, poiché al regista non interessa fare bel cinema, gli interessa “scardinare il possesso”.
 
Uomo-donna s’intende. Ovviamente sono contrario alla sua battaglia maschicida ma sono contrario anche a molte altre battaglie. Forse, pensandoci bene, a tutte le battaglie. E’ la cifra di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore: procrastinare, evitare la battaglia il più possibile. Mi dà fastidio pure il termine, mi sovvengono il Mein Kampf, la battaglia di Stalingrado, Waterloo, Caporetto, sangue, strepiti, furori, fanatismi… Dio ce ne scampi. E comunque perché combattere? “Ciò che è storto non si può raddrizzare” ricorda il saggio Ecclesiaste.
 
Così rialzo la testa, abbozzo un sorriso e mi metto a passeggiare in riva al mare e mi rallegro pensando a Tornatore e a Sorrentino, a Svevo, Papini e La Capria che non giocavano al dito e alla luna, ma che facevano vedere, non solo guardare.

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  • Redazione

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