
Una nuova ondata di esplosioni registrate ieri in Libano, dopo quelle di ieri di migliaia di cercapersone, ha interessato oltre che ricetrasmittenti in uso al movimento sciita filo-iraniano Hezbollah anche sistemi collegati ai pannelli solari, macchine per le impronte digitali e batterie al litio.
Lo riporta il media saudita “Al Hadath”.
Secondo un bilancio provvisorio, le esplosioni di ieri hanno causato la morte di almeno tre persone a Sohmor, nella valle della Beqaa, nell’area orientale del Libano.
Nella giornata di ieri erano state uccise almeno 12 persone, mentre altre 2.800 circa erano rimaste ferite.
Ieri alcune ricetrasmittenti sono esplose durante alcuni funerali.
L’operazione, chiaramente a lungo preparata, ha “accecato” le comunicazioni di Hebollah, aprendo la strada ad un possibile confronto diretto che è possibile dopo che Israele sta ammassando truppe e mezzi ai confini con il Libano.
Martedi lo Shin Bet ha annunciato di aver sventato un tentativo di attentato dinamitardo da parte di Hezbollah. L’attentato avrebbe dovuto essere effettuato nei prossimi giorni e colpire un ex alto funzionario della difesa.
L’attentato segue quello programmato un anno fa per uccidere l’ex ministro della Difesa israeliano e capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), Moshe Ya’alon.
Le Idf sono determinate a cambiare la situazione della sicurezza al confine con il Libano il prima possibile.
Lo ha dichiarato ieri il comandante del Comando settentrionale delle Idf, generale Ori Gordin.
“La missione è chiara: siamo determinati a cambiare la realtà della sicurezza il prima possibile. L’impegno dei comandanti e delle truppe qui è totale, con la massima prontezza per qualsiasi compito che sarà richiesto”, ha detto Gordin che ieri ha osservato un’esercitazione dei riservisti della 179ma Brigata delle Idf. Un’altra esercitazione è stata effettuata questa settimana dalla 769ma Brigata regionale “Hiram”, secondo quanto reso noto dalle Idf. Entrambe le esercitazioni hanno simulato combattimenti in vista di una potenziale guerra in Libano, comprese le manovre in territorio nemico e l’estrazione di feriti dalle macerie, hanno spiegato le Idf.
L’esplosione simultanea dei cercapersone in Libano e in Siria, attribuita a un’operazione d’intelligence israeliana, lascia nel frattempo con il fiato sospeso l’intera regione del Medio Oriente.
La detonazione ha inferto un colpo alla capacità operativa della milizia filo-iraniana, che ora potrebbe essere “costretta” a reagire per salvare la faccia, innescando una possibile e, sembra inevitabile, azione di Israele.
Il ministero della Salute libanese stima che i feriti sono oltre 2.500 ed è ragionevole pensare che molti di loro siano membri del partito di Dio. Recentemente, infatti, il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, aveva ordinato di utilizzare i cercapersone, dispositivi ritenuti più sicuri per comunicare. Ma una evidente falla interna di sicurezza ha portato all’attacco di ieri, che apre a scenari tutt’altro che rassicuranti. “Agenzia Nova” ne ha parlato con Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies (Igs).
In Israele emerge la necessità di risolvere una volta per tutte il problema di Hezbollah.
Una risposta di Hezbollah apre alla concreta possibilità di vedere l’invasione di terra da parte israeliana.
Scendendo in campo l’8 ottobre scorso a sostegno di Gaza, Hezbollah si è messa in un vicolo cieco.





