
Le recenti vicende relative ai migranti hanno, tra le altre cose, tolto il velo al grumo di potere che si ritiene l’unico, vero, ineliminabile baluardo della democrazia e della libertà, abbacinato da un eccezionalismo american style, in base al quale crede di avere un’investitura divina a governare.
Forse è ora di abbandonare la dicitura catto-comunisti per adottare quella di catto-sinistri, o meglio, papisti.
Gli ex comunisti sono ormai dediti ai profumi, all’esercizio dell’asciugatura degli scogli e alla pettinatura delle bambole.
I comunisti, un tempo ritenuti dai democristiani (e non solo) trinariciuti, ignoranti, incapaci persino di andare in bicicletta (dicevano usassero il triciclo), sono all’improvviso diventati bravi, intelligenti, soprattutto utili. La metamorfosi è avvenuta all’ombra dell’Ulivo, con la benedizione della finanza bianca, primo passo per il passaggio della Ditta (comunista) alla finanza tout court.
“Abbiamo una banca” è diventata una frase famosa, indice di un passaggio metamorfico.
L’alleanza con i cattolici la volle Berlinguer, secondo la logica del compromesso storico, ma all’ombra dell’Ulivo non si è realizzata un’alleanza, ma una sottomissione degli ex comunisti agli ex democristiani di sinistra, area cattolica espressione della finanza bianca.
In questa area si sono accomodati ai catto-socialisti.
Per capire chi sono i catto-sinistri è necessario risalire a Giovanni Marcora e a Vittorino Colombo: potere in purezza, con afflati amorosi per la Cina comunista e, a seguire, Beniamino Andreatta e Romano Prodi.
I catto-sinistri, dopo aver guidato la svendita dell’Italia post Britannia, da ottimi pacifisti hanno bombardato la Serbia senza mandato Onu, dichiarando, in questo modo, che l’Onu va bene quando serve a polemizzare con chi non è d’accordo con loro.
In quel frangente gli ex comunisti, al fine di acquistare legittimità atlantica, si sono offerti come portaerei naturale con la leadership di Massimo D’Alema, il cui vice era Sergio Mattarella.
Va detto, ad onor del vero, che Massimo D’Alema è stato (ed è) l’ultimo vero leader dell’ex compagine comunista. Il resto è noia, bambole e profumi.
Uno degli aspetti più significativi, prima della svolta generale, è stato l’allontanamento dei catto- sinistri dall’anglosfera per accedere alla stanze riservate ai camerieri dell’Eliseo, in un periodo nel quale funzionava l’asse franco tedesco, ormai sbriciolato dalla crisi dei due Paesi.
La svolta generale dei catto-sinistri, tuttavia, è stata quella di abbracciare, alla faccia della dottrina sociale della Chiesa, le logiche del liberismo neo-con e dell’ideologia woke, elaborata a Palo Alto, trasformando il Pd in una sorta di succursale della sinistra del Partito Democratico in versione Alexandria Ocasio Cortez e Kamala Harris.
Il Pd ha sposato in toto la grande fuffa prodotta nei pensatoi della Silicon Valley e del World Economic Forum.
In queste conversioni sono stati fondamentali gli apporti ideologici della Cei, guidata dal cardinale Matteo Zuppi, detto il parroco del Pd e delle esternazioni di Jorge Mario Bergoglio, di volta in volta in appoggio alla fuffa green (oggi tragicamente al tramonto), al climate change (altra tessera del puzzle wokista) e all’invasione migratoria generalizzata e insensata, voluta dal globalismo finanziario, anch’esso ormai giunto al capolinea della verifica della realtà.
Il Pd si è dotato di una segretaria che parla in grammelot, così come Kamala Harris che, a domanda, risponde con un ampio giro di parole senza dare risposte.
I media fiancheggiatori del Pd, ormai convinti che gli italiani votano anche in America, narrano di punti di vantaggio della Harris, mentre il Washington Post nega l’endorsement, in buona compagnia con il Los Angeles Times. Nel suo ultimo rally in Texas la Harris aveva promesso che sarebbe stata presente Beyonce e che avrebbe cantato. Non è andata così, con i fan infuriati. Mentre dal grammelot della Harris ogni tanto esece la parola “fascista”, il sindaco democratico di New York Eric Adams, come scrive The Express Tribune, smentisce le accuse secondo cui Trump sarebbe un “fascista”.
Qualcosa nel Partito democratico non funziona.
In Italia, invece, alla faccia del silenzio elettorale mentre si vota, ieri sera è andato in onda su Rai 3, Report, con alcuni servizi, tra i quali “Liguria nostra” di Luca Chianca, che torna a occuparsi della vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti l’ex presidente della Regione Giovanni Toti, l’ex presidente dell’Autorità portuale Emilio Signorini, e il terminalista Aldo Spinelli in vista delle elezioni previste ieri e oggi.
Ovviamente, visto che la trasmissione è di sinistra e rimescola la vicenda Toti, tutto è perfetto.
La protervia della sinistra (sedicente), in questo caso, sembra anche frutto di disperazione.
Oggi sapremo cosa dicono le urne, ma il vulnus rimane. Ed è un vulnus alla democrazia.
Il Pd, papismo democratico, ha un concorrente, il M5S, ormai trasformato in una sorta di democrazia cristiana gesuitica, sempre più lontano dalle origini, ma utile come rete nel caso di un’implosione possibile del Partito democratico.
Giuseppe Conte è stato formato nella scuola dei silvestrini, ossia del mondo che fa capo alla cosiddetta Mafia di San Gallo, guidata dal gesuita cardinal Carlo Maria Martini, che ha eletto il gesuita Francesco al Soglio di Pietro.
Dietro le quinte del Movimento Cinque Stelle, ormai democrazia cristiana populista, si muove, con passi felpati, come sempre, Massimo D’Alema, il quale, per interposta persona, si è smarcato dalle ultime vicende dei giudici sui migranti e del giudice che ha definito la Meloni pericolosa.
D’Alema, come s’è detto, è l’ultimo leader dell’ex Pci, non pettina bambole e gioca sul piano internazionale, essendo ben sistemato nel mondo cinese al quale tiene in modo particolare il gesuita Francesco, che con la Cina ha rinnovato un trattato.
Che D’Alema sia in sintonia con la Chiesa lo si vede anche dalla sua nomina, nel 2006, a nobiluomo del Vaticano, con tanto di investitura al titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano.
Tra un Cavaliere e un Conte, soprattutto se con un retroterra ecclesiastico, non può esserci che sintonia e così il Movimento Cinque Stelle si appresta ad essere l’altro partito papista, in questo caso gesuitico, del panorama della ormai sedicente sinistra.
Mandato nell’iperuranio il buon Giuseppe Grillo, Giuseppe Conte dimostra di non avere grilli per la testa.
I catto sinistri, o meglio, i catto papisti, sia nella versione woke e romagnol-prodiana, sia nella versione gesuitica contiana, sono ormai, nel panorama politico italiano, la cosiddetta opposizione.
Venisse meno Francesco, rimarrebbero in mutande, forse anche nudi, ma per ora contano su parrocchie e diocesi, alla faccia dello Stato laico e della sacrosanta divisione tra Stato e Chiesa.





