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UCRAINA, IL POST IT NORD COREANO DI PUTIN

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L’ultima narrazione della quale si sono innamorati i gezzettieri mainstream e i media della propaganda è quella dell’arrivo di 10, 20 mila soldati nord coreani in Russia per combattere a Kursk, quindi in territorio della Federazione russa, contro gli invasori ucraini che, nel frattempo, hanno già perso metà del territorio conquistato.

Secondo le stime di Parabellum, di Mirko Campochiari e del generale Paolo Capitini, due esperti che non sparano notizie a vanvera, ma si accostano, nelle loro analisi, a dati incrociati di varie fonti, possibilmente geo localizzate e confermate, i militari nord coreani sarebbero all’incirca calcolabili in un range tra 1.500 e 3 mila.

Dal punto di vista dell’impatto sul fronte sono il niente, tanto più che sono difficilmente coordinabili con il resto delle truppe, a causa della lingua e della loro formazione bellica (inesistente).

Va considerato che i nord coreani sono decenni che non combattono.

La guerra di Corea durò dal 25 giugno 1950 al 27 luglio 1953, quando l’armistizio di Panmunjeom pose fine agli scontri con un sostanziale nulla di fatto, stabilendo una nuova linea di demarcazione tra la Corea del Nord e la Corea del Sud, lungo la cosiddetta “zona demilitarizzata.

Armistizio, non pace.

Se vediamo la presenza nord coreana dal punto di vista simbolico, sembra che il Cremlino, più che un esercito, abbia ingaggiato un memento storico, un post it per le trattative.

Mosca sembra dire: perché non facciamo come allora? Tutto fermo, senza pace e senza guerra.

Nel frattempo, con una spallata finale, Mosca punta a raggiungere l’Oskil e, forse il Dnipro, per stabilire confini naturali e a cacciare dal suo territorio quel che rimane del lembo di terra conquistato dagli ucraini.

Tuttavia, con tutta probabilità, i due elementi più significativi della presenza nord coreana sono altri: la scuola di guerra ucraina e il rapporto con la Cina.

La guerra in Ucraina ha sconvolto molte certezze antiche riguardo agli eserciti, alle dotazioni miliari, alla dottrina, alla tattica e via discorrendo.

Chi fa di mestiere l’analista militare sta osservando questa guerra simmetrica in parte combattuta secondo logiche da prima guerra mondiale, in parte con strumenti tecnologici che guardano al futuro.

Pare che le armi che stanno nel mezzo siano più o meno ferraglia inutile, così come le aziende che le producono.

Sarebbe interessante capire, dagli esperti, cosa ce ne faremo dei carri armati.

I coreani del nord avranno messo al loro attivo tante belle parate, ma una guerra vera non l’anno vista mai. Intere generazioni di militari del Nord Corea non sanno esattamente cosa sia una guerra e l’occasione di vederla da vicino è un regalo che la Russia fa all’esercito di Kim Jong-un e non un favore che Kim Jong-un fa a Putin.

Il coinvolgimento della Corea del Nord, con tanto di invio di derrate alimentari da parte della Russia, ha anche il significato geostrategico di spostare la dipendenza di Kim Jong-un dalla Cina, in una logica di ridefinizione degli equilibri russo-cinesi.

Tutto questo ai gazzettieri sfugge, perché il loro interesse non è capire, ma propagandare.

Nel frattempo secondo ISW (Institute for the study of war) le forze russe hanno sequestrato e riconquistato un totale di 1.517 chilometri quadrati, un’area inferiore a un terzo delle dimensioni del Delaware, in tutta l’Ucraina e nell’Oblast di Kursk negli ultimi due mesi.

Le forze russe hanno intensificato le operazioni offensive vicino a Kupyansk nell’Oblast di Kharkiv e Selydove, Kurakhove e Vuhledar nell’Oblast di Donetsk negli ultimi due mesi e sono riuscite ad avanzare a un ritmo leggermente più veloce rispetto a quanto le forze russe abbiano fatto negli ultimi due anni.

Le forze russe hanno recentemente conquistato Vuhledar e Selydove, ma non hanno ancora compiuto progressi significativi a livello operativo; la maggior parte delle loro avanzate, in questo periodo, si sono svolte in campi aperti e piccoli insediamenti.

Le forze russe alla fine otterranno guadagni significativi dal punto di vista operativo se le forze ucraine non fermeranno le operazioni offensive russe in corso.

E qui cade l’asino.

Per quale motivo Zelensky, che oltre a fare il comico e il presidente fa anche il generale, è andato a occupare un fazzoletto di terra in Russia, dalle parti di Kursk, sguarnendo parti del fronte strategiche?

La domanda non è retorica, in quanto riguarda l’incapacità, più volte accertata, di Zelenskyi di condurre la guerra, salvo usarla per fare propaganda.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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