
di Vito Schepisi
La politica non è una scienza esatta.
Nelle realtà democratiche non c’è niente, più che la politica, in cui le linee, le aree, le somme, i perimetri ed i campi larghi e stretti … siano perennemente mutevoli.
S’è sempre pensato che solo la follia possa avere le stesse frequenze dissolventi e gli stessi margini incontrollati della politica.
E non è per caso che capiti che politica e follia puntualmente si intersechino tra loro.
Questa volta, però, per quanto appare, sembra che ragione, consapevolezza e responsabilità abbiano preso il sopravvento, prevalendo persino sull’abitudine, spesso incontrollata, all’istinto dissolvente del popolo italiano.
Sono almeno due anni che c’è una tendenza costante, persino incrementale e consolidata, sui pesi e sulle consistenze volumetriche dei due contenitori che raccolgono uomini, idee e scelte dei protagonisti della vita politica italiana.
Quasi un record!
Di solito dopo qualche mese di “luna di miele” il “desiderio” si riduce.
La spiegazione è verosimilmente attribuibile alla presenza di solide scelte dirimenti che stanno alla base del consenso degli elettori, benché su alcune questioni, seguendo invece le misure della comunicazione mediatica, sembrerebbe prevalere la più chiassosa appartenenza ideologica.
Esistono effetti dirompenti e rumorosi su cui si concentra l’attenzione, ed è proprio dei modi dei media accentuare le vicende e le narrazioni, tanto da dar l’impressione del prevalere di tutta una serie di questioni che invece non appassionano.
Si pensi, ad esempio, alla coniugazione al femminile delle professioni e delle funzioni.
Una cosa più futile e inconsistente in duemila anni non s’era mai sentita.
Si dice che se il saggio guarda alla Luna, il povero di spirito guarda al dito che la indica.
Ed è così che per mancanza d’idee, sostituite dalle parole d’ordine, si vogliono rievocare i demoni del passato.
Peccato, però, che si nascondono le altre facce della Storia, oramai ampiamente certificata, che ha una visione più ampia sul complessivo panorama dell’orrore.
Se si insiste sui presunti diritti lesi, si passa a coprire e gratificare i crimini.
Se si rievocano i demoni e gli orrori del passato, si sventolano le bandiere dell’odio.
La narrazione fantasiosa, le premesse del dubbio e del mistero, la provocazione ed anche l’uso improprio delle funzioni dello Stato, come gli interventi a gamba tesa della magistratura, sono tutte le conseguenze della mancanza in Italia delle riforme che contano e che mai si sono potute fare.
Tutto questo il popolo comincia a capirlo, in particolare quando vede l’ambiguità di personaggi discutibili sugli altari, mentre chi ha difeso l’integrità e la sicurezza dei confini italiani viene trascinato nelle aule di tribunale a rispondere del “reato” d’essere stato un legislatore ed un Ministro che ha fatto rispettare, nell’interesse del Paese, una legge dello Stato.
Un film già visto, purtroppo, e che oltre che ai soliti giustizialisti – che ne ricavano i loro spazi ed i loro interessi mediatici, economici e/o politici – non convince più nessuno.
Gli Italiani riescono ora a capire quando in Italia i diritti non sono sempre uguali per tutti; capiscono che in democrazia, ove il potere è del popolo sovrano, e non di chi vince un concorso, nessuno dovrebbe potersi sostituire alle leggi e alla volontà popolare.
Se si pensa alla sensazione della presenza di quei poteri costituitesi in modo autoreferenziale (che oltrepassano i limiti del buonsenso e che mirano a ridurre la sovranità popolare) si capisce che l’attacco è ai concetti di libertà e di democrazia.
E chi attacca la libertà e la democrazia se non chi è fascista nelle sue forme diverse?
Sullo sfondo c’è un disegno autoritario che non tollera altro modo ed altro pensiero, se non quello ideologico fondato sull’immarcescibile idea che dall’altra parte ci sia il fascismo.
Ma è lo stesso pensiero “del chi non è con me è contro di me” tipico del Ventennio.
Se dai sondaggi si evince quanto stia prevalendo la logica del consolidamento della maggioranza, si capisce anche quanto l’assioma del “gettar fango, perché alla fine qualcosa rimanga” abbia perso la sua spinta.
La dinastia dei tribuni del popolo è stata sgamata.
Alla maggioranza degli italiani è bastato vederli in azione per realizzare quanto sia deleterio farli governare ancora.
Gli elettori avvertono chi è in prima fila nel battersi per difendere i confini dell’Italia, per le riforme, per la sicurezza dei cittadini, per difendere il pluralismo e la libertà di pensiero, per tutelare la famiglia, per sostenere i valori fondanti della nostra civiltà e per la democrazia del confronto.
Questioni come sicurezza, migrazione, giustizia e fisco, non meno di sviluppo e transizione ecologica, oggi in Europa sono le linee portanti delle politiche della Comunità.
Ed è così anche per l’Italia con questa maggioranza.
E’ certamente un caso, ma anche i grandi successi italiani nel mondo dello sport, ove emergono nuovi grandi campioni, offrono l’idea di un’Italia che ritrova se stessa.
Ma non è, invece, un caso che l’Italia, anche in Europa, abbia riconquistato centralità ed attenzione.





