Home Opinioni “…CHE FANTASTICA STORIA E’ LA VITA…”

“…CHE FANTASTICA STORIA E’ LA VITA…”

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di Vito Schepisi
Qualcuno dica ad Emiliano che se regnare a Bari ed in Puglia è stato facile (magistrato ed introdotto da D’Alema, quando questi a sinistra contava) ben più difficile sarebbe farlo in Italia.
Dovrebbe rinunciare alle sue sceneggiate ed essere più prudente con le sue narrazioni, tipo quelle espresse nell’adunata di quest’anno in Piazza Ferrarese a Bari, in cui si vantava della sua abilità nel gestire le famiglie dei boss di Barivecchia.
Non si potrà neanche più permettere di distribuire (come a Taranto in un Teatro alla viglia delle ultime regionali) pergamene d’assunzione, come Achille Lauro che, negli anni ‘50 a Napoli, distribuiva le scarpe sinistre prime delle elezioni e quelle destre a risultato attenuto.
Da Capo del Governo avrebbe, oltre che dell’intera Italia, gli occhi puntati dell’Europa e del mondo.
Emiliano, però, ci vuole provare, e già sta sfogliando la margherita … mi mandano, non mi mandano, mi mandano … per la cronaca, ci sarebbe anche il rischio che lo mandino … altrove!
Se andasse a Palazzo Chigi, ammesso che lo candidino e che ce la faccia, cosa su cui il dubbio è ragionevole, l’Italia è una Repubblica e se gli venissero le ambizioni da Re non s’illuda, perché il referendum tra Repubblica e Monarchia di sicuro lo perderebbe.
In un’intervista con Enzo Magistà, fido direttore di TG Norba, Emiliano ha annunciato di rinunciare al terzo mandato in Puglia, sostenendo che “sia necessario cambiare, prima che in Puglia qualcuno inizi e pensare che sia opportuno dimetterlo”.
Ma i ragionamenti del Governatore non sono mai privi di estensione di motivazioni e aggiunge: “Ritengo giusto che io mi occupi di qualche altra cosa, con altri ruoli politici”.
Ahia! Dopo il Governatore della Puglia cosa altro vuol fare?
La risposta, tra l’implicito ed il deduttivo, arriva nel seguito dell’intervista:
“Ad esempio – aggiunge – vorrei capire con il fronte progressista se ci sono le condizioni nel 2027 per dare al Paese un governo diverso. Questo è un discorso che mi interessa”.
Questo il discorso che gli interessa! E s’è autocandidato con tre anni d’anticipo.
Di questo “fronte progressista” si sente parlare da almeno 20 anni (con l’Italia invece condotta al degrado e in regressione), ma a che servirebbe un “fronte progressista” senza che si pongano le basi perché crescano gli indicatori della crescita economica e sociale del Paese (pil, produzione industriale, occupazione, sostenibilità, sicurezza e giustizia)?
Il difetto, tutto italiano, di questi politici è di dar spazio alle immagini e poco alla sostanza: girano attorno alle parole (fronte progressista, campo largo) e ad ogni fregnaccia per imbrigliare la gente.
E’ divertente, però, pensare che dopo la prestigiosa figura di Aldo Moro (Presidente del Consiglio nel 1963) e, nel 2019, quella più modesta del sedicente “avvocato del popolo” Giuseppe Conte, per Palazzo Chigi ci vorrebbe provare un altro pugliese: Michele Emiliano.
Aldo Moro è stato un politico profondo: uomo prudentemente rivoluzionario, ma sostanzialmente riflessivo e moderato. Le sue doti intellettuali, l’ingegno politico e le buone maniere gli consentivano di guardare avanti con autorevolezza e lungimiranza.
Giuseppe Conte, invece, è stato un populista che maneggiava un giocattolo che non sapeva far funzionare, benché l’attraesse così tanto da non volerlo mollare.
Poco più d’un niente e poco meno d’un po’.
Emiliano, invece, è uno “de’ sinistra”, nel significato che si conosce: fumo, immagini e parole d’ordine.
Nel Governatore pugliese c’è un tanto di formazione ideologica, un tanto di opportunismo, un tanto di trasformismo ed una radicata sindrome di protagonismo, altrimenti chiamata megalomania.
A suo vantaggio c’è quello d’essere un politico accomodante.
Michele Emiliano s’è mostrato, inoltre, abile nel navigare in realtà difficili, ad esempio quella del centrosinistra pugliese, in cui se ci si volta, e non si capisce come sta girando la ruota, è facile ritrovarsi nei guai. (E si è visto!)
L’intervista con Magistà, è andata avanti con toni pacati, molto diversi dallo “sputar sangue” del 2022 quando, fiancheggiato dall’ex segretario del PD Letta, e nervosamente consapevole del clima cambiato in Italia, inveiva volgarmente contro i suoi avversari politici.
La moderazione dei toni è anche un segnale della consapevolezza che le elezioni politiche in Italia si vincono con il consenso dell’elettorato moderato.
Anche le lodi alle doti di Raffaele Fitto, impegnato a superare la Resistenza della sinistra europea per il nuovo prestigioso incarico di Vice Presidente esecutivo della Commissione Europea.
Michele Emiliano nell’intervista ricorda un po’ la vecchia DC quando, in Parlamento subiva le pressioni del PCI, mentre nelle campagne elettorali rispolverava l’anticomunismo.
Ai pugliesi, invece, ricorda la canzone di Antonello Venditti “… E quando pensi che sia finita, è proprio adesso che comincia la salita … che fantastica storia è la vita…”.

 

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