
di Sergio Restelli
Una riflessione complessa e critica sulla geopolitica attuale, mettendo in luce diversi temi fondamentali, tra cui l’idea che si sia già all’interno di una Terza Guerra Mondiale, con la Russia e l’Occidente come protagonisti principali, che il conflitto non sia solo militare, ma anche economico e strategico.
Esaminiamo e motiviamo ogni affermazione in dettaglio.
La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?
L’affermazione che la Terza Guerra Mondiale sia già iniziata parte dal presupposto che oggi il conflitto non si limiti più a scontri diretti tra eserciti, come nelle prime due guerre mondiali, ma includa molteplici fronti, tra cui quello economico ed ideologico.
Il conflitto in Ucraina, quindi, è visto come uno degli scenari dove si scontrano le forze industriali e militari russe e americane, con l’Ucraina che diventa un campo di battaglia in una contesa più ampia tra l’Occidente e la Russia.
Il fronte economico:
Le sanzioni imposte dall’Occidente alla Russia sono state una delle manifestazioni di questo conflitto, concepite come uno strumento per isolare economicamente Mosca e minare la sua capacità di sostenere la guerra. Tuttavia, queste sanzioni hanno avuto l’effetto opposto: hanno indebolito le economie europee, mentre la Russia ha trovato modi per riconvertire la sua economia, riallineandosi con altri partner internazionali, come la Cina, l’India e l’Arabia Saudita, che non hanno aderito alle sanzioni.
Questo spostamento verso un’economia multipolare suggerisce, che una parte significativa del mondo non occidentale abbia deciso di sostenere Mosca, o almeno di non ostacolarla, rafforzando così la posizione russa nel contesto globale.
Il fronte militare:
l’Ucraina è il terreno di scontro più visibile, ma secondo la mia analisi, questo conflitto rappresenta solo una parte di una guerra più ampia, perché se l’Occidente fornisse all’Ucraina missili a lungo raggio da lanciare sul territorio russo, il rischio di escalation sarebbe enorme, potenzialmente portando a un confronto diretto tra NATO e Russia e questo scenario potrebbe far sì che gli storici futuri, attribuiscano una data specifica all’inizio della “Terza Guerra Mondiale”, quando il numero di morti supererà quello delle due precedenti guerre mondiali.
Le sanzioni alla Russia: un fallimento dell’Occidente?
Le sanzioni economiche imposte alla Russia hanno fallito il loro scopo, anziché strangolare l’economia russa, queste misure hanno avuto conseguenze negative per l’Europa, causando crisi energetiche e difficoltà economiche interne, mentre nel frattempo, la Russia è riuscita a spostare le sue esportazioni verso mercati non occidentali, come la Cina e l’India, consolidando alleanze con potenze globali che non vincolate alle sanzioni occidentali.
L’Arabia Saudita, ad esempio, ha stretto legami economici con Mosca attraverso il mercato petrolifero, minando ulteriormente l’efficacia delle sanzioni.
L’Europa unita ha rinunciato al ruolo di protagonista dei negoziati e ha smesso di essere un protagonista autonomo nel contesto geopolitico globale, diventando sempre più dipendente dalle decisioni prese dagli Stati Uniti.
Il riferimento all’euro come simbolo della fine della sovranità europea sottolinea una critica all’Unione Europea:la moneta unica, sebbene abbia creato stabilità economica, e’ divenuta come uno strumento che ha favorito la formazione di oligarchie e ha ridotto il potere decisionale dei singoli Stati membri, come le elezioni legislative in Francia, dove le scelte politiche sono considerate subordinate alle dinamiche economiche dettate dall’Unione Europea e dalla moneta unica.
La Russia di Putin e quella di Stalin:due regimi diversi
Il confronto tra la Russia di Stalin e quella di Putin serve a distinguere due forme di autoritarismo, sotto Stalin, l’Unione Sovietica era uno Stato totalitario, con un’economia completamente centralizzata, una repressione brutale e diffusa, e una forte componente antisemita.
La Russia di Putin, invece è un’oligarchia autoritaria, sebbene ci sia una certa libertà economica e di circolazione, mentre il potere è comunque concentrato nelle mani di pochi, e la repressione è rivolta principalmente contro chi si oppone apertamente al governo o alle sue politiche, come la guerra in Ucraina.
Questo differenzia il regime di Putin da quello di Stalin, pur riconoscendo che in entrambi i casi non si tratti di democrazie.
L’Ucraina: un’oligarchia etnica, avendo subito una trasformazione drastica dopo la rivoluzione di Maidan nel 2014.
Questa rivoluzione, interpretata dalla Russia come un colpo di Stato, avrebbe segnato la fine della pluralità etnica e linguistica dell’Ucraina, trasformandola in un’oligarchia etnica, dove i russofoni sono stati marginalizzati o culturalmente eliminati.
Il sistema dei partiti ha smesso di funzionare, e il potere si è concentrato in un’élite finanziata dall’esterno, senza che il popolo ucraino abbia più un reale controllo sulle decisioni politiche.
Questa narrativa riflette le critiche che la Russia ha spesso mosso all’Occidente e all’Ucraina stessa, accusando il paese di non rispettare i diritti delle minoranze russofone e di essere uno strumento della politica occidentale.
L’Europa: sembra totalmente subordinata agli Stati Uniti in termini di politica militare e strategica.
L’allargamento verso Est e la Scandinavia avrebbe alterato l’equilibrio dell’Unione Europea, spingendola verso una posizione di dipendenza strategica dagli USA.
L’euro, inizialmente pensato come simbolo di integrazione e stabilità, ora si presenta come una forza paralizzante, che ha impedito all’Europa di sviluppare una politica indipendente.
L’Europa è vista come un continente, che ha perso la sua sovranità e la sua capacità di essere un attore autonomo sul palcoscenico internazionale.
Il ruolo della Lettonia e la contraddizione democratica, Infine, la Lettonia e’ un esempio di paese, che pur avendo poca tradizione democratica, oggi si erge a modello di democrazia all’interno dell’Unione Europea, e questo, è come un paradosso: perché un paese che, in passato, e’ sarò uno dei più fedeli sostenitori del bolscevismo, oggi impartisce lezioni di democrazia, e questa osservazione sottolinea una critica alla tendenza dell’Occidente a imporre modelli democratici, anche in paesi che non hanno una lunga storia di democrazia.
Un pericolo imminente, e un avvertimento:
se l’Occidente fornirà missili a lungo raggio all’Ucraina, si rischierà un’escalation che potrebbe provocare milioni di morti, e quest’abisso, è una mia sensazione cupa, che riflette la paura di una guerra nucleare o di un conflitto su larga scala, dove le conseguenze per l’umanità potrebbero essere devastanti.





