di Sergio Restelli
L’attuale situazione di Hamas, in cerca di una nuova sede politica, evidenzia un cambiamento significativo nel panorama geopolitico del Medio Oriente, soprattutto a causa delle pressioni internazionali sul Qatar affinché riduca il suo sostegno al movimento palestinese.
Contesto e Pressioni sul Qatar
Il Qatar ha storicamente svolto un ruolo di sostegno nei confronti di Hamas, ospitando funzionari di alto livello e fornendo supporto finanziario e politico.
Dal 2012, dopo che la leadership di Hamas è stata espulsa dalla Siria a causa delle divergenze sulla guerra civile, Doha è diventata il principale rifugio per i leader del movimento.
Tuttavia, negli ultimi mesi, gli Stati Uniti, Israele e altre potenze occidentali hanno aumentato le pressioni sul Qatar, spingendolo a ridurre il suo sostegno a Hamas.
Secondo fonti interne a Hamas, non vi è stato un ordine ufficiale di espulsione da parte del Qatar, ma è chiaro che Doha sta valutando la possibilità di limitare il suo coinvolgimento per evitare complicazioni diplomatiche con i suoi alleati occidentali e regionali.
Gli Stati Uniti, in particolare, hanno chiesto al Qatar di interrompere il supporto a Hamas come parte dei negoziati per un cessate il fuoco duraturo a Gaza.
Esplorazione di Nuove Sedi: Iran, Turchia, e Libano
Alla luce di questa situazione, Hamas sta esplorando nuove opzioni per trasferire la sua leadership politica.
Tra le destinazioni potenziali emergono i seguenti paese.
Iran:
L’Iran è uno dei principali sostenitori della “resistenza“ contro Israele, e che ha stretti legami con vari gruppi militanti della regione, inclusi Hezbollah in Libano e la Jihad Islamica Palestinese.
Hamas potrebbe trovare un rifugio sicuro a Teheran, beneficiando del sostegno politico e militare dell’Iran. Tuttavia, trasferirsi in Iran comporta rischi significativi.
Teheran è un bersaglio frequente di operazioni israeliane, come dimostra l’assassinio di figure chiave come Mohsen Fakhrizadeh, un importante scienziato nucleare iraniano, avvenuto nel 2020.
I leader di Hamas potrebbero quindi essere esposti a operazioni di eliminazione mirate da parte del Mossad, specialmente al di fuori delle aree protette.
Turchia:
La Turchia rappresenta un’opzione relativamente sicura.
Negli ultimi anni, sotto la guida del presidente Recep Tayyip Erdogan, Ankara ha rafforzato i suoi legami con Hamas, fornendo supporto politico e logistico.
La Turchia ha ospitato vari esponenti di Hamas e ha permesso loro di operare all’interno del Paese, sebbene con alcune limitazioni.
La collaborazione tra la Turchia e Hamas è stata vista come parte di una strategia più ampia di Erdogan per estendere l’influenza turca nel mondo arabo, posizionandosi come difensore della causa palestinese.
Tuttavia, questa ospitalità potrebbe attirare ulteriori pressioni diplomatiche da parte degli Stati Uniti e di Israele.
Libano:
Il Libano è un altro possibile rifugio, soprattutto grazie alla presenza consolidata di Hamas nei campi profughi palestinesi e alla stretta collaborazione con Hezbollah, che controlla gran parte del sud del Paese.
Tuttavia, il Libano è una nazione politicamente fragile e profondamente divisa, e l’ospitalità verso Hamas potrebbe aggravare le tensioni interne, specialmente con i gruppi filo-occidentali.
Inoltre, il Libano è vulnerabile agli attacchi israeliani, come dimostrato dai numerosi conflitti tra Israele e Hezbollah negli ultimi decenni.
Esclusione di Altri Paesi
Altri paesi come Giordania, Egitto e Siria sembrano chiudere le porte a Hamas, per ragioni diverse.
La Giordania e l’Egitto mantengono accordi di pace con Israele e non sono disposti a compromettere le loro relazioni con Tel Aviv ospitando una leadership ostile.
La Siria, che un tempo era uno dei principali alleati di Hamas, ha interrotto i rapporti con il movimento dopo lo scoppio della guerra civile siriana e l’opposizione di Hamas al regime di Bashar al-Assad.
Anche paesi come Sudan, Algeria e Yemen, nonostante le dichiarazioni pubbliche di supporto alla causa palestinese, sembrano riluttanti a ospitare Hamas per evitare di diventare bersagli di ritorsioni israeliane o di pressioni occidentali.
Implicazioni a Lungo Termine
Raphael Cohen, un esperto americano di affari mediorientali, ritiene che,nel breve termine, Hamas continuerà a collaborare con paesi che fanno parte dell’“Asse della Resistenza” guidato dall’Iran.
Tuttavia, sul lungo periodo, questi legami potrebbero deteriorarsi a causa della pressione diplomatica internazionale e delle continue operazioni israeliane contro il movimento.
La nuova amministrazione americana, e verosimilmente anche con Trump, continua a esercitare pressioni sugli alleati regionali per isolare Hamas, spingendo i paesi che ospitano i suoi leader a prendere le distanze.
Il futuro della leadership di Hamas rimane incerto, con varie opzioni sul tavolo ma con crescenti rischi geopolitici.
La scelta di una nuova sede influenzerà non solo il destino del movimento ma anche l’equilibrio delle alleanze regionali in Medio Oriente. Mentre il Qatar sembra voler ridurre il suo coinvolgimento, paesi come Iran e Turchia potrebbero colmare il vuoto, ma a caro prezzo, esponendosi a ulteriori conflitti con Israele e con l’Occidente.
L’evoluzione di questa situazione sarà cruciale per comprendere il futuro del conflitto israelo-palestinese e la dinamica delle alleanze regionali nei prossimi mesi.




