
di Achille Nobiloni
So bene che mi procurerò molte critiche e magari anche qualche “nemico” ma cosa pensate voi di un Paese che anziché promuovere la crescita tende ad allinearsi verso il basso? Un Paese che elargisce bonus a destra e a manca, anche per ridipingere la facciata di casa a chi non ne ha realmente bisogno, però fa economia tagliando gli stipendi di addirittura di un terzo?!
Qualcuno dice: “Ma sono stipendi alti! Sono gli stipendi dei manager pubblici!”. “Manager pubblici”, si badi bene, come recita quanto scritto dal fu più autorevole quotidiano nazionale.
E allora? Due domandine semplici semplici, alle quali anche i giornali potrebbero contribuire a rispondere anziché limitarsi a fare il solito vergognoso “copia e incolla” dei comunicati del Palazzo!
1) Chi sono i “manager pubblici”: gli amministratori delegati di Eni ed Enel nominati dallo Stato (anche se le rispettive società sono quotate in Borsa e formalmente “private”), i cui compensi annui si misurano in milioni di euro… o i dirigenti dei ministeri?
2) E se per gli stipendi di questi manager pubblici esiste già un tetto di 240.000 euro annui (mi piacerebbe sapere in quanti e quali casi viene rispettato e quante e quali sono le eccezioni) come si giustifica un loro taglio del 33% (addirittura un terzo!) da 240.000 a 160.000 euro annui?
3) Come sono arrivati questi manager pubblici ad avere lo stipendio massimo loro consentito di 240.000 euro annui: per merito, per anzianità o per raccomandazioni?
4) Se, come spero vivamente, ci sono arrivati per merito (dedizione al lavoro e risultati concreti ottenuti) come si fa a dire loro: “Dall’anno prossimo ti taglio lo stipendio del 33%”?
5) Qualcuno nella stanza dei bottoni avrà pensato che un taglio del “tetto” comporti necessariamente una rimodulazione (detto più chiaramente: un taglio) di tutti gli stipendi sottostanti??!! Eh, sì perché se un direttore di un ministero prende 240.000 euro l’anno e il suo vice ne prende 160.000 non si può dalla sera alla mattina equiparare i due stipendi per posizioni differenti con responsabilità differenti… e la stessa cosa vale per il vicedirettore nei confronti dei capiufficio che dipendono da lui, come pure vale anche per ogni singolo capoufficio nei confronti dei suoi singoli impiegati.
Insomma, questa cosa del taglio del tetto degli stipendi dei manager pubblici da 240.000 a 160.000 euro annui mi sembra proprio avere nulla da invidiare alla corazzata Potëmkin del rag. Fantozzi e quand’anche venisse messa in atto, non oso immaginare con quale meccanismo, tutto sarebbe meno che un incentivo alla produttività e un mezzo per risanare e rilanciare l’economia italiana… ma dopo le esternazioni di alcuni dei membri di questo governo non c’è ormai più tanto da meravigliarsi.
Come al solito si fa tutto non certo per ricercare efficacia ed efficienza, profili che dovrebbero essere la vera bussola, mediante la quale assicurare il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione.





