di Raffaele Romano
Dopo l’Achille Lauro e lo scontro di Sigonella ci fu un altro episodio che ebbe meno impatto mediatico dell’Achille Lauro, ma altrettanto virulento fu quello che avvenne con l’Operazione El Dorado Canyon il 15 aprile del 1986. Nel gennaio dello stesso anno, gli USA avevano rotto le relazioni diplomatiche con la Libia del colonnello Gheddafi e nel mese di marzo navi statunitensi contrattaccarono i libici dopo che questi avevano lanciato missili contro aerei della marina statunitense. La crisi crebbe di intensità allorchè il 2 aprile la Casa Bianca accusò la Libia dell’uccisione di quattro persone per una bomba esplosa sul volo TWA 840 da Los Angeles al Cairo via New York, Roma e Atene. L’ordigno esplose quando volava sulla città di Argos in Grecia provocando lo squarcio che risucchiò quattro sfortunati passeggeri e provocò una decina di feriti ma, grazie all’abilità del comandante, riuscì ad atterrare portando in salvo gli altri cento passeggeri.
Ma le cose si inasprirono ancor di più quando il 5 aprile un nuovo attacco terroristico fece tre vittime, tra cui un soldato americano, nella discoteca La Belle a Berlino Ovest. L’elenco dei colpiti raggiunse la cifra di 220 feriti tra cui ben 75 statunitensi. Gli Stati Uniti sostennero di avere “prove schiaccianti” sul forte coinvolgimento libico nell’attentato e decisero di lanciare l’operazione denominata “El Dorado Canyon”. In questa operazione era anche prevista l’eliminazione di Gheddafi ed era stata studiata sia per via mare e sia per via aerea ma, vista l’opposizione di Italia, Spagna e Francia, gli Stati Uniti dovettero girare al largo dell’Europa e passare da Gibilterra coi caccia bombardieri. Per quella via mare ci fu il coinvolgimento di due portaerei americane la USS Coral Sea e la USS America che si avvicinarono alle acque territoriali libiche da dove fecero decollare numerosi aerei mentre quella via cielo partì dalla base aerea della RAF di Lakenheath dove, per la prima volta, vi parteciparono sei sconosciuti F-111 che così effettuarono un volo di 3.500 miglia con diversi rifornimenti in volo a causa del divieto a sorvolare lo spazio aereo dei territori di Italia, Francia e Spagna.
Diversi giorni prima Ronald Reagan si era impegnato in un pressing diplomatico con diversi alleati europei per l’appoggio all’operazione El Dorado Canyon e la logica conseguente richiesta avere l’autorizzazione a sorvolare i loro spazi aerei per colpire la Libia. Bettino Craxi, capo del governo italiano, fu pressato da Reagan per ottenere sia il diritto al sorvolo e sia l’uso delle basi collocate sulla penisola per portare a termine l’operazione, sperando dopo la sconfitta per i fatti dell’Achille lauro l’anno prima, di trovare un Craxi più morbido. Ma la risposta del primo ministro italiano fu ancora una volta negativa e Ronald Reagan fu costretto a far compiere all’Air Force un totale aggiramento in quanto Francia, Spagna e Portogallo seguirono anch’esse le stesse decisioni di Craxi.
Gli Stati Uniti, quindi, furono costretti a far passare gli F-111 attraverso lo stretto di Gibilterra. Craxi e Mitterand assunsero un atteggiamento molto forte nei confronti della stessa amministrazione americana in quanto Reagan si era rifiutato di far conoscere ai vertici militari di Roma e Parigi tutti i dettagli dell’operazione. Il primo ministro italiano, Bettino Craxi, allertò con una telefonata il colonnello libico sulle intenzioni americane e Gheddafi con la sua famiglia lasciò il proprio complesso residenziale di Bāb al-ʿAzīzīyya evitando, così, di essere ucciso. La conferma della telefonata di Craxi è stata avvalorata in seguito sia da Giulio Andreotti, allora ministro degli Esteri di Craxi, e sia da Abdel Rahman Shalgham in quel tempo ambasciatore libico a Roma. Quindi dopo la crisi con gli USA per l’Achille Lauro nel 1985, l’Italia si ritrovò nel 1986 anche quella dovuta all’operazione El Dorado Canyon.
In una sua ricerca Eric Salerno ricorda di un suo incontro con il professor Yehezkel Dror che, entrato nel 1968 nell’American RAND Corporation come senior staff member, in questa struttura era uno dei membri del think tank che aiutò la pianificazione della strategia americana durante la Guerra Fredda e, quale studioso dei cosiddetti “regimi canaglia”, ebbe a rappresentargli un suo profondo convincimento: “se Gheddafi non fosse esistito, toccava inventarlo. Era così comodo addossare a lui tutto ciò che di nefasto succedeva tra il Mediterraneo e l’Africa. Egli non poteva costituire una vera minaccia per l’Occidente. Così è stato con l’Irgun in Europa, incolpato di tutte le azioni terroristiche di matrice ebraica.”




