
di Raffaele Romano
Nelle democrazie liberali dove viene lasciata la quasi totale libertà ad ogni individuo c’è una funzione vitale che coniuga la libertà individuale dei cittadini con il rispetto delle libertà altrui e si chiama “funzione di controllo”. Senza di essa c’è il caos e l’impunità che mal si coniugano con le libertà liberali. Il controllo deve essere esercitato per non consentire a nessun individuo o gruppo di farla da padrone e, quindi, farla franca. Le democrazie liberali sono quelle che lasciano i loro cittadini liberi senza particolari vessazioni ma controllano.
L’Italia su questo fondamentale elemento è, come spesso le capita, fuori da ogni logica per cui molti fanno come gli pare in quanto sanno che tale vitale funzione è quasi inesistente. La vitale funzione del controllo deve avvenire, per avere certezza di riuscita, in tre modalità di applicazione: ex ante ovvero a priori, in itinere cioè durante ed ex post a posteriori. In Italia avviene sempre ex post cioè dopo ed è affidata alle procure che, quando arrivano e se arrivano, si trascinano in anni di indagini e processi. Fra tutte le forme di controllo la più importante, quella del territorio, non esiste quasi più e lo si vede ogni giorno allorchè, a fronte di reati commessi nelle nostre strade, è rarissimo che ladri, stupratori, rapinatori, assassini e quant’altri incrocino una pattuglia di una delle molteplici polizie di cui siamo forniti e contrastati in flagranza.
Anni fa ricordo che, di notte ed ogni notte, nel mio rione a Napoli dalle 22 alle 6 del mattino c’erano due poliziotti che lo pattugliavano forniti di due semplici bici. Quando partivo da Roma per andare a Napoli con la mia prima auto, una Ford Anglia Torino di terza mano, nel tragitto incrociavo almeno una decina di pattuglie che, spesso mi fermavano, per controllo dei documenti, funzionamento luci e stop dei freni, oltre al consumo dei battistrada e a ciò che trasportavo. Da anni, ormai, rifacendo lo stesso tipo di percorso, non se ne vede nemmeno più una. Senza dimenticare la polizia municipale che dovrebbe dirigere e sveltire il traffico invece preferiscono appostarsi dietro arbusti con le loro macchinine per misurare la velocità. La risposta che, molto spesso, si ottiene è la “presunta carenza di personale” la qual cosa non è vera in quanto abbiamo, per ogni centomila abitanti, più agenti di Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna. Per non parlare del fattore notte in cui ad una chiamata di emergenza si risponde con l’arrivo dopo qualche ora.
Se si passa al controllo fiscale che ogni Stato dovrebbe garantire si crolla a livelli quasi inconcepibili. L’Ufficio studi della CGIA ha dimostrato che in Italia, a proposito dei concordati e condoni fiscali sono la prova lampante dell’incapacità dello Stato di non saper controllare la leva fiscale con effetti concreti, c’è una lista che fa paura. Eccola: nel 1994 il fisco italiano ha recuperato 395 milioni di euro, nel 1995 4 miliardi e 699 milioni, nel 1996 2 miliardi e 178 milioni, nel 1997 545 milioni, nel1998 651 milioni, nel 1999 212 milioni, nel 2000 98 milioni, nel 2001 88 milioni, nel 2002 2 miliardi e 280 milioni, nel 2003 17 miliardi e 585 milioni, nel 2004 8 miliardi e 227 milioni, nel 2005 1 miliardo e 810 milioni, nel 2006 177 milioni, nel 2007 151 milioni, nel 2008 100 milioni, nel 2009 5 miliardi e 219 milioni, nel 2010 897 milioni, nel 2011 95 milioni, nel 2012 158 milioni, nel 2013 84 milioni, nel 2014 103 milioni, nel 2015 297 milioni, nel 2016 4 miliardi e 208 milioni, nel 2017 1 miliardo e 135 milioni, nel 2018 427 milioni, nel 2019 210 milioni, nel 2020 111 milioni, nel 2021 152 milioni, nel 2022 187 milioni per un totale di 44 miliardi e 994 milioni.
Se l’Italia dal 1994 al 2024 in 30 anni ha dovuto ricorrere ad un accordo annuale per recuperare solo parzialmente il dovuto vuol dire che il sistema fiscale italiano è ormai fallito, non funziona. Anche la Germania fa i concordati ma, fra il 1994 ed il 2004, ne ha fatto solo uno nel 2009. In 30 anni si sono alternati tutti al vertice del potere italiano ed il risultato è stato nefasto. Ogni forza sedicente politica ha parlato, in vari modi, di voler abbassare le tasse ma nessuna di esse si è posto la domanda se il numero infinite di leggi, circolari, sentenze, l’incomprensibile Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) ed interpretazioni diverse fra uffici territorialmente diversi non siano quasi tutte da eliminare e fare un corpo breve e semplice in cui non bisogna per forza di cose rivolgersi a specialisti per redditi da lavoro o di pensioni.
Se a questa transumanza di concordati si vanno a verificare a quanto ammonta l’arretrato dei crediti che l’Agenzia delle Entrate vanta si rimane pietrificati: quel cimitero di tasse non pagate ma che il fisco ha scoperto è arrivato a quota oltre 1.200 miliardi coi quali abbatteremmo il nostro debito pubblico diventando il Paese più virtuoso al mondo. Purtroppo non è così perché col sistema di controllo ex post, cioè a valle, l’Agenzia delle Entrate non è in grado di riscuoterli. Avete capito bene: non è in grado di prendere quella montagna di soldi non versati. Questo è il fallimento totale di un’improvvisata classe dirigente che ci potrebbe portare alla distruzione. Ma chi avrebbe dovuto riscuoterli?
La risposta è semplice il personale addetto che è composto da un piccolo esercito di 30.000 dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza con ben 64.000 militari e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con 10.000 dipendenti circa per un totale che arriva 104.000 addetti. L’articolo 5 della nostra decantata e citata Costituzione fissa che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. il sistema tributario è basato su criteri di progressività.” Al contrario, invece, la “progressività” è rimasta sulle spalle dei lavoratori che versano il 55,40% del totale di tutti i contribuenti e, a ruota, seguono i pensionati che ne versano il 34,60%. Alle partite Iva e simili hanno fatto il “dono” di una flat tax con la quale fino ad 85.000 euro di ricavi e di compensi viene data un’aliquota del solo 15%. Oltre che ingiusto è un atto incostituzionale su cui nessuno dice niente mentre andrebbe portato in sede costituzionale ed abrogato in quanto viola anche l’articolo 3 per il quale tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.
Le conclusioni sono amare in quanto, oltre ad efficaci sistemi di controllo generale, mancano quelli fondanti una collettività: il fiscale e il territorio. Per farvi del male vi riporto i tanto deprecati Stati Uniti come si comportano fiscalmente: con dichiarazione congiunta dei coniugi fino a 23.850 dollari IRPEF al 10%, da 23.851 a 96.950 $ al 12%, da 96.951 a 206.700 $ il 22%, da 206.701 a 394.600 al 24%. Per i single applicano il 10% fino a 11.925 $, da 11.926 $ a 48.475 $ il 12%, da 48.476 $ a 103.350 $ il 22%, da 103.351$ a 197.300 $ il 24%. Per completare hanno una sales tax che corrisponde, più o meno, alla nostra IVA che è generalmente compresa tra l’1% e il 11% a seconda dello Stato di riferimento.





