
di Angelo Giubileo
L’attualità delle guerre in corso sembra precipitare nuovamente il mondo nell’incubo della distruzione. Nonostante la tradizione abbia conservato e conservi memoria del “pericolo”, almeno dall’epoca dell’ultima glaciazione e cioè da circa 10.000 anni.
Infatti, la stessa tradizione è oggi soppiantata dall’attualità e, secondo quanto scrive Heidegger, già al tempo dei suoi “Sentieri interrotti” con la trasformazione della parola greca ἐνέργεια nella forma romana actualitas. Più semplicemente: è accaduto e accade che la realtà (l’essere-presente) sia ed è sostituita da una rappresentazione (del porre-innanzi rappresentativo). E quindi è facile comprendere come la rappresentazione mass-mediologica delle guerre in corso diventi “realtà attuale” e la “realtà attuale” “oggettività (objektivitat)”. Ma non è affatto così.
Tanto che – in un’anticipazione di oggi su Il Sole 24 Ore in merito al proprio libro in uscita il prossimo 15 ottobre – dal titolo “Ero un blasfemo, un persecutore e un violento. Biografia di Paolo” – il cardinale e illustre teologo Gianfranco Ravasi, indagando il presente, contrappone il termine “attualità” al termine “santità” e analogamente il “mondo della storia” al “mondo del divino”. Così che, in modo esplicativo, leggiamo: “il mondo della storia che tende, nel suo eccesso di presenza e di urgenza, a sfuggire nel mistero, nell’astrattezza, nel puro interrogativo; e il mondo del divino che, nella sua religiosa astrattezza, al contrario, discende tra gli uomini, si fa concreto e operante”.
E allora, sottolinea Ravasi, il viaggio di Paolo di allora – da Tarso a Roma – sia anche per noi, oggi, di monito ed esempio. In estrema sintesi: come Paolo “scende” nel mondo in trasformazione di allora, così anche oggi le guerre di un mondo in trasformazione si svolgono tra i militi e sui territori, e quindi anche tra le truppe dell’Unifil; e niente affatto nei video dei tg o talk show o tavoli rappresentativi del nulla come quelli dell’Onu a Washington DC.
Infine, sempre oggi, su Il Giornale, Vittorio Feltri scrive: “che cosa dice la Bibbia della guerra? (…) Confesso di essermi sempre portato dietro un pregiudizio disperato. Mi si è stampato nella memoria, e pure in latino, il versetto che apre il capitolo 7 del libro di Giobbe: ‘Vita hominis militia est’, la vita dell’uomo è una guerra. Tutto qui? Poi ci sono passi di tutt’altro genere. Ma sono profezie, sogni …”.





