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BERLINGUER UN FALSO MITO

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di Sergio Pizzolante

Che cosa ha fatto Berlinguer nella sua vita?
Cioè, l’Italia che progressi ha fatto con Berlinguer?
La sinistra italiana, con Berlinguer è diventata mai socialista, socialdemocratica, riformista, europea nel senso di Brandt, Palme, Mitterand?
Sul lavoro, ha fatto e votato lo Statuto dei lavoratori? No.
Sulla vertenza che poteva far fallire la Fiat nell’80, stava con i 40 mila che la salvarono o con chi la voleva morta?
Sul referendum sulla Scala Mobile, stava con la maggioranza degli operai delle fabbriche del nord che votarono per Craxi, con l’inflazione che passò da quasi il 20 per cento a circa il 7 in poco tempo salvando circa il 10 per cento degli stipendi dei lavoratori o contro quei lavoratori che votarono per la riforma?
Ascoltò in quel caso i riformisti del PCI, da Lama a Napolitano o i padri parolai dei Landini di oggi? O delle Schlein.
Sul divorzio arrivò primo o ultimo fra le forze progressiste? Ultimo.
Come sulla televisione a colori, che lui temeva, chissà perché.
E sui soldi, sui soldi, quando ha smesso il suo partito di prenderli da Mosca, da una potenza straniera e ostile all’Italia e all’Occidente? Troppo tardi.
Quasi, quasi, in tempo per farci la morale, per affermare la superiorità morale, alla quale i babbei suoi figli e nipoti credono ancora.
La superiorità morale il virus immorale diffuso nel paese e che poi ha trovato i canali del giustizialismo e della perdizione populista.
I figli di Berlinguer, come D’Alema, che rassicurava Giovanni Pellegrino che Tangentopoli avrebbe finito i socialisti e i democristiani non i comunisti.
Come la gran cassa dei giornali berlinguerriani, da Repubblica di Scalfari al Corriere di Mieli, alla Stampa di Mauro, sino all’Unita’ di Veltroni e Padellaro che poi creò il Fatto Quotidiano.
Veltroni, che si scrisse al PCI, disse, perché anticomunista. E che saccheggia il Pantheon dei socialisti e li fa propri, sul giornale diretto dal suo vecchio capo redattore dell’Unita’, il Corriere.
Siamo alla glorificazione del nulla che diventa tutto in questa Italia senza memoria e storia, cioè piena di nulla.
E non ho voluto infierire sui figli e i generi e i parenti che pontificano tutti i giorni dalle loro poltrone televisive.
A proposito di familismo.
Mi fermo qui.
Leggete Ferrara, che comunista è stato e lo ha conosciuto meglio di me.

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