
di Marco Sarli
La risposta tedesca a UniCredit sarà la nascita della superbanca made in Germany?
La mossa fulminea della seconda banca italiana su Commerzbank, secondo istituto tedesco uscito alquanto ammaccato dagli alti marosi della Tempesta Perfetta e salvato da un intervento statale non dissimile da quello che in Italia ha sventato il fallimento del Monte dei Paschi di Siena, vede non solo un’alzata corale di scudi da parte del mondo politico, sindacale e dei principali media tedeschi, ma anche la sempre più probabile contromossa che vedrebbe Deutsche Bank muoversi verso l’acquisizione di quel 12,5 per cento ancora in mano all’ente statale che aveva provveduto nel 2009 al salvataggio della banca.
Il problema di questo intervento è però dato dal fatto che anche la prima banca tedesca non gode di ottima salute, a causa dei pesanti strascichi della crisi finanziaria che l’aveva vista, al pari delle altre banche più o meno globali, salvata dall’incisiva operatività della Federal Reserve prima e della stessa BCE successivamente ai tempi della guida di Mario Draghi, interventi resi possibili dalla politica interventista del neo Presidente statunitense Barak Obama, che mise drasticamente fine alla politica del laissez faire del suo predecessore Bush Jr ed che approvò la massiccia presa in carico da parte della Fed di decine di migliaia di miliardi di dollari di titoli tossici.
Il giovane presidente degli Stati Uniti d’America chiarì, tuttavia, sin dall’inizio della mega operazione, che non si trattava di un intervento a perdere, ma che le banche beneficiarie sarebbero state chiamate, una volta attenuatisi i marosi della tempesta finanziaria a saldare, seppure con calma e per piacere, il gigantesco conto.
Ora era è a tutti evidente che il coinvolgimento di Deutsche nella tempesta finanziaria aveva caratteristiche ben più nette di quello di Commerz, che, tutto sommato, aveva mantenuto un profilo più da banca commerciale, annoverando fra la sua clientela affidata oltre centocinquantamila aziende di piccole e medie dimensioni, come pure non si era “dilettata” nella produzione delle diavolerie escogitate dagli apprendisti stregoni delle divisioni di Corporate&Investment Banking; ciò nonostante l’onda di risulta l’aveva comunque portata sull’orlo del fallimento.
Da allora, le cose in Commerzbank sono sensibilmente migliorate, ma gli strascichi delle pesanti perdite di quegli anni non sono affatto svaniti e lo stesso si può dire della possibile acquirente, quella Deutsche che fa in un semestre gli utili che le due maggiori banche italiane fanno in un solo trimestre.
Come sta accadendo nel caso del piano di Mario Draghi, le reazioni tedesche appaiono al limite dell’autolesionismo e questo spiega l’altrimenti sorprendente edorsment all’operazione proposta dalla banca milanese da parte della francese presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ma è chiaro ai più che, quando si tratta della roba, Governo, opposizione, mondo sindacale e mediatico alemanni riescono ad essere più sovranisti dello stesso premier ungherese!





