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CREMASCHI: “PRODUCONO AUTO CHE NON POSSONO ACQUISTARE”

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“Persino durante il fordismo gli operai producevano macchine che potevano acquistare. Oggi producono auto elettriche che non possono permettersi”.

In questa parte dell’intervista a La Verità (11.12.2024) di Giorgio Cremaschi, storico sindacalista Fiom, bresciano d’adozione, che conosco da oltre 40 anni, è racchiusa la sintesi di che cosa sia il green, ossia il nuovo servaggio della gleba in versione terzo millennio.

Sintesi perfetta.

Se aggiungiamo che gli stessi operai (e con loro gran parte del ceto medio) dovranno fare debiti per aggiornare in versione green le loro case, acquistate con sacrifici di una vita, possiamo ben vedere che se non saranno in grado di accedere a finanziamenti e mutui (ingrassando la finanza) le loro abitazioni le dovranno vendere sotto costo a multinazionali già pronte alla bisogna.

Se osserviamo questo orizzonte, possiamo ben capire che green significa essere “messi al verde”, ossia essere impoveriti e privati dell’indipendenza, fondamento della libertà.

Operai e appartenenti al ceto medio potranno comprarsi un’auto? Forse un’auto cinese, prodotta a basso costo da simil-schiavi di cui la Cina abbonda.

Non è un caso che a Elkann la Cina piaccia e che sia andato proprio in Cina a inaugurare la sua Cattedra Agnelli di cultura italiana, subito occupata dal professor Romano Prodi, ossia da colui che ha distrutto l’Iri dopo il famoso incontro sul Britannia.

La sinistra democristiana non smette mai di sorprenderci.

Da qualsiasi parte la si guardi, la deriva ideologica green è una strategia ideata per impoverire il ceto medio e la classe operaia ideata dalla tecno-finanza globalista e assunta come ideologia di riferimento (meglio: introiettata) da una sinistra solo di nome, che è mercenariato neo-feudale di fatto.

I liberal progressisti gridano al fascismo che vedono ovunque, mentre se guardassero se stessi allo specchio vedrebbero non solo orbaci, ma corti feudali, scherani, soldati di ventura.

Per i ricchi e i loro lacchè ci sono i macchinoni e i macchinini smart elettrici, le case verdi (possibilmente con giardini verticali), racchiuse nei nuovi recinti feudali segnalati dalla Ztl.

Fuori le periferie dei deplorables, del popolo spazzatura, di coloro che non conoscono l’importanza dell’armocromia, delle questioni identitarie, della cultura (si fa per dire) woke e che, e sono d’accordo con lui, Giorgio Cremaschi definisce “pubblicità, marketing”.

Pubblicità è marketing, aggiungo, di un mondo debosciato, che abita in una bolla autoreferenziale dove i ricchi vivono nelle loro fortezze green, curando, come è sempre avvenuto nella storia, i loro vizi, spacciandoli alla plebe per virtù.

Conosco Giorgio, ripeto, da 40 anni, il ché significa che siamo vecchi, ma non rimbambiti e nemmeno venduti.

Di Giorgio rispetto la coerenza del pensiero e del percorso, anche se non condivido molte delle sue idee.

Cremaschi ha ragione di sbeffeggiare chi incita alla rivolta sociale senza aver il coraggio di dire a Stellantis quel che si merita e ha anche ragione quando dice che ci vuole davvero una rivolta sociale.

Non sono d’accordo con lui, evidentemente, su che cosa sia la rivolta sociale.

Oggi la rivolta sociale è Trump. È votare chi non è ascrivibile alla finta sinistra venduta al tecno-capitalismo. Oggi la rivolta sociale è, in Europa, Orban.

Non è necessario sollevare le piazze. E’ sufficiente andare a votare e mandare al macero i venduti, gli associati al feudalesimo del terzo millennio. Si può? Si. Gli Usa lo hanno dimostrato. In Germania si voterà nel 2025 dopo che la sinistra socialista, assieme a liberali e verdi, ha portato il Paese al disastro. La rivoluzione sociale è mandare a casa, fuori dal Parlamento, i colpevoli del disastro? Si può. Si. Con le urne.

La rivoluzione sociale in Europa è stabilire una volta per tutte che è l’ideologia liberal progressista il vero fascismo in atto e, se ho ben capito dal titolo del suoi libro, è anche questa la tesi di Giorgio Cremaschi.

Cremaschi spera in una sinistra che verrà. Personalmente e pragmaticamente guardo chi sta con il popolo, con la classe media, con quelli che i liberal progressisti fascisti chiamano “spazzatura” “deplorables” e se chi sta con loro è la destra mi vien da pensare che oggi una sinistra ci sia già e si chiami destra. Poi si vedrà.

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  • Redazione

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