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ANCORA SULL’INFORMAZIONE, ANNO ZERO

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di Max DelPapa*

Lo stato della informazione libera e democratica è precisamente questo: che uno che si è visto puntare in faccia le pistole dei mafiosi non può scrivere di ordinari sfasci e disservizi perché subito il responsabile protesta, pretende di far riscrivere il pezzo a un galoppino e magari chiede la tua testa dietro ricatto: se ti rifiuti ti tolgo la pubblicità. Così qualsiasi grossa azienda, di Stato o privata, dell’energia come dei trasporti o del calcio o del porno. Se fai il tuo mestiere puoi ritrovarti in situazioni surreali: credi di raccontare uno sconcio sotto gli occhi di tutti e ti fanno capire che dietro ci sono delicati quanto immaginari equilibri geopolitici, un po’ come il povero Oronzo Canà alla prese col presidente della Longobarda. Ma sottrarsi è difficile.

Ci sono tenutari di programmi scandalistici che contano più dei direttori e la ragione è semplicissima, il potere è proporzionale alla raccolta pubblicitaria che ne discende. Il liberalismo da “fine della storia” è finito nel modo opposto: non la terra promessa della libertà di informare e di opinare, ma la saldatura tra politica, industria e finanza che non lascia scampo. Il potere ha scoperto che finanziare, cioè corrompere, tutte le testate gli costa meno che realizzare un ponte o altra infrastruttura e paga la libera informazione pur che non veda e se proprio non può non vedere, conclude: non è colpa del ministro, del governatore, non è colpa del potere.

Ne consegue che è sempre solo colpa dell’utente, il cittadino plebe che non deve azzardarsi a lamentarsi siccome “fa male al re”. E il re è vendicativo. L’informazione degenerata in comunicazione risulta fatta al 90% di pubblicità, in essa anche la propaganda politica, e i suoi commentatori sono al 90% propagandisti. C’è gente tenuta a occuparsi di letteratura, di filosofia, che si spertica nell’elogio dei dittatori come Putin. Che l’informazione occidentale sia tutto tranne che libera, che dopo le Torri gemelle sia scattata l’incorporazione servile dell’informazione, detta embedizzazione, siamo tutti d’accordo ma non al prezzo di legittimare le peggiori nefandezze dei tiranni, non al punto di legittimare omicidi e sparizioni di giornalisti e dissidenti con le solite solfe, “e allora gli altri?”, “almeno di quelli si sa” come dice il compagno Rizzo, molto popolare tra i media anticapitalisti che tirano avanti con la pubblicità capitalista.

Gente che non vede la soppressione degli oppositori e se la vede se la cava così: provocazioni, propaganda dell’occidente. Che uno pensa, questi qua sono tutti a libro paga, è impossibile che si permettano simili boiate per puro fanatismo. Ma i fanatici sono in realtà dei furboni che hanno imparato a stare al mondo. La libera informazione si scanna sul gossip delle arrampicatrici psicotiche che girano con il cuscino sotto la camicia, a simulare gravidanze di potere, ma non dice niente se la presidente del Consiglio va alla festa del giornale “il Tempo” posseduto dal deputato leghista Angelucci, ras della sanità privata nonché proprietario di tutti i giornali di destra.

Il senso è chiaro: se attaccate me, dice la premier, attaccate questo che vi paga e vi suicidate; se attaccate me, dice l’industriale padrone dell’informazione, ve la vedete col presidente del Consiglio che può farvi fuori in tutti i modi. E non si capisce più chi protegge chi perché tutti si proteggono a vicenda. Può anche succedere che la politica di governo si celebri e insieme si detesti in ragione di ulteriori acquisizioni editoriali, viste come misura di un potere in funzione di controllo e di condizionamento, che suscita appetiti come sospetti. Tale è lo stato dell’informazione libera e democratica, non troppo diversa, in verità, da chi va più per le spicce con le tazzine di tè al polonio.

* https://ilfarodimaxdelpapa.altervista.org/ancora-sullinformazione-anno-zero/

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